Stefania Sandrelli: «Uomini, fatemi ridere»

05 maggio 2010 
<p>Stefania Sandrelli: «Uomini, fatemi ridere»</p>
PHOTO KIKA PRESS

Indossa un completo morbido ed elegante, «l'ideale per una signora della mia età non troppo slanciata». Non lasciatevi ingannare. Stefania Sandrelli non ha nulla dell'attempata ex diva. Il trucco accurato, i capelli sciolti, quella capacità di sorridere alla vita non la fanno poi così diversa - a parte il fatto che è molto vestita, con scarponi e una stufetta a riscaldare la giornata fredda - dalla donna che giace in posizione da Maja molto desnuda in un dipinto a tutta parete. Il quadro, dove lei indossa solo un piccolo fiocco a coprire la zona più intima, risale all'inizio degli anni Novanta ed è opera di Salvatore Fiume, che ne ha poi fatto omaggio a Stefania. E lei se lo è appeso in salotto, di fronte a una vetrata che si affaccia sul verde di Roma.

Debutto al cinema a 15 anni: lolita che conquista il Marcello Mastroianni di Divorzio all'italiana. Mamma a 18: con una figlia - Amanda - «desideratissima» dal già sposato Gino Paoli (nel '74 avrà un secondo bambino, Vito, dal marito Nicky Pende). A 37 La chiave di Tinto Brass, con un nudo rimasto nella memoria cinematografica: la libertà è nel Dna di Stefania, anche se «non mi sono mai sentita trasgressiva. La chiave, per esempio: ho accettato perché volevo interpretare questo personaggio molto ironico. Ho rischiato, sapevo che sullo schermo il mio nudo l'avrebbe fatta da padrone, poteva distrarre lo spettatore. Ma ho seguito il mio desiderio, come sempre».

Seguendo il desiderio, adesso ha realizzato il suo primo film da regista, Christine Cristina, che esce il 7 maggio - lo stesso giorno in cui saranno assegnati gli Oscar italiani, i David di Donatello, dove è candidata come protagonista della Prima cosa bella di Paolo Virzì - ed è la storia medievale di una poetessa (interpretata da sua figlia Amanda) decisa ad affermarsi con le sole armi della scrittura e della voglia d'indipendenza.

 

Come ha incontrato la sua Christine?

«Ho avuto un tuffo al cuore quando ho scoperto, con un libro, l'esistenza di questa Cristina da Pizzano, nata nel 1364: che coraggio, che forza! È la forza delle donne».

Già in passato lei voleva dirigere un film, che non ha mai realizzato. Come mai?

«Non me l'hanno fatto fare. Anche questa volta non è stato facile farmi ascoltare, soprattutto perché avevo deciso di dirigere e basta, senza recitare. Gérard Depardieu, che doveva avere una parte in Christine, mi aveva proposto di interpretare sua moglie. Ma io non mi sopravvaluto, troppe cose insieme non le potevo fare».

Depardieu però poi nel film non compare: come mai?

«Siamo molto amici, lui era entusiasta, voleva recitare e produrre. Quando ci siamo incontrati era tutto carino, vestito bene: si era aggiustato, perché aveva capito che volevamo guardarlo negli occhi. Il fatto è che ha avuto questa terribile vicissitudine (la morte del figlio Guillaume, nell'ottobre 2008, ndr) ed è molto provato, e noi alla fine non ce la siamo sentita di prenderlo. Al suo posto c'è Alessandro Haber».

Invece Sting l'ha preso.

«Mi ha regalato un pezzo, Come Again: lui e sua moglie Trudy sono miei amici, e io sono una sua grandissima fan».

Il 7 maggio potrebbe vincere il David. Ma è candidata anche Micaela Ramazzotti, che nel film di Virzì interpreta lei da giovane...

«Non si può premiare solo una, siamo la stessa donna. Per fare il film, mi sono messa la parrucca (il personaggio è malato terminale di cancro, ndr) e nello specchio ho visto mia madre: a quel punto è stato tutto facile».

Sua madre aveva la stessa malattia?

«Sì: è morta nel '68. Era una donna molto accogliente: qualsiasi cosa avessi, mi prendeva fra le braccia, e mi passava tutto. Era spiritosa, fino all'ultimo. Io allora non capivo come si potesse essere così leggeri nella malattia».

Lei che mamma è?

«Spero di non essere stata invasiva. Quando i miei figli abitavano con me, la notte andavo a contare i piedi nel letto: avevo sempre paura che ne mancasse qualcuno. Ma lo facevo di nascosto. Nel nuovo film di Luca Lucini, La donna della mia vita, dove ho per figli Alessandro Gassman e Luca Argentero, finalmente mi sono lasciata andare a dar sfogo a una mamma invadente».

Con gli uomini è mai stata invadente?

«Sono sempre stata molto mite, non ho mai voluto cambiarli. Nonostante fossi gelosissima, e anche violenta. A Gino ho spaccato l'appartamento, scegliendo le cose a lui più care: gli oggetti elettronici, l'hi-fi. Lui però non reagiva, sapeva che era colpa sua se ero arrivata a quel punto».

Gli uomini la volevano cambiare?

«Qualche aspirazione l'hanno avuta. Mi dicevano: "Questo non lo devi fare". Ma perché, chiedevo, se a me piace? Non mi facevano vivere il rapporto come avrei voluto, era come se mi legassero, non volevano facessi il mio lavoro. Però ci amavamo tanto».

Ma forse loro avevano qualche ragione per essere gelosi? Per esempio, è vero che lei ha avuto un amore con Luigi Tenco ai tempi di Paoli?

«Era un'amicizia, magari lui avrebbe voluto un po' di più. Era un periodo così, e io ero una creatura molto disponibile. Però facevo sempre tutto in buona fede. Luigi sapeva benissimo che per me la persona importante era Gino, però... è ovvio che subivo un fascino».

E con i suoi colleghi attori?

«Quasi mai. Gérard è stato un'affettuosa amicizia, ma basta. Sì, un flirtino sul set con Sami Frey all'inizio. Poi c'era uno anziano, Georges Wilson della Comédie française, che mi tampinava, e Tognazzi mi difendeva».

Con Robert De Niro lei girò Novecento. È vero che lui con le attrici ci provava?

«Con me no. Mi sono fatta più avanti io di lui. L'ho conosciuto all'alba, nell'auto che ci portava sul set: l'ho guardato e gli ho detto: "Ma quanto sei carino!". E lui si è fatto piccolo piccolo. Non perché sia timido, però: è un gran filone».

Gli attori italiani la corteggiavano?

«Mi hanno sempre trattato con grande affetto e stima. Forse c'era un'attrazione da parte di qualcuno, me ne accorgevo, ma io ero così giovane che mi consideravano intoccabile. Mi sono sempre sentita molto protetta. Non sono la vispa Teresa, quando ho girato Io la conoscevo bene (una ragazza disposta a tutto per il successo, ndr) sapevo com'era il sottobosco del cinema, i salotti, le ragazze disponibili... Però, ho avuto la fortuna di entrare dalla porta principale. La fortuna è una componente fondamentale della mia vita e della mia carriera».

La prima fortuna della sua carriera?

«Aver rinunciato alla Scala».

In che senso?

«Volevo diventare ballerina classica, ho studiato sette anni. Ma intanto facevo qualche piccolo concorso di bellezza: a Viareggio eravamo 4-5 ragazze carine, io ero la mora del gruppo. Mi vide Paolo Costa, un fotografo, e mi fece un servizio per Le Ore, che allora era un giornale serio (nato nel 1953 come rivista di attualità e spettacolo, in seguito diventò una testata porno, ndr). Germi lo vide e mi cercò per Divorzio all'italiana».

E questo le cambiò la vita: la bella cuginetta per cui Mastroianni ammazza la moglie. Un personaggio impegnativo per una quindicenne.

«Ero piccola, ma avevo anche un bel caratterino! Germi era dolcissimo, però ogni tanto alzava la voce. E io gli rispondevo, lo fronteggiavo. Alla fine veniva lui a chiedermi scusa».

Perché si arrabbiava con lei?

«Faceva caldo, là in Sicilia, e io, che non avevo mai fatto cinema, fra un ciak e l'altro andavo a prendere il gelato, a vedere le vetrine. Lui masticava il sigaro e quando tornavo urlava. Poi, c'è stata un'interruzione nelle riprese. In quel periodo io sono cambiata, improvvisamente mi è esploso il seno, e poi ho deciso di farmi bionda. Quanto ha strillato quando mi ha vista!».

Lei ha sempre detto che nei suoi personaggi doveva identificarsi anche fisicamente: come fa, adesso che gli anni passano?

«Mi dispiacerebbe diventare brutta tutta d'un botto, anche se fino a oggi mi trovo sempre migliorata. Certo, mi vedo, però ho un vantaggio: le persone anziane mi piacciono. E comunque non mi lascio andare, mi trucco, mi faccio un po' carina. Metto qualche crema: non scelgo mica quelle più costose, ma quelle che mi piacciono di sapore. Le assaggio, le lecco, e se non sono troppo dolci o acide me le metto».

Le attrici si lamentano che dopo i 40 non trovano lavoro. Lei invece non è mai disoccupata: perché?

«Forse perché ho centellinato i personaggi da protagonista: preferisco lavorare sottotraccia. Normalmente, le attrici rincorrono i personaggi principali, e a una certa età... ciccia. Per me invece è più importante una piccola parte in un bel film che un ruolo pazzesco tutto per me, dove faccio vedere come sono brava e bella. Così come voglio fare sempre cose diverse, è l'unico modo per me di catturare l'emozione. È per questo che quando Francis Ford Coppola, che ammiro moltissimo, mi ha proposto di rifare Sedotta e abbandonata, non ho potuto accettare. Devo emozionarmi, e lasciarmi guidare dall'istinto. E faccio bene, perché sono molto fortunata».

È sempre così ottimista?

«Quando ho una bella notizia, mi sento fortunata. Se vivo cose meno piacevoli, però, non mi considero mai sfortunata».

Neanche alla fine degli amori?

«Mi sono sentita male, mai sfortunata. Ho amato molto i padri dei miei due figli. Ma l'amore più grande sembra essere Giovanni (Soldati, scrittore e sceneggiatore, figlio di Mario, ndr): stiamo insieme dall'inizio degli anni '80».

Che cos'hanno in comune gli uomini che le sono piaciuti?

«Se non rido con un uomo, non posso neanche sfiorarlo. Mi dicevano che Paoli è cupo, ma non è vero: ci facevamo di quelle risate, notti a ridere, anche a piangere un po' qualche volta. Era buffetto a volte, oltre che simpatico e ironico. Come Giovanni, e come la maggioranza degli uomini».

 

Su Vanity Fair n. 17

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