Berlinale: donne velate, isole artiche e coppie di fatto

18 febbraio 2010 
<p>Berlinale: donne velate, isole artiche e coppie di fatto</p>

Anche al suo settimo giorno ufficiale, la selezione ufficiale del Festival di Berlino è stata quanto mai eclettica. Da una parte, l'Islam multietnico e multi-identitario di Shahada, dall'altra la "modern family" di The kids are alright. Al centro, riflessioni generazionali tra i ghiacci dell'Artico in How I ended this summer.

Il primo film, del germano-afgano Burhan Qurbani, si svolge proprio a Berlino, ma ritrae gli appartenenti a diverse comunità che in comune hanno "solo" la fede islamica, ovvero la Shahada del titolo. All'incontro con la stampa, il regista ventinovenne ha spiegato: "Voglio mostrare che un musulmano, non è per forza un arabo con la barba: l'Islam è molto diverso, vive in tutti i panni della nostra società e in ogni paese, lo viviamo diversamente". E infatti i personaggi principali del suo film hanno sangue nigeriano, turco, bosniaco. In comune, le difficoltà nel conciliare gli incontri e le emozioni con quel che detta la propria coscienza.

E se le domande per Qurbani sono state tutte per l'Islam, quelle per Julianne Moore, protagonista di The Kids are alright e ospite del Festival, non possono ignorare il tema delle famiglie omosessuali: il suo ruolo nel film di Lisa Cholodenko, infatti, è quello di una madre che, assieme alla compagna (interpretata da Annette Bening), entra in crisi quando i due figli adolescenti, frutto di un'inseminazione artificiale, entrano in contatto con il loro padre. Ancora diverso, poi, lo spirito che aleggia intorno a How I ended last summer, che ruota intorno a due personaggi isolati nel gelo e nel silenzio di una stazione artica lontana da tutto. Tra silenzi, musica, neve e rabbia inespressa, il film del russo Alexei Popogrebsky ha convinto anche l'americano Variety, che definisce il regista uno di più "potenzialmente esportabili"... Vedremo che ne pensa il mercato berlinese.

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