Robin Hood: un po' di storia e qualche leggenda

11 maggio 2010 
<p>Robin Hood: un po' di storia e qualche leggenda</p>
PHOTO COURTESY OF UNIVERSAL PICTURES

Dalle parti di Nottingham Robin Hood lo prendono sul serio, e Leon Unczur, attuale sceriffo di Nottingham, ex assessore alla Cultura della città, prende molto sul serio la carica (dura un anno) di erede di quello che nella storia è il cattivo per eccellenza.

Crede molto alle potenzialità commerciali dell'uscita del nuovo film - sta studiando con una commissione la possibilità di aprire un parco a tema vicino al castello. Questo gli interessa, più che la verità storica: «Penso che alla base una persona reale ci sia stata. Forse più di una. Ma è la storia quella che conta. E contano i valori: l'amore per la natura, il romanticismo, l'astuzia. Robin piace perché vince con il cervello».

«Tutto inizia con i trovatori, probabilmente a partire dalla figura dell'" uomo verde", lo spirito della foresta vestito di foglie che celebrava l'arrivo della primavera», dice Bob White, presidente della Robin Hood Society.
«Nelle storie che portavano di città in città, alla fine del Medioevo, compariva spesso un personaggio chiamato Rob of the Hood. Ogni volta venivano aggiunti nuovi dettagli alla storia», e fu uno di questi dettagli - l'aspetto di giustiziere, di «raddrizzatore di torti» - a dare alla leggenda la forza che ha ancora oggi.  
«Qualche vago riferimento a un personaggio reale esiste», mi spiega Rob Lutton, storico medievale che alla Nottingham University tiene un corso proprio sull'argomento. «Un fuorilegge di nome Robert Hod. A partire dal 1260, il suo nome - anche nella versione contratta "Robhod" - viene usato come sinonimo di bandito. Ma se sia realmente esistito, è difficile dirlo».

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