Silvio Muccino e Carla Vangelista: la loro Africa

13 luglio 2010 
<p>Silvio Muccino e Carla Vangelista: la loro Africa</p>

È un libro, scritto da Carla Vangelista,  e presto sarà un film, diretto da Silvio Muccino, alla sua seconda prova da regista, e interpretato dallo stesso Muccino, Maya Sansa, Isabella Ragonese e Flavio Parenti. Ma dietro Un altro mondo - che a due anni da Parlami d'amore segna il ritorno della coppia professionale Vangelista-Muccino - c'è un progetto più grande, che parte con un sito internet (http://unaltromondo.com), appena lanciato,  e ci porta in Africa, teatro (e motore) della storia, ambientata prevalentemente in Kenya. Carla Vangelista, scrittrice e sceneggiatrice, e Silvio Muccino, attore e regista, hanno scelto Vanity People per parlare dell'iniziativa e raccontare «la loro Africa».


A differenza di Parlami d'amore, scritto a quattro mani, stavolta l'autrice del romanzo (Feltrinelli, pagg. 256, 16 euro, 2009) è solo lei, Carla. Quando ha iniziato a scriverlo pensava già che potesse diventare un film?

Vangelista: «Per niente. Solo a metà stesura Silvio mi ha chiesto di leggere le bozze. La storia l'ha entusiasmato e, per fortuna, è piaciuta anche a Cattleya (la società che produce la pellicola, ndr). Ne sono stata molto felice, perché è un progetto a cui tenevo e tengo tanto».

Silvio, che cosa l'ha colpita di più quando l'ha letto per la prima volta?

Muccino: «La figura del protagonista (un giovane della «Roma bene» cresciuto senza padre e chiamato inaspettatamente a fare i conti con un fratellino in Africa di cui ignorava l'esistenza e del quale, in punto di morte, proprio il padre gli chiede di farsi carico, ndr). Andrea mi ha trascinato nel suo vortice spaventandomi anche un po', con la sua estrema complessità. È diverso dai personaggi che ho interpretato finora, e grazie a lui ho fatto un passo in avanti, sia come attore sia come regista».

Analogie personali?

M.: «Nessuna, siamo molto diversi: Andrea è un "vitellone", uno che scivola sulla vita senza mai porsi domande. Almeno finché nella sua esistenza non piomba Charlie, il piccolo fratellastro di colore».

Tema delicato, con sullo sfondo una realtà difficile come quella africana. Come l'avete affrontato cercando di evitare la retorica?

V.: «Rappresentandolo con onestà, evitando sia di edulcorarlo per renderlo più accettabile, sia di cadere nello scontato o nel caramelloso. La presenza di un bambino tra i protagonisti mi ha permesso di usare l'ironia, scongiurando, almeno spero, il rischio di un quadro a tinte fosche in cui ci si converte piangendo».

Chi è il bambino che avete scelto per interpretare Charlie?

M.: «Si chiama Michael, ha 9 anni, vive a New York e ha un papà americano e una mamma giamaicana. È stato un colpo di fulmine: un pomeriggio, mentre Carla e io eravamo in casa a lavorare alla sceneggiatura,  su Mtv è passato un video di Tiziano Ferro girato a New York ed entrambi siamo rimasti folgorati da questo bambino meraviglioso che rubava la scena a Tiziano… Carla mi ha dato una gomitata nelle costole: avevamo trovato il "nostro Charlie". Dopo il provino, Michael ha passato sei mesi a casa mia per imparare l'italiano».

Prima di Un altro mondo che legame avevate con l'Africa?

V.: «Ci ero stata parecchi anni fa, ma la mia era una conoscenza superficiale. Il libro è stato l'occasione per entrarci in contatto davvero, grazie soprattutto ad alcuni coraggiosi che lavorano con l'Africa e non solo per l'Africa, a partire da Gianfranco Morino, un medico italiano che ha fondato la World Friends Onlus, attiva a Nairobi da 25 anni. Dopo averlo conosciuto non è più possibile girare lo sguardo dall'altra parte».

M.: «Fino a un anno fa per me l'Africa era un territorio inesplorato, con l'eccezione del Marocco. Il primo incontro è stato attraverso questo libro. Poi Morino mi ha fatto conoscere l'Africa più dura, ma anche quella più vera. Con lui ho visitato gli slum di Nairobi. A impressionarmi non è stata l'estrema povertà - quella più o meno me l'aspettavo -, ma la dignità delle persone che ci abitano, tra le fogne a cielo aperto. Lì, la mattina alle 8, puoi vedere uscire, da una baracca di fango, una signora in tailleur».

Si sente cambiato da questa esperienza?

M.: «Sì, ma non è stato tanto il viaggio o l'Africa in sé a cambiarmi, quanto una persona: Gianfranco. Per questo abbiamo deciso di aiutarlo con il sito Un altro mondo, in cui parleremo dei nostri progetti presenti e futuri e manterremo un dialogo continuo con chi ci segue. E potremo anche raccogliere fondi, con una piattaforma che rimarrà operativa anche dopo il film».

Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
Régine MONI 76 mesi fa

Ciao,mi chiamo Régine sono italiana di origine africana mi sembra un bel film .Oggi stesso cerco di procurarmi il libro dal quale è tratta la storia..mi spiace solo che per interpretare il ruolo del fratellino abbiano dovuto scegliere un ragazzino americano nero e non mulatto come sono tutti i bambini nati dalle coppie miste-bianco/nera e vice versa- e ce ne sono ormai moltissimi anche in italia.

Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).