Anthony Hopkins. Sono l'uomo gallo

17 febbraio 2010 
<p>Anthony Hopkins. Sono l'uomo gallo</p>

Sembra la facciata di un palazzo di Camogli. Molti colori, tutti pastello. […] Le scarpe, la nota più sorprendente: un paio di sneakers arancioni, ma di un arancione delicato. Pastello, appunto.
È un Anthony Hopkins in versione inaspettata, quello che mi trovo davanti a Los Angeles. Una versione che fa a pugni tanto con la sua immagine pubblica - austera, riservata, quasi scontrosa - quanto con i personaggi che l'hanno reso famoso. Dall'inquietante Hannibal Lecter del Silenzio degli innocenti al non meno oscuro John Talbot di The Wolfman: padre dell'uomo lupo Larry Talbot/Benicio Del Toro, e custode egli stesso di terribili segreti.
Morale: anche vestito così, mi intimidisce. Decido di partire da qualcosa di innocuo. Come mai si è lasciato la barba lunga dopo The Wolfman?
«Finalmente mi hanno chiesto di interpretare Dio: era anche l'ora, no? Avevo già fatto parti prestigiose, ma questa non ha paragoni (sarà Odino, la divinità vichinga, in Thor di Kenneth Branagh, ndr)».

E il film sull'uomo-lupo?
«Fantastico: ho fatto tutte le scene, anche le più acrobatiche, senza controfigura».

Non ci credo.
«E infatti non è vero: sarei morto».

Non se la prenda, ma glielo devo dire: da lei non mi aspetto battute di spirito.
«E perché no? Sono tutto tranne una persona che si prende sul serio, anche se ho interpretato soprattutto personaggi drammatici. Quelle sono solo le parti che mi hanno offerto, non hanno niente a che vedere con me. Non sono un comico, ma credo di essere divertente».

Come mai, allora, tanti mostri e assassini in curriculum?
«Sarà che mi vengono bene. E poi guardi che questa storia dei mostri è un po' una bufala. Lecter risale a vent'anni fa, e da allora ho fatto tante altre cose».

[…] Come passa il tempo fra un set e l'altro?
«Compongo musica, dipingo».

[…] Da dove nasce la sua musica?
«Non ne ho la minima idea: viene e basta. È così anche per i miei dipinti. È una cosa nata per caso: un amico mi ha consigliato di provarci, ora scrivo intere sinfonie per orchestra. Le hanno suonate anche in Italia. A Cortona, in Toscana, la scorsa estate. Un luogo magnifico, dove regna una pace immensa. Ho persino diretto l'orchestra mentre suonava un mio brano. È stato magico».

Lei è stato molte volte in Italia, nell'arco di alcuni decenni. La trova cambiata? «No, la trovo sempre meravigliosa. E si mangia sempre benissimo» [...].

Scusi, ma non resisto alla curiosità: da dove vengono quelle scarpe arancioni? «Belle, vero? Le ho comprate in Italia, a Perugia. Gliel'ho detto, no? Non sono uno che si prende sul serio. Sono solo un attore».

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