Adrien Brody: «Da Il pianista a Predators, quindici chili di muscoli in più»

13 luglio 2010 
<p>Adrien Brody: «Da Il pianista a Predators, quindici chili di
muscoli in più»</p>
PHOTO COURTESY OF 20 CENTURY FOX

Per veder sorridere Adrien Brody, è dovuto scattare l'allarme antincendio. Hotel Eden, Roma, presentazione di Predators, regia di Nimrod Antal, in uscita il 14 luglio. L'attore, premio Oscar nel 2003 per Il pianista di Roman Polanski, sta spiegando, serio e un po' annoiato, il suo nuovo personaggio, la sfida che ha rappresentato, i chili di muscoli che ha dovuto metter su. All'improvviso, parte la sirena antincendio (un falso allarme, ma durerà diversi minuti) e Brody, finalmente divertito, si cala immediatamente nella parte: «Keep calm», «State calmi», dice con voce impostata al microfono, poi si alza e accenna una fuga, infine chiede: «Confessatelo, era un test per vedere se sono davvero forte».

È un personaggio insolito, in effetti, quello che l'attore statunitense, visto di recente nei panni del torero triste Manolete, incarna in questo suo nuovo film, seguito ideale di quel Predator che nel 1987 vide protagonista l'attuale governatore della California, Arnold Schwarzenegger. Il suo ruolo è quello di Royce, un mercenario a capo di uno spietato gruppo di combattenti scelti trasportati su un pianeta alieno, predatori che diventano a loro volta prede.

Chi si chiedesse che cosa c'entri Brody, fisico esile e sopracciglia ad accento circonflesso che gli danno quell'aria perennemente malinconica, con il forzuto Schwarzenegger, avrà la sua risposta: «Ho messo su quindici chili di muscoli per questa parte», ha detto l'attore in maglia nera con cappuccio, da cui effettivamente traspariva una discreta massa, e jeans. «Sono un fan della fantascienza, e volevo dar vita a un personaggio meno superficiale di quelli che si vedono nei film d'azione hollywoodiani». Un eroe con i suoi difetti, un personaggio dark «che trasmettesse il senso di solitudine e di vuoto che ti dà il fatto di essere l'unico sopravvissuto». Quindi sì, un Rambo crepuscolare: tutto torna.

Pochi effetti speciali («Le esplosioni erano vere. Per proteggermi, mi cospargevo di sostanze ignifughe»), montaggio lineare, attenzione al racconto e ai personaggi. Predators è un film d'azione un po' vintage, anni '70. Epoca cui risale lo scandalo sessuale che coinvolge tutt'oggi il regista grazie al quale Brody ha vinto l'Oscar come migliore attore protagonista ad appena 29 anni, Polanski: «Sono grato a Roman per quello che mi ha insegnato, Il pianista ha avuto un grosso impatto sulla vita di entrambi (il film si aggiudicò la prestigiosa statuetta anche per la regia e per la sceneggiatura non originale, ndr). Tornerei a lavorare con lui, ma non chiedetemi di commentare i suoi problemi con la legge», ha detto, irremovibile e un po' seccato. E già, se non fosse stato per quell'allarme, di Brody non avremmo visto neanche un sorriso.

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