Hollywood in lutto: è morto Dennis Hopper, mito ribelle di Easy Rider

29 maggio 2010 
<p>Hollywood in lutto: è morto Dennis Hopper, mito ribelle di Easy
Rider</p>

E' morto ieri sera, 29 maggio, a 74 anni, nella sua casa di Venice, a Los Angeles, uno degli attori simbolo di Hollywood, Dennis Hopper, regista e protagonista nel 1969 di Easy Rider e simbolo dell'anticonformismo e della voglia di ribellione di un'intera generazione americana.

Già il 26 marzo, in una delle sue ultime uscite pubbliche, per l'inaugurazione della sua «stella» lungo la Walk of fame di Hollywood Boulevard a Los Angeles, era apparso allo stremo (pesava 45 chili), visibilmente affaticato per le complicazioni di una lunga malattia, un cancro alla prostata contro il quale lottava dall'ottobre del 2009. Accanto a lui c'erano gli amici di sempre tra cui Viggo Mortensen, David Lynch e Jack Nicholson.

Nato il 17 maggio 1936 a Dodge City nel Kansas, trasferitosi poi con la famiglia a San Diego, in California, aveva iniziato a recitare a teatro da piccolo, poi aveva studiato all'Actors Studio di New York. Esordì come «ribelle» recitando accanto all'amico James Dean in Gioventù bruciata e Il gigante, rispettivamente del 1955 e '56. Da qui inizia il suo viaggio lungo 55 anni di storia del cinema.

E' però con l'interpretazione e la regia di Easy Rider, accanto a Peter Fonda e Jack Nicholson, che, a 33 anni, raggiunge il vertice, mai superato, della sua fama. Quella traversata negli spazi americani a bordo di Harley Davidson, traducendo alcuni temi della Beat generation, sarà uno dei manifesti degli anni '70, della filosofia hippie e dell'anticonformismo, nonché una delle pietre miliari di Hollywoord (il film venne premiato al Festival di Cannes per la miglior opera prima e ottenne due nomination all'Oscar; Hopper ne ha ricevuta un'altra per Colpo vincente dell'86). Girato con un budget ridottissimo, immortalò il mito dell'on the road e dell'amore libero. Ma segnò anche una svolta nella storia del cinema degli Stati Uniti che aprì le porte alla rivoluzione di Coppola e Scorsese.

Tra le migliori opere alla regia, negli anni successivi, ci sono Colori di guerra (1987) e Il posto caldo (1990); come attore: le interpretazioni nell'Amico americano (1977) di Wim Wenders, in Apocalypse Now (1979) di Francis Ford Coppola e in Velluto blu (1986) di David Lynch, con Isabella Rossellini. Fino a quella in Speed (1994) di Jan De Bont con Sandra Bullock e Keanu Reeves.

Personaggio sempre fuori dalle righe (e spesso difficile da trattare), non aveva mai avuto problemi a parlare del suo uso, e abuso, di droghe e alcol. Cinque mogli (e quattro figli): Brooke Hayward (1961-69), con cui aveva avuto una figlia Marin, nata nel 1962; la cantante e attrice Michelle Philips (1970); l'attrice Daria Halprin (1972-76), con cui ha avuto una figlia, Ruthanna, nata nel 1974; la ballerina e attrice Katherina LaNasa (1989-92), di 30 anni più giovane, con cui ha avuto un figlio, Henry Lee, nato nel 1990, e l'attrice Victoria Duffy (1996-2010), di 32 anni più giovane, con cui ha avuto una figlia, Galen Grier, nata nel 2003.

Uno dei suoi matrimoni, quello con Michelle Phillips del 1970, durò appena otto giorni, dal 31 ottobre all'8 novembre, e Michelle ha parlato poi di quei giorni come di un incubo. In anni in cui gli capitava di essere arrestato mentre urlava nudo per strada. Aveva appena divorziato, il 14 gennaio, da Victoria Duffy, con cui era iin corso una dura battaglia legale. Aveva già due nipoti.

Repubblicano da sempre, si era appassionato recentemente al modo nuovo di fare politica e alla campagna elettorale di Barack Obama. «Ho votato per Bush, padre e figlio», aveva dichiarato prima delle presidenziali. «Sono stato il primo nella mia famiglia a essere repubblicano. Per gran parte della mia vita non sono certo stato uno di sinistra. Ora prego Dio che Barack Obama venga eletto».

 

LEGGI IL BLOG DI PAOLA JACOBBI SU DENNIS HOPPER

Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).