Beppe Fiorello: «Rosario, quando lavoreremo insieme?»

15 agosto 2010 
<p>Beppe Fiorello: «Rosario, quando lavoreremo insieme?»</p>
PHOTO LAPRESSE

E a ottobre si sposa. Dopo dodici anni di amore, due bambini, qualche tentennamento, non per la persona ma per l'istituzione, a 41 anni Beppe Fiorello entrerà in chiesa, a Roma, con Anita e Nicola, i figli paggetti di 7 e 5 anni, e infilerà al dito di Eleonora Pratelli, 38, l'anello che ha scelto lei, visto che «in queste cose è molto più brava di me». Poi, una festa con moltissimi amici. Perché «nella vita ci si sposa una volta sola, e allora tanto vale farlo in grande».

Cronache di (dopo) Narni e (prima delle) nozze. La ferrovia si arrampica con imprescindibili ritardi: Narni, Terni... Arriva Spoleto. È qui, nella città dei «Due Mondi» e della futura suocera, che si trova Fiorello. Domani andrà con la famiglia a fare rafting sul fiume, adesso è in un ristorante con il padre di Eleonora (lei, che lo ha accompagnato in auto, nel frattempo fa la spesa) e i turisti che passando chiedono di fotografarsi insieme. Fra l'idillio di oggi, di una mattinata cominciata pedalando un'ora e mezzo su e giù per i colli umbri, e quello di domani con il matrimonio in grande stile, ci saranno giorni di film e di festival.

Alla Mostra del Cinema di Venezia, Fiorello presenterà lo stesso giorno - il 3 settembre - due film. Un cortometraggio noir intitolato Niente orchidee, dove è alle prese con alcuni cadaveri e una figlia in pericolo (oltre che con l'assistente sociale Valeria Solarino). Un lungometraggio - nella sezione Controcampo - di Roberta Torre, I baci mai dati, in cui ha una parte secondaria, come marito della protagonista Donatella Finocchiaro che imbastisce un business sull'ipotetica apparizione della Madonna alla figlia.

Quindi è padre in entrambi i film. D'altra parte, lei diceva che fin da piccolo giocava ad avere bambini, è vero?
«Sì, da ragazzo mi immaginavo che padre sarei diventato».

E che padre è oggi?
«Esigente, in questo assomiglio più a mia madre che a mio padre. Voglio trasmettere dei valori, il rispetto degli altri, uno sguardo onesto verso il mondo. Ma sono anche un padre che si commuove pensando che un giorno i miei figli leggeranno questa intervista e le altre che ho fatto e mi potranno conoscere meglio. A me piace rileggere le cose che ho detto: capisco come sto cambiando, e lo vedranno anche loro».

Nel frattempo, i bambini vedono il papà in Tv o al cinema?
«No, hanno visto solo Il grande Torino, dove ero Valentino Mazzola, perché è una storia di quando il calcio era bello e pulito. E poi hanno visto Giuseppe Moscati, perché è un eroe buono».

Lei però, Galantuomini a parte, è quasi sempre un eroe buono. Anche se adesso sta finendo di girare Il bandito e il campione, ispirato alla storia di Costante Girardengo e Sante Pollastri cantata pure da Francesco De Gregori. E in questa miniserie ha preferito essere il bandito anziché il campione: perché?
«Volevo cambiare marcia, altrimenti dicono che faccio sempre il buono. Ma Pollastri è comunque un eroe romantico, un bandito un po' Robin Hood e un po' anarchico, che - siamo durante il fascismo - si oppone al regime».

Chi è invece il campione?
«Simone Gandolfo, che oltre a essere un bravo attore è un ottimo ciclista».

Lei come se la cava in bici?
«Mi piace molto andarci, ho sempre bisogno di fare qualcosa di fisico, e poi mi dà una grande pace. Mentre pedalo penso, immagino storie, sceneggiature. Un po' come la sera a letto».

Eleonora che cosa dice?
«Anche lei la sera pensa e prepara. Per me, come per mio fratello Rosario, la sera è il momento più creativo. Poi, quando mi sveglio, butto giù queste idee con alcuni amici che lavorano con me. Ho fondato una piccola casa di produzione, Ibla, proprio per poter realizzare le mie storie perché non è vero che il cinema è in crisi dal punto di vista creativo, lo è da quello economico».

Se diventa produttore, convince suo fratello a recitare?
«Io lo prenderei subito, ma lui non vuole. Dice che non ce la farebbe a sostenere i ritmi e le attese che ti impone il cinema. Invece, l'attesa fra un ciak e l'altro è il momento che mi piace di più di questo lavoro».

Magari invece sarà Rosario a chiamare lei per il nuovo programma radio che vuol fare su Mike.
«Sul serio vuol farlo? Non mi ha detto niente, oggi gli telefono e gli spiego che dobbiamo deciderci a lavorare insieme».

L'intervista completa sul numero 33 di Vanity Fair, in edicola il 18 agosto.

> Beppe Fiorello: «Cara, vecchia onestà»

Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).