Susan Sarandon: «La mia nonna italiana? Anticonformista come me»

15 luglio 2010 
<p>Susan Sarandon: «La mia nonna italiana? Anticonformista come
me»</p>
PHOTO LAPRESSE

«Sono emozionata all'idea di venire in Italia». Susan Sarandon, 63 anni, l'attrice di Thelma e Luoise,  pronuncia la frase che ogni attore americano dice, prima di prendere l'aereo, se parla con un giornalista italiano. Il 24 luglio la Sarandon, che vedremo l'anno prossimo nel film Jeff Who Lives at Home di Jay Duplass e Mark Duplass, sarà al Giffoni Festival per ritirare un premio alla carriera.

Vanity Fair l'ha raggiunta, prima della partenza, a un telefono di New York. Però lei ha qualche motivo in più per essere felice del viaggio. «Ogni volta che vengo mi sento a casa. Ero già stata in Sicilia, a Ragusa, per vedere i luoghi d'origine di mia madre, Lenora Marie Criscione. Poi di recente ho trovato il certificato di nascita di mia nonna, Anita Rigali, di cui si erano perse le tracce. Ho scoperto che suo padre, Mansueto Rigali, veniva da Coreglia, in provincia di Lucca, e che lei era sepolta in un cimitero di New York, poco distante da casa mia».

Che cosa sapeva, prima di questa scoperta?
«Solo che mia nonna Anita era "scomparsa" quando mia madre aveva due anni. Non avendo un numero di assicurazione, né un nome certo, ne aveva cambiati parecchi, era difficile rintacciarla. Sono stata perciò felicissima di ritrovare le sue orme, e sapere che almeno gli ultimi 45 anni della sua vita è stata felice mi ha rincuorato».

Che donna era?
«Aveva avuto un'infanzia tragica, era una sopravvissuta. Sua madre era morta quando lei aveva 10 anni, e sei suoi fratelli, su 9, morirono. Era una donna molto intelligente, aveva lavorato come ballerina in un club, era bellissima e ebbe molte storie d'amore tragiche. Nonostante tutto questo era una persona che aveva trovato una strada per la felicità. Sono sicura che in alcuni momenti deve essersi sentita sopraffatta, tuttavia ci sono prove che era una persona che dava feste, era molto positiva. Non so se questo vuol dire "essere forti", ma io mi auguro di finire così, è sicuramente un modello. Non si è mai comportata da vittima, è sempre andata avanti: spero di avere ereditato quei geni».

Si sente simile a lei?
«Non ho avuto le sue tragedie, sono stata molto più fortunata. Anita però aveva lavorato nello show business come me. Era un'anticonformista per i suoi tempi e una donna indipendente, e in questo ci assomigliamo».

Lei, dopo la rottura con Tim Robbins, è single?
«Sì».


Il resto dell'intervista lo potete trovare su Vanity Fair n°29 in edicola mercoledì 21 luglio

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