Jessica Alba: «Meglio mamma che sex symbol»

28 agosto 2010 
<p>Jessica Alba: «Meglio mamma che sex symbol»</p>
PHOTO GETTY IMAGES

>> GUARDA LA VACANZA IN FRANCIA DI JESSICA ALBA

>> GUARDA IL BEAUTY PORTRAIT DI JESSICA ALBA


Entra nella sala del Polo Lounge al Beverly Hills Hotel di Los Angeles e sembra una figurina animata di Jessica Alba, ritagliata dai molti giornali o siti Internet che si occupano di lei, che la ritraggono quando, sola o con la figlia Honor, entra ed esce dai negozi, sale in automobile, porta in giro una tazza di caffè o il sacchetto di una boutique. 

Stesso look finto trasandato (cappellino, camicia a scacchi, scarpe sportive), stesso sguardo leggermente distaccato, come ignaro del mondo intorno a lei. Poi si siede, ordina un tè e comincia a parlare. 

Più adulta dei suoi 29 anni, è già ricca, già famosa, già sposata e madre di una bambina di due anni. Mai andata fuori dai binari. Niente arresti per ubriachezza né sospetti di relazioni pericolose con sostanze o persone discutibili. E, ovviamente, se parliamo di cibo, ci tiene a dire che a casa sua si mangia solo roba fresca e biologica. 

Da quando è apparsa, prima in Tv nella serie Dark Angel e poi al cinema, spesso in film, come I fantastici quattro, destinati a quel pubblico di giovani maschi brufolosi che Hollywood tiene in altissima considerazione, Jessica Alba è diventata anche un sex symbol, come si dice. È entrata in diverse classifiche di donne «più belle del mondo» ed è stata scelta per un'edizione del calendario Campari, fotografata da Mario Testino. 

Adesso, come capirete da questa intervista, Jessica si è stufata dell'immagine avuta finora. Ha in mente altro: registi di qualità, film da festival. Si è già messa all'opera. Prima con The Killer Inside Me di Michael Winterbottom, presentato con successo all'ultimo Sundance Film Festival dove traccia un ritratto di donna abusata, tutta lividi, urla e lacrime, e adesso eccola in Machete di Robert Rodriguez (con lui aveva già lavorato in Sin City), fuori concorso il 1° settembre alla Mostra del Cinema di Venezia.

 

Ieri ho digitato Jessica Alba su Google News e la prima notizia che è venuta fuori riguarda cellulite e smagliature. Lei avrebbe detto che è contenta di averne perché sono difetti che le ricordano il fatto di essere diventata madre.
«È vero. Anche se, per onestà, le dico che io la cellulite credo di averla da quando ero un bebè. È roba ereditaria».

Questa consapevolezza della cellulite, chiamiamola così, non le ha impedito di posare per calendari e riviste.
«Già. Ma non sono orgogliosa di tutte le mie apparizioni. Tante cose le ho fatte perché "si devono fare", non perché io mi trovassi particolarmente a mio agio con il mio corpo. Il che avrà fatto pensare a un sacco di gente che io sia molto più disinvolta di quanto sono in realtà. D'altronde, questo è un business, noi attrici siamo merce, siamo ognuna un "brand". Ti consigliano di venderti in questo o quel modo, ti fanno tirare fuori le tette, ti vestono e ti truccano e ti dicono esattamente come ti devi posizionare perché "è così che funziona". Anche se farti vedere "così", magari, non è sempre stato il sogno della tua vita». 

Certe cose si fanno anche spinti dall'ambizione, però.
«Probabilmente. Ma anche solo perché ti viene detto che lo fanno tutte, che è parte della professione. Il che è vero». 

Che cosa è vero?
«Che è parte della professione e che - anche se non ti piace da morire perché, come nel mio caso, sei timida e impacciata - fare una foto sexy non necessariamente compromette le tue chance di fare buoni film, di diventare un'attrice stimata». 

La competizione tra voi attrici è uno sport leale?
«Certo! Dipende tutto dalla fortuna, almeno all'80 per cento: è leale per forza».

Da quando è diventata madre, è cambiato qualcosa nel modo in cui si guarda allo specchio?
«È cambiato tutto. Adesso sono molto meno critica nei confronti di me stessa. Quando hai un figlio, il tuo corpo cambia e indietro non si torna, non sarai mai più la stessa. Ma la gioia della maternità per me è stata tale che tutto il resto è irrilevante».

Si dice sempre così.
«Le faccio un esempio. Ho indossato una minigonna a gambe nude, per la prima volta, pochi mesi fa. Prima mi vergognavo, ero ossessionata da ogni minimo difetto. Adesso non me ne frega più niente».

Quanto era corta la mini?
«Corta. A metà coscia. Forse il mio corpo è meno perfetto di prima, ma io lo amo di più perché è servito a fare qualcosa di buono, anzi di straordinario: mia figlia».

Anni fa si disse che lei era stata inserita in una lista di potenziali finte fidanzate per attori segretamente gay. Leggende metropolitane o davvero c'è gente disposta a fingersi fidanzata di Tizio o Caio per avere visibilità a Hollywood?
«Certo che succede. Scusi, lei non conosce nessuno che si è sposato per denaro? La gente si sposa per avere più soldi, per avere accesso a mondi a cui non appartiene per nascita, per riempire dei vuoti. Io a mia figlia voglio insegnare a essere indipendente perché non cada in queste trappole, perché sappia realizzare le sue ambizioni contando sempre e solo su se stessa». 

Lei e Cash vi siete sposati per amore, immagino. Quando vi siete conosciuti, suo marito era assistente sul set dei Fantastici quattro. Colpo di fulmine?
«Immediato riconoscimento di anima gemella, direi. Amici da subito. Anche se eravamo entrambi impegnati in altre relazioni».

E la storia vera quando è iniziata?
«Quasi subito, lo ammetto… D'altronde, quando è quello giusto è quello giusto. Ormai stiamo insieme da sei anni, ma a me sembrano venti, perché ho la sensazione di conoscerlo da sempre. Honor è il suo ritratto, gli somiglia da pazzi».

Lei è famosa, suo marito no. Almeno all'inizio, questo è stato un problema?
«Sia con mio marito che con i miei fidanzati precedenti, ho sempre cercato di stare attenta: ho reso le storie pubbliche solo quando ne ero molto sicura, altrimenti ti gettano addosso un sacco di merda non necessaria».

Essere famosi spesso costringe a essere più riservati di quanto si sarebbe per carattere?
«Decisamente. Per proteggersi si rischia di diventare dei robot, chiusi in un guscio, e ci si esprime in modo innaturale. Non è bello, anche se spesso si è obbligati a farlo. Ecco perché mi piacciono i social network».

Mi spieghi.
«Perché su Twitter o Facebook io parlo direttamente, non ci sono mediazioni. È tutto più spontaneo».

Ultimo tweet postato?
«Ho risposto a un tizio che mi chiedeva se vengo pagata per stare su Twitter».

Che cosa gli ha risposto?
«"Sarebbe carino. È una proposta?"».

I social network faranno sparire la gente come me. Voi attori ve la canterete e suonerete da soli.
«Non credo proprio. Con una paginetta di Twitter, mica posso raggiungere un pubblico vasto come quello che legge la carta stampata o guarda la televisione».

Quanti followers ha?
«Non lo so! Vuole che controlli?». 

Ci penso io quando scriverò l'articolo, così il numero sarà aggiornato. I social network sono anche un generatore di critiche, però. Tutti si sentono in diritto di giudicare tutti e non si fanno sconti a nessuno.
«Io delle critiche me ne frego. Sono l'unico aspetto negativo del mio lavoro, mi permetto di passarci sopra. Senta, conosco tanta gente che fa fatica a sopravvivere e che odia il mestiere che fa, mentre io mi mantengo grazie a qualcosa che amo profondamente: concentrarmi sull'unico aspetto antipatico sarebbe da idiota».

Sembra molto felice della sua vita familiare. Farete altri figli?
«Certamente. Quando, non lo so, ma ne vogliamo altri entrambi».

Ho controllato il numero di followers di Jessica Alba su Twitter: sono 504.613. E, nella biografia, si descrive semplicemente così: Proud Mom, mamma orgogliosa

>> GUARDA IL BEAUTY PORTRAIT DI JESSICA ALBA

Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).