È un libro, scritto da Carla Vangelista, e presto sarà un
film, diretto da Silvio Muccino, alla sua seconda prova da regista,
e interpretato dallo stesso Muccino, Maya Sansa, Isabella Ragonese
e Flavio Parenti. Ma dietro Un altro mondo - che a due
anni da Parlami d'amore segna il ritorno della coppia
professionale Vangelista-Muccino - c'è un progetto più grande, che
parte con un sito internet (http://unaltromondo.com), appena
lanciato, e ci porta in Africa, teatro (e motore) della
storia, ambientata prevalentemente in Kenya. Carla Vangelista,
scrittrice e sceneggiatrice, e Silvio Muccino, attore e regista,
hanno scelto Vanity People per parlare dell'iniziativa e
raccontare «la loro Africa».
A differenza di Parlami d'amore, scritto a
quattro mani, stavolta l'autrice del romanzo
(Feltrinelli, pagg. 256, 16 euro, 2009) è
solo lei, Carla. Quando ha iniziato a scriverlo pensava già che
potesse diventare un film?
Vangelista: «Per niente. Solo a metà stesura Silvio mi
ha chiesto di leggere le bozze. La storia l'ha entusiasmato e, per
fortuna, è piaciuta anche a Cattleya (la società che produce la
pellicola, ndr). Ne sono stata molto felice, perché è un
progetto a cui tenevo e tengo tanto».
Silvio, che cosa l'ha colpita di più quando l'ha letto
per la prima volta?
Muccino: «La figura del protagonista (un giovane
della «Roma bene» cresciuto senza padre e chiamato inaspettatamente
a fare i conti con un fratellino in Africa di cui ignorava
l'esistenza e del quale, in punto di morte, proprio il padre gli
chiede di farsi carico, ndr). Andrea mi ha trascinato nel suo
vortice spaventandomi anche un po', con la sua estrema complessità.
È diverso dai personaggi che ho interpretato finora, e grazie a lui
ho fatto un passo in avanti, sia come attore sia come regista».
Analogie personali?
M.: «Nessuna, siamo molto diversi: Andrea è un
"vitellone", uno che scivola sulla vita senza mai porsi domande.
Almeno finché nella sua esistenza non piomba Charlie, il piccolo
fratellastro di colore».
Tema delicato, con sullo sfondo una realtà difficile
come quella africana. Come l'avete affrontato cercando di evitare
la retorica?
V.: «Rappresentandolo con onestà, evitando sia di
edulcorarlo per renderlo più accettabile, sia di cadere nello
scontato o nel caramelloso. La presenza di un bambino tra i
protagonisti mi ha permesso di usare l'ironia, scongiurando, almeno
spero, il rischio di un quadro a tinte fosche in cui ci si converte
piangendo».
Chi è il bambino che avete scelto per interpretare
Charlie?
M.: «Si chiama Michael, ha 9 anni, vive a New York e ha
un papà americano e una mamma giamaicana. È stato un colpo di
fulmine: un pomeriggio, mentre Carla e io eravamo in casa a
lavorare alla sceneggiatura, su Mtv è passato un video di
Tiziano Ferro girato a New York ed entrambi siamo rimasti folgorati
da questo bambino meraviglioso che rubava la scena a Tiziano… Carla
mi ha dato una gomitata nelle costole: avevamo trovato il "nostro
Charlie". Dopo il provino, Michael ha passato sei mesi a casa mia
per imparare l'italiano».
Prima di Un altro mondo che legame avevate con
l'Africa?
V.: «Ci ero stata parecchi anni fa, ma la mia era una
conoscenza superficiale. Il libro è stato l'occasione per entrarci
in contatto davvero, grazie soprattutto ad alcuni coraggiosi che
lavorano con l'Africa e non solo per l'Africa, a
partire da Gianfranco Morino, un medico italiano che ha fondato la
World Friends Onlus, attiva a Nairobi da 25 anni. Dopo averlo
conosciuto non è più possibile girare lo sguardo dall'altra
parte».
M.: «Fino a un anno fa per me l'Africa era un
territorio inesplorato, con l'eccezione del Marocco. Il primo
incontro è stato attraverso questo libro. Poi Morino mi ha fatto
conoscere l'Africa più dura, ma anche quella più vera. Con lui ho
visitato gli slum di Nairobi. A impressionarmi non è stata
l'estrema povertà - quella più o meno me l'aspettavo -, ma la
dignità delle persone che ci abitano, tra le fogne a cielo aperto.
Lì, la mattina alle 8, puoi vedere uscire, da una baracca di fango,
una signora in tailleur».
Si sente cambiato da questa esperienza?
M.: «Sì, ma non è stato tanto il viaggio o l'Africa in
sé a cambiarmi, quanto una persona: Gianfranco. Per questo abbiamo
deciso di aiutarlo con il sito Un altro mondo, in cui
parleremo dei nostri progetti presenti e futuri e manterremo un
dialogo continuo con chi ci segue. E potremo anche raccogliere
fondi, con una piattaforma che rimarrà operativa anche dopo il
film».