David di Donatello: ecco in anteprima il documento della protesta

07 maggio 2010 
<p>David di Donatello: ecco in anteprima il documento della
protesta</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Il mondo del cinema italiano è in agitazione e il malcontento potrebbe interessare la cerimonia di consegna dei David di Donatello, che avrà inizio tra poche ore a Roma.

L'associazione 100autori, che riunisce molti nostri sceneggiatori e registi (fra cui Andrea Purgatori, Ivan Cotroneo e l'autore di Vincere Marco Bellocchio, che ne è il portavoce), ha infatti stilato una lettera di protesta che con ogni probabilità sarà letta da Stefania Sandrelli all'inizio della cerimonia. Nel mirino, i drastici tagli al settore che hanno prosciugate le casse del Fus (Fondo Unico dello Spettacolo), rendendo impossibile la realizzazione di molte produzioni in cantiere.

Nei giorni scorsi, l'associazione aveva mandato un comunicato a tutti i candidati ai David, proponendo tre opzioni di protesta, dalla linea dura del «non entriamo nemmeno» (condivisa anche dall'attrice di L'uomo che verrà Alba Rohrwacher) a quella morbida di «stilare un documento da leggere all'inizio della cerimonia», passando per «saliamo sul palco ma non ritiriamo il premio».

Alla fine ha prevalso la protesta «soft»  e questo è il documento che con ogni probabilità sarà letto stasera:

Qui, in piedi, c'è un pezzo del cinema italiano che stasera

rappresenta con orgoglio più di duecentocinquantamila

donne e uomini che lavorano in un'industria che non

produce automobili né scarpe, ma storie.

Siamo qui, con rispetto e con gioia, col vestito migliore,

per festeggiare il cinema. Come ogni anno, da più di

cinquant'anni. Ma siamo sempre meno, come i nostri film.

Siamo un'industria a consumo.

Quest'anno non ci sono più soldi per finanziare la

produzione. Non c'è una legge che regoli il sistema e che

ci permetta di opporci a questo fatto inaudito. Nè una

prospettiva d'investimento per questo settore che in ogni

paese è strategico. Ma in Italia è considerato una spesa

inutile, un ingombro, un fastidio.

Quest'anno avrete ancora meno film. Meno fiction. Meno

documentari. Meno storie con cui divertirvi e pensare. E il

trenta per cento di quei duecentocinquantamila uomini e

donne non avrà più un lavoro.

Ma non ci piangiamo addosso. E non chiediamo

elemosine. Siamo qui per difendere il diritto degli

spettatori di scegliere anche il cinema italiano. Siamo qui

per pretendere il giusto: che chi realizza enormi profitti

con le nostre opere, ne reinvesta una parte per inventare e

realizzare nuovo cinema e nuova fiction.

Siamo qui per dirvi che non rinunceremo a fare i nostri

film. Oggi è la nostra festa. Dunque che la festa cominci.

Ma non finisce qui.

 

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RISULTATI
Andy 79 mesi fa

Negli Usa lo Stato non da nulla al cinema, attori e registi si rivolgono a produttori privati non allo Stato assistenziale. Negli Usa chi fa flop una volta è out, qui invece c’è gente che fa film da decenni con i soldi altrui e va sempre in perdita. Troppo comodo e facile.

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