Brotherhood, l'incoerente passione di due nazi-gay

01 luglio 2010 
<p><em>Brotherhood</em>, l'incoerente passione di due nazi-gay</p>

È un debutto cinematografico davvero straordinario, quello del danese Nicolo Donato (di chiare origini italiane) con il suo primo lungometraggio Brotherhood - Fratellanza, Marc'Aurelio d'oro come miglior film all'ultimo Festival di Roma.

Ambientato nelle pieghe xenofobe di una Danimarca che sai che esiste ma che comunque non ti aspetti, la pellicola racconta la tormentata storia d'amore tra due gay appartenenti a un'organizzazione neo nazi. Lars, appena scaricato dall'esercito proprio a causa della sua presunta omosessualità, nonostante lo scetticismo iniziale, viene precettato da Michael, capo di una cricca omofoba e xenofoba del quale diventa subito il pupillo. Andato via di casa per via dei contrasti con una madre troppo opprimente, Lars va a convivere con Jimmy, uno degli appartenenti al gruppo, a cui è affidato il compito di addestrare il nuovo adepto impartendogli i principi della «comunità», fondata sul culto di Hitler e il rispetto di (fantomatiche) leggi di natura: un immigrato ha sì il diritto a esistere, purché rimanga a «casa» sua; i gay hanno sì diritto a esistere, basta che non si facciano vedere in giro (infatti, all'inizio del film, avevamo visto Jimmy umiliare e picchiare con efferata brutalità un ragazzo colpevole di essere «troppo» omosessuale). Ma, a conferma del fatto che l'omofobia è spesso figlia di una omosessualità latente, ecco che, poco dopo, il rude Jimmy -  testa rasata, aquila imperiale e svastica tatuate sulla schiena, ma sguardo perso e malinconico - si innamora di Lars, con il quale inizia una relazione clandestina. Ma quando il loro amore «proibito» verrà scoperto, il branco di cui hanno scelto di far parte farà valere le proprie, folli, regole. Anche se, alla fine, sarà soprattutto il destino beffardo, piegato a una spietata legge del contrappasso, a punire la loro (incoerente) passione.

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