Christian De Sica: «Sul set de Il figlio più piccolo ho trovato mio padre»

19 febbraio 2010 
<p>Christian De Sica: «Sul set de <em>Il figlio più piccolo</em> ho
trovato mio padre»</p>

Due anni fa era toccato a Ezio Greggio, chiamato da Pupi Avati per interpretare un ruolo drammatico in Il papà di Giovanna. La scelta era stata così azzeccata che quell'interpretazione fruttò a Greggio un Nastro d'argento come miglior attore non protagonista. Quest'anno la convocazione è arrivata per un altro attore comico: Christian De Sica.
E' lui il cinico Luciano Baietti in Il figlio più piccolo di Pupi Avati, al cinema dal 19 febbraio. A sentire i suoi racconti, il set è stato un luna park anche grazie al bel rapporto che si è creato con i colleghi Luca Zingaretti («E' amore, presto convoleremo a nozze») e Laura Morante («Ci siamo divertiti, è più pazza di me»).
Un set divertente, ma allo stesso tempo una straordinaria palestra persino per chi, come De Sica, ha quasi quarant'anni di esperienza.
Tanto che l'attore ha insistito perché il figlio Brando, laureato in regia alla University of Southern California, si offrisse come assistente volontario di Avati.

Christian, com'è il suo rapporto con Pupi Avati?
«E' un grande maestro, ingenuo e timido, che approccia le cose con una sensibilità femminile. Mi ricorda mio padre».

Da quale punto di vista?
«Per la timidezza: anche papà sembrava un "gigione", invece era schivo. Entrambi hanno fatto cose straordinarie senza nemmeno rendersene conto».

Come l'ha diretta?
«Con maestria. Io ho fatto 95 film e ho ingannato tutti i registi, compreso mio padre. Pupi non lo freghi. Mi diceva sempre: "Piano, balbetta un po', mangiati le parole". Io temevo che dopo avremmo dovuto doppiare tutto, invece il risultato è strepitoso».

Finora le sono stati affidati sempre ruoli comici. Come ha affrontato un ruolo drammatico?
«Con entusiasmo. Ringrazio Avati perché è stato il primo a credere in me e spero che dopo di lui altri registi mi chiamino per personaggi di questo genere. Ho 59 anni e questo ruolo me lo sono meritato».

Nostalgia del cinepanettone?
«Con Pupi ci siamo concessi una specie di citazione: a un certo punto, il mio personaggio porta in dono alla ex moglie proprio un panettone».

Quest'anno, Natale a Beverly Hills ha fatto quattro milioni di incassi in meno rispetto allo scorso anno. Un segnale preoccupante?
«Sicuramente è segno che, dopo 26 anni, è arrivato il momento di cambiare qualcosa».

E se si decidesse di cambiare lei?
«Io spero che Neri Parenti mi richiami, ma se per rinnovarsi decideranno di cambiare il protagonista, andrà bene così».

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