Dramma e beffa degli sfollati d'Abruzzo in Draquila di Sabina Guzzanti

03 maggio 2010 
<p>Dramma e beffa degli sfollati d'Abruzzo in <em>Draquila</em> di
Sabina Guzzanti</p>

La scena iniziale è intima e toccante, con il sindaco de L'Aquila che, passeggiando di notte tra le rovine della sua città, indica l'interno di una casa ancora illuminata: «Guardi, le luci sono rimaste accese. Nessuno le ha più spente, da quella notte». «Quella» è la notte tra il 5 e il 6 aprile 2009, quando un terremoto di magnitudo 5.9 della scala Richter sventrò il cuore dell'Abruzzo provocando 308 morti, 1600 feriti e circa 65mila sfollati.

Ma non lasciatevi ingannare: il documentario Draquila - L'Italia che trema di Sabina Guzzanti (già autrice di Viva Zapatero), in uscita il 7 maggio e che sarà presentato fuori concorso al prossimo festival di Cannes, non ha nulla di retorico o sentimentale. Abbiamo a che fare con una ricostruzione attenta e puntuale di un anno di «emergenza terremoto». Nel mirino, la gestione di Silvio Berlusconi e del suo «braccio armato economico», così come viene definita nel film la Protezione civile capeggiata da Guido Bertolaso.

La tesi della Guzzanti è che il premier abbia strumentalizzato la catastrofe abruzzese per distrarre l'opinione pubblica dalle vicende giudiziarie e personali che lo hanno coinvolto e che, attraverso una precisa strategia propagandistica (che ha avuto il suo perno nella celebrazione delle new town),  abbia fatto leva sulla sofferenza degli sfollati per ripulire la sua immagine pubblica e riguadagnare consenso, anche grazie a un'opportuna campagna mediatica. E che ci sia riuscito, almeno nell'immediato.

Tuttavia, come sostiene l'autrice sciorinando in modo dettagliato numeri e cifre (dalla spesa per i nuovi moduli abitativi a quella per i posacenere usati durante il G8), l'operazione ha avuto un costo altissimo e il prezzo lo abbiamo pagato tutti. In senso non solo letterale.

Sabina Guzzanti punta infatti l'obiettivo anche sulla «militarizzazione» delle tendopoli (dove veniva vietata pure la somministrazione di caffè e coca cola per evitare la «sovraeccitazione degli attendati») e la «sospensione di alcuni diritti fondamentali del cittadino», come, per esempio, quella di manifestare liberamente il proprio dissenso (nelle occasioni ufficiali chi protestava veniva bloccato, lasciando passare solo la «claque»).

Tutto raccontato con ritmo, senza retorica e, soprattutto, senza che la presenza dell'autrice risulti troppo ingombrante.

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RISULTATI
picpic 79 mesi fa

grandiosa :-)

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