Viaggio a Forks, nei luoghi di Twilight

09 giugno 2010 
PHOTO NICOLÒ MINERBI - COURTESY OF VANITY FAIR

C'è forse un solo posto al mondo dove chi ci va spera di trovare la pioggia anziché il sole, e questo posto è Forks. Cittadina americana di tremila abitanti, a nord dello stato di Washington, stretta tra la fitta vegetazione dell'Olympic National Park e l'Hoh Rain Forest (foresta pluviale che si fa beffe delle latitudini), è oggi per milioni di persone di tutto il mondo la mecca dell'amore eterno: quello tra il bel vampiro immortale Edward Cullen e l'umana Bella Swan, al centro delle vicende di Twilight. Stephenie Meyer, l'autrice dei libri che stanno partorendo i film (il terzo capitolo, Eclipse, uscirà il 30 giugno, ndr) vive in Arizona, molto lontano da qui. Ha scoperto l'esistenza di Forks («forchette», per via della confluenza di tre fiumi) digitando su Google «città più piovosa degli Stati Uniti» e l'ha eletta set ideale della sua storia dopo alcune perlustrazioni.

In questa località circondata dai boschi, coperta quasi perennemente dalle nubi e illuminata, per modo di dire, da una pallida luce soffusa, l'atmosfera dark è palpabile. Poco distante, si affaccia sull'oceano la baia di La Push, riserva indiana dei Quileutes, tribù di trecento anime e quindicimila anni, a cui la Meyer si è ispirata per la storia di Jacob Black e dei licantropi: nella storia Jacob è appunto un Quileute: «Prima che un dio li trasformasse in esseri umani, i nostri antenati erano lupi », mi spiega - sulla spiaggia dove Jacob rivela per la prima volta a Bella che il suo fidanzato Edward è un «freddo», cioè un vampiro - il cantastorie Chris Morganroth, uno degli ultimi quattro nativi a parlare il Quileute (idioma famoso tra gli studiosi per l'assenza di nasali). Mite e affabile, nonostante la casacca poco rassicurante (vi è disegnato un branco di lupi famelici), si dice contento di questo rinnovato interesse verso i nativi.

I quali, però, non sono gli unici a beneficiare della popolarità della saga targata Meyer (qui familiarmente «Stephenie», anche se dopo il successo non si è più fatta viva): grazie a essa, l'economia di Forks non solo è scampata alla crisi, ma è addirittura cresciuta, trainata da un eccezionale boom turistico. Sessantuno mila visitatori hanno fatto tappa qui nel 2009, il 530% in più rispetto all'anno precedente. L'effetto è in gran parte legato ai film, anche se le riprese non si sono svolte qui, ma in Oregon e a Vancouver.

Da queste parti, realtà e fiction sono (con)fuse da tempo, un po' per business (vedi i vari Twilight menu dei ristoranti, con tanto di «Bellasagne», o le Twilight rooms degli alberghi), un po' per gioco (la scritta «Nessun vampiro oltre questo punto», sulla strada per Lapush o quella «Edward Cullen non ha dormito qui» dell'Olympic Suites Inn), un po' per follia. Cherie Kidd, consigliera comunale di Port Angeles, rifugio «metropolitano» per Bella e le sue amiche, a 50 km da Forks, ci accoglie sulla soglia della City Hall vestita con un abitino di raso verde e nero. «È quello che Bella indossa alla sua festa», dice entusiasta.

Nel parcheggio dell'ospedale di Forks un posto è riservato al dottor Cullen (il divieto è per fortuna ignorato dagli automobilisti) e davanti all'ingresso della Camera del commercio è posteggiato il pick-up rosso di Bella, fotografato centinaia di volte al giorno. Marcia Bingham, a capo della della Camera del commercio, mi mostra un raccoglitore contenente tutta la posta che riceve quotidianamente Bella. Ci sono cartoline da Phoenix (città originaria di Bella, e anche di Stephenie), lettere di ammiratori, persino una carta di credito e una polizza di assicurazione per la Volvo (che però non sarebbe di Bella, ma di Edward). In uno scatolone, anche trucchi e cosmetici. Tutti per la signorina Swan.

Bruce Grueckenberg è il proprietario del fast food Sully's Burger e il padre del Bella, panino di carne e ananas, ideato in mezz'ora per un gruppo di twilighters («Ho guardato cos'era rimasto in frigo…»). Da allora, era maggio 2008, di Bella ne sono stati venduti 15mila e gli introiti del ristorante aumentati del 25%. Bruce raccoglie in un guestbook le testimonianze degli avventori: si va dalla coppia in luna di miele («Ho il marito migliore del mondo!») alla nonna con le nipoti per l'ultimo viaggio della vita («Mi sono divertita più di loro!»), a una spiritosa canadese: «Questa è la mia seconda volta a Forks. La prima avevo sbagliato strada». «Due sedicenni», ricorda divertito Bruce, «giravano con un cartonato di Edward. E in bocca avevano due canini affilati. Protesi vere!».

In giro, se ne vedono di tutti i colori: un trentenne che fa foto per una donna da conquistare, bambine che trascinano i genitori, signore di una certa età che s'incontrano e si domandano: «Sei per Edward o per Jacob?». Una ragazza fotografa un pupazzetto davanti alla finestra di Bella:  «È di un'amica che non è potuta venire».  La dimora dei Cullen - che essendo vampiri non dormono mai - è un bed&breakfast: «Ma i letti ci sono», scherza Susan, la proprietaria. «E sul retro pascolano gli alci...», ridacchia il marito, riferendosi al fatto che i Cullen si nutrono di sangue animale. Nell'ingresso, come da copione, c'è il pianoforte e, sulla parete, il mosaico coi vari berretti di laurea.

Organizzato da una società di merchandising nata un anno fa e battezzata Dazzled by Twilight («abbagliati da Twilight», ma è anche un gioco di parole perché Twilight vuol dire crepuscolo), il Twilight Tour - durata quattro ore, costo 39 dollari - porta i fan desiderosi di vivere un'esperienza collettiva (fino a venti alla volta) nei luoghi di culto: case, scuola, ospedale del dottor Cullen e spiaggia di La Push («Bella è folle: quando si è lanciata da questi scogli era gennaio, sarà stato freddissimo!» esclama una ragazza).

La storia di Annette Root, fondatrice di Dazzled, è incredibile: trasferitasi qui da Vancouver con marito e cinque figli, racconta: «Quando venni a Forks la prima volta ne rimasi delusa, perché non c'era nulla che riguardasse Twilight: tornai a casa col portafoglio pieno». Da qui, la decisione di creare il marchio: il primo store ha aperto a ottobre 2008, poi «siccome c'era la fila per entrare», sullo stesso isolato ne è stato inaugurato un altro (tempio dall'ambientazione fantastica, opera dei designer di Disneyland), infine un terzo a Port Angeles. Bell'affare? Per Annette è più una questione di cuore che di soldi: «Non m'interessa che la gente compri, ma che faccia amicizia. Anche se me lo chiedono non voglio aprire filiali altrove: Dazzled ha senso solo se rimane qui». A fine 2009 è stato inaugurato il ristorante Volterra: «I twilighter capiranno l'allusione (a Volterra si svolge parte di New Moon, ndr); tutti gli altri potranno comunque mangiare in un locale elegante, come il Bella Italia di Port Angeles, che a Forks manca», dice Annette.

Il Bella Italia, dove, nella storia, Bella ed Edward cenano la prima volta insieme, è un'altra meta di pellegrinaggio: è qui che lei ordina i ravioli ai funghi, specialità della casa diventata un must per i seguaci (cinquecento piatti serviti nel 2008, più di 5mila nel 2009), e apprezzata anche dalla Meyer. «Stephenie adora il nome Bella: per questo è rimasta colpita dal locale», spiega il gestore Neil Conklin, a cui chiedo se i ravioli siano la ricetta dell'amore eterno. «Vede la coppia che mangia mushroom ravioli alle mie spalle? Lui ha 94 anni, lei 87 e stanno festeggiando il 59esimo anniversario di matrimonio». Ne ordino subito una porzione anch'io.

(Servizio pubblicato su Vanity Fair n.47/2009)

GUARDA LE CARTOLINE DA FORKS

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