Clive Owen: «Finalmente padre anche al cinema»

25 giugno 2010 
<p>Clive Owen: «Finalmente padre anche al cinema»</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

«Calarmi nella parte di Joe Warr è stato semplice e complicato allo stesso tempo. Essere padre mi ha permesso di comprendere il dolore del protagonista, ma immaginare di dover vivere un'esperienza del genere è stato tremendo», racconta Clive Owen, 45 anni, a proposito del suo nuovo ruolo in Ragazzi miei di Scott Hicks (Shine), al cinema dal 25 giugno, basato sull'autobiografia The Boys Are Back del giornalista inglese Simon Carr, che dopo la perdita della moglie si ritrova ad allevare i due figli da solo. «Sono contento perché questo film mi ha permesso di mostrare, finalmente, il mio lato paterno».

Da padre, ha notato qualche differenza tra educare due figli maschi, come nel film, o due figlie come le sue, Hannah e Eve, di 12 e 10 anni?

«I ragazzi credo richiedano molta più energia. Con le mie due figlie finora è stato tutto facile, ma stanno entrando nell'adolescenza e perciò mi aspetto che le cose si complichino…».

Stanno incominciando a parlare di ragazzi?

«Esatto, sento che ci siamo vicini e la cosa mi inquieta un po'».

Essendo l'unico uomo in una casa con tre femmine, si sente mai in inferiorità numerica?

«Tutti i giorni. Ma sono molto felice di essere circondato da tre donne, mi piace, mi fanno sentire speciale».

Joe, il suo personaggio, si ritrova a gestire da solo tutte le faccende domestiche. Lei aiuta sua moglie (Sarah-Jane Fenton, ndr)?

«Sì, sono un tipo molto pratico. Ci dividiamo equamente i compiti e non ho problemi a fare i lavori di casa, anzi, li trovo divertenti».

È sposato da 14 anni. Qual è il suo segreto?

«Penso l'aver messo sempre la famiglia al primo posto. "Le mie ragazze" sono la cosa più importante della mia vita. Sembrerò sdolcinato, ma anche se amo il mio lavoro, tornare a casa da loro è la cosa più bella».

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