Il lavandino gocciola, le pentole sono ammucchiate le une sulle
altre, incrostate di giorni, come le tazze della colazione. Silvio
Orlando fa il regista. In crisi. E' accasciato sulla tastiera del
suo pc, che la storia che da cinque anni gli sollecita il suo
produttore, la storia per il salto nel cinema di Cristiana
Capotondi (un'attricetta arrogante, capricciosa e viziata dal
successo televisivo di una serie in costume come tante se ne vedono
di questi tempi, la Principessa Laurina), proprio non gli
viene.
E «non sa come dirlo». Quindi, prende ad arrampicarsi sugli
specchi, quando gliela chiedono va dietro a quello che gli accade
intorno (la corriera che passa, il pianista dirimpettaio,
abbracciato oltre la persiana semichiusa dalla bella e triste Kasia
Smutniak) o a rivisitazioni oniriche di ruoli comuni (la piratessa
sanguinaria, la prima donna nello spazio, la maestra dell'800).
Ruoli, su cui lei sbuffa, ne
la Passione di Carlo Mazzacurati.
Nella vita, invece, la parte che Cristiana Capotondi rifiuterebbe è
quella che fa uscire gli spettatori dalla sala con un senso di
claustrofobia irrimediabile.
L'11 settembre compie 30 anni («l'età della femminilità più
quiete»), prima degli «anta» tre obiettivi: «Finire i lavori della
mia casa in Toscana, produrre il film del romanzo di cui ho
acquistato i diritti, e comprare una barca a vela». Una famiglia
no? Sgrana gli occhi, come si parlasse di alieni. «Nooo. Ma mai
dire mai».
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