Claire Danes: «Un figlio? A 31 anni è presto»

19 agosto 2010 
PHOTO CORBIS IMAGES

-CLAIRE DAINES IN DIECI FOTO

Nei mesi scorsi, la rete televisiva americana Hbo ha prodotto e trasmesso il film biografico Temple Grandin (che andrà in onda in Italia, su Sky Cinema, a ottobre), candidato a 15 Emmy, gli Oscar televisivi, che verranno assegnati il 29 agosto (in diretta su Sky Uno). Una delle nomination è per Claire Danes che impersona Temple. Al Roma Fiction Fest, dove si è portata a casa già un riconoscimento come miglior attrice, ho incontrato Claire. Non è più la ragazzina di Romeo + Juliet con Leonardo DiCaprio. È una giovane signora di 31 anni, sposata da due con il collega inglese Hugh Dancy, molto pacata. È vestita di turchese, colore che le dona molto perché combacia con quello dei suoi occhi grandi che sembrano disegnati.

Quando lei era ragazzina, sua madre, per un periodo, ha gestito un asilo nido privato dentro casa vostra. Sarà preparatissima quando diventerà madre a sua volta.

«I bambini di cui si occupava mia madre erano tutti tra uno e due anni e io, spesso, le facevo da assistente. Su quella fascia d'età, in effetti, sono parecchio preparata. So a memoria un mucchio di filastrocche, so preparare dei buoni succhi di frutta naturali e grattugiare le mele. Però, con i bambini piccoli o più grandi, non saprei da che parte cominciare».
Ha voglia di avere figli?
«Ci penso, anche perché in questo periodo ho un sacco di amiche che ne hanno appena avuti o sono incinte. Non sono sicura di essere già pronta per questo passo. So quanto cambino la vita».
Molte donne, anche se hanno un compagno e un lavoro redditizio, tendono a spostare sempre più avanti nel tempo questa decisione. Perché, secondo lei?
«È un fenomeno tipico di quest'epoca, è una delle grandi differenze tra noi e le nostre madri, che si sposavano prima e avevano figli prima. Io sono contenta di avere aspettato un po' prima di impegnarmi con mio marito. Mi sono data tutto il tempo necessario per capire chi sono, per saperne di più sulle relazioni, sul tipo di lavoro che è richiesto da parte di entrambi nella vita di coppia».

L'intervista completa sul numero 34/2010 di Vanity Fair, in edicola dal 25 agosto

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