Trent'anni fa i Blues Brothers. L'Osservatore Romano: «Film cattolico»

16 giugno 2010 

Sono passati trent'anni (di già?) dalla prima apparizione dei «terribili» Blues Brothers sul grande schermo. La commedia musicale di John Landis con i mitici John Belushi e Dan Aykroyd, nei panni (divenuti assai celebri) dei fratelli Jake «Joliet» ed Elwood Blues usciva infatti negli Stati Uniti il 16 giugno 1980 (da noi arrivò a settembre).

Costato 30 milioni di dollari, il film The Blues Brothers - personaggi che i due comici avevano creato ai tempi delle loro prime esibizioni al Saturday Night Live - fu accolto piuttosto negativamente dalla stampa americana (per il Los Angeles Times si trattava addirittura di un «disastro»), salvo diventare poi ben presto una pellicola di culto, amatissima dal grande pubblico di tutto il mondo.

La storia, ambientata nella Chicago del 1980, si apre con l'uscita di galera di Joliet (Belushi), che era stato condannato per furto, e racconta la «missione» dei due fratelli impegnati a riformare la loro vecchia Blues Brothers Band (che ha poi preso vita anche fuori dagli schermi), in un susseguirsi di gag e sketch esilaranti, rocamboleschi inseguimenti (molti dei quali a bordo della immancabile Bluesmobile: il film conquistò il Guinness per la scena con più incidenti d'auto), incredibili camei (da Steven Spielberg a Ray Charles passando per la modella Twiggy), accompagnati da una eccezionale colonna sonora (la più bella della storia del cinema secondo un sondaggio della Bbc del 2004).

Curiosità: in occasione dell'anniversario, L'Osservatore Romano ha omaggiato il film con articoli e un editoriale del direttore Gian Maria Vian, il quale, in prima pagina, ha scritto: «I fratelli Blues nulla antepongono alla "missione per conto di Dio". Che alla fine riuscirà, consegnando alla storia del cinema e delle musica un film memorabile. Stando ai fatti cattolico».

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