Willem Dafoe: «Che bellezza essere diretto da mia moglie»

05 settembre 2010 

Quando può, tra un'intervista e l'altra allo Spazio Lancia, Willem Dafoe posa la mano sulla schiena di Giada Colagrande, sua moglie (e sua regista) dal 2005. Sono qui a Venezia (anche) per A woman, thriller psicologico fuori concorso, che girato tra Salento e New York attinge a piene mani da Rebecca di Alfred Hitchcock per «un'indagine intima sull'amore e i suoi effetti, sulla paura, sulla follia, sulla morte», dice lei, lei che ha pensato e diretto il marito (per la seconda volta, dopo Before it Had a Name) come Max Oliver, scrittore americano tormentato dalla perdita della compagna che per amore fa trasferire in Italia (e deragliare) una giovane ragazza, Julie, tutta ombre e ossessione.
Giada racconta ai giornalisti di sentirsi «come Orson Welles quando dirigeva Rita Hayworth». Willem che si diverte a essere «il suo soggetto, in ogni senso». E che ama questa Italia che gli ha dato sposa, vacanze, lavoro. Senza alcun nonostante.

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