Logan Lerman: un po' dio un po' sfigato

06 luglio 2010 
<p>Logan Lerman: un po' dio un po' sfigato</p>
PHOTO COURTESY OF VANITY FAIR

Un po' sfigato, iperattivo, dislessico: Percy Jackson non si presenta esattamente come uno dei ragazzi più popolari del liceo. Mai disperare: scoprirà infatti di avere un papà speciale, il dio Poseidone. Inizia così - tra satiri, centauri e battaglie contro le furie al Metropolitan di New York - il film Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo - Il ladro di fulmini, primo di una serie tratta dai libri dell'americano Rick Riordan. Uscito al cinema in marzo, dal 7 luglio sarà in vendita in dvd e Blu-ray. Il protagonista è Logan Lerman, losangelino convinto («Sono un movie man, non potrei vivere lontano da qui») e una forte somiglianza con l'idolo di High School Musical Zac Efron («È solo una questione di capelli », minimizza).

Un ragazzo che scopre di avere poteri «particolari», due amici che lo aiutano, una scuola per «mezzosangue»: il paragone con Harry Potter è scontato.
«Sono due saghe molto diverse. Il regista di Percy Jackson, Chris Columbus, ha girato i primi due Harry Potter. Ma questo film è molto più dark».

Qual è il suo personaggio preferito dell'Olimpo e dintorni?
«Ercole, perché le sue imprese mi sono familiari fin da bambino».

Questa è anche una storia sulle difficoltà del rapporto tra padre e figlio. Com'è quello con suo padre?
«Lo adoro: siamo molto uniti».

L'ha incoraggiata a diventare attore?
«Tutti sapevano del mio amore per il cinema, ma nessuno se lo aspettava. All'inizio erano piccole parti, quindi pensavano che avrei comunque studiato e scelto un vero lavoro. Poi, il fatto di avere avuto un certo successo ha calmato i loro nervi».

Nel film si dice: «Puoi essere addestrato fin che vuoi, ma poi quello che conta è seguire l'istinto». Lei è d'accordo?
«Certo. È vero anche per la recitazione: devi preparare a fondo il personaggio, ma ciò che hai studiato è solo il 30 per cento di quello che ti serve sul set. Poi subentrano l'istinto, la creatività, l'amore. Ci sono cose che non si possono insegnare».

L'intervista completa su Vanity Fair n.27/2010 in edicola da mercoledì 7 luglio

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