Giancarlo Scarchilli: «Quando Vittorio Gassman aveva la vocina»

21 agosto 2010 
<p>Giancarlo Scarchilli: «Quando Vittorio Gassman aveva la
vocina»</p>
PHOTO LAPRESSE

>> ESCLUSIVO: GUARDA LE FOTO PRIVATE DI VITTORIO GASSMAN

Questa non la vedrete. «Serie A o serie B? Questo è il problema». In mano, al posto del teschio di Amleto, il pallone di calcio. Il monologo lo recitava, con intonazione rigorosamente shakespeariana, molti anni fa, in Tv, Vittorio Gassman. E se questa parodia non compare in Vittorio incontra Gassman di Giancarlo Scarchilli, che il 1° settembre inaugura la Mostra del cinema di Venezia (alle ore 22, nella sala Darsena), nei 79 minuti di film si vedono infinite altre immagini del grande attore scomparso esattamente dieci anni fa - il 29 giugno 2000. Scarchilli Gassman lo conosceva bene. Lo aveva incontrato da ragazzo (adesso ha 59 anni) e dopo un po' Vittorio lo chiamò per preparare Di padre in figlio, film «familiare» del 1982.

Una mattina di maggio dell'anno scorso si svegliò con un pensiero: il 2010 era l'anniversario della morte di Vittorio, bisognava fare qualcosa. Anche per risarcirlo di quel terribile silenzio della Mostra del cinema 2000, quando nessuno si sognò di commemorarlo. Poi, con Alessandro - il figlio oggi quarantacinquenne, nato dopo Paola, 65 anni, e Vittoria, 57, prima di Jacopo, 30: tutti da madri diverse - si è messo al lavoro. L'idea di fondo è raccontare il Gassman attore, quasi come un'autobiografia cinematografica. Più ancora delle numerose testimonianze di chi lo ha conosciuto - Ettore Scola, Mario Monicelli, Gigi Proietti, Carlo Verdone, Sergio Castellitto... - è quindi la voce dello stesso attore, e il suo volto che cambia negli anni, a creare il proprio ritratto.

Perché ha preferito il Gassman professionale a quello privato?
«Per smentire un equivoco su di lui. Di Vittorio si parla sempre come di un grande attore classico, invece è stato il più grande dei moderni. Perché per primo è passato attraverso cinema, teatro, Tv: e sempre ai massimi livelli. Perché ha saputo spaziare dal tragico al comico con uguale bravura, e senza pregiudizi. Un suo equivalente? Picasso, l'artista che ha attraversato tutti gli stili».

La prima cosa che colpisce nel film è che lui l'attore proprio non intendeva farlo.«È stata sua madre a farlo iscrivere all'Accademia di arte drammatica. E quando fece il saggio finale, Silvio D'Amico (critico, scrittore e fondatore dell'Accademia, ndr) chiese: "Ma questo è un attore o uno sportivo?", perché la sua recitazione era estremamente ginnica».

Era stato nella Nazionale di basket...
«Sì. Aveva questo grande fisico ma una vocina sottile... Ha fatto sforzi inauditi per ispessirsi le corde vocali. Si allenava ore e ore, lo dice nel film: "Forse il mio primo matrimonio è finito perché facevo sette ore di esercizi vocali al giorno"».

C'è un'altra cosa che un Gassman ormai anziano, bellissimo nella sua barba grigia, racconta: riguarda la depressione, che lo afflisse negli ultimi anni.
«Dice che forse è dipesa proprio dal fatto che l'attore non era ciò che voleva fare - lui voleva scrivere, essere poeta - perché "per nascita e per carattere ero un introverso", e invece per recitare ha dovuto trasformarsi completamente. Di questo ha poi pagato il "pedaggio". Ma finisce dicendo che "ne valeva la pena"».

Non si piangeva mai addosso.
«Per niente: diceva solo che era come se un giorno, a 65 anni, si fosse svegliato scoprendo di aver vissuto la vita di un altro. Ma era anche molto allegro, una persona per cui figli e amici erano fondamentali. Ed era generosissimo, a me ha dato una casa a Roma quando ero rimasto senza, ma affittandomela a una cifra irrisoria: voleva aiutarmi, senza offendermi».

Altri ricordi personali?
«Moltissimi. Uno dei più indelebili è quello di Avignone, in un Palazzo dei Papi gremito di pubblico che non lo lasciava andare, e lui continuava a fare un bis dopo l'altro. Vittorio era, d'altra parte, quello che aveva portato Adelchi nelle piazze, con il suo Teatro popolare, e aveva fatto 450 mila spettatori, moltissimi dei quali non erano mai andati a teatro. Era quello cui si inchinavano i più grandi. Quando lo accompagnai al Festival del cinema di Cuba, vidi il tono reverenziale con cui gli parlavano Fidel Castro e García Márquez. François Mitterrand si disse onorato di incontrarlo».

Come ha messo insieme Vittorio incontra Gassman?
«Ho visto 130 film e migliaia di ore di teatro e Tv, lavorato 13 mesi, intervistato 38 persone, girato le scene in cui Alessandro fa da guida nel mondo di Vittorio. Un enorme lavoro».

Ci sono testimonianze molto divertenti. Panatta dice che voleva sempre vincere, e lui gli spiegava: «Vitto', ma se ce sono io, te mica puoi vincere». Marco Risi ricorda come suo padre Dino e Gassman amassero le donne, e in qualche caso le condividessero. Ricky Tognazzi racconta di Ugo e Vittorio che facevano a gara a chi era il più depresso, a chi aveva dormito peggio... Una che non c'è nel film?
«Tantissime, non ci stava tutto. Ma le metterò negli extra del dvd. Per esempio, c'è Carlo Verdone che dice: "Attori come lui si davano così tanto al loro lavoro che alla fine non sappiamo più chi siamo". Comincia parlando di Gassman ma finisce parlando di sé».

Qualcuno le ha detto no?
«Solo Fanny Ardant: lei questo genere di cose, di ricordi, non le vuole fare».

Prima accennava a un dvd: sarà questa la destinazione del film, dopo Venezia?
«Sì, ma prima la Rai lo manderà in onda».

E farà bene. Vedere Gassman che fa impazzire un giovane Pippo Baudo, che vuol fare a braccio di ferro con Mina, che legge con vocione shakespeariano le «Istruzioni per l'uso di un capo delicato» sono momenti bellissimi di una Tv che non c'è più. Come lui, che a 6 anni voleva fare il mendicante, diventò attore per sbaglio e scoprì che, nonostante tutto, «Questa è una vita straordinaria: che state a fare voi? Gli ingegneri? I braccianti? Fate gli attori, che potete alzarvi tutti alle due del pomeriggio!».

Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).