Michele Placido: «Ho voluto stare dalla parte del torto. E l'Italia mi ha boicottato»

06 settembre 2010 
<p>Michele Placido: «Ho voluto stare dalla parte del torto. E
l'Italia mi ha boicottato»</p>

- CHI ERA (DAVVERO) VALLANZASCA, di Giorgio Dell'Arti

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Il regista di Vallanzasca, al centro delle polemiche per la scelta di fare una pellicola sul criminale Anni Settanta, a fine conferenza stampa, e a telecamere quasi tutte spente, si leva il sassolino dalla scarpa: «Gli italiani non lo hanno voluto produrre. Fox e i francesi hanno voluto crederci».

Il film scomodo mette in scena la storia del nostro nemico pubblico numero 1: «Dal dopo guerra a oggi», sottolinea Michele Placido.
«Ho avuto delle remore a farlo: ho fatto il prete e il poliziotto, poi mi sono chiesto se ero in grado di raccontare un criminale, la nostra parte oscura, si chiami Vallanzasca o con un altro nome. E' Kim (Rossi Stuart) che mi ha datto il coraggio perchè come attore voleva affrontrarlo e abbiamo fatto questo viaggio assieme. Da professionisti abbiamo messo in questa storia tutta la nostra onestà e distanza dal personaggio».
Certo, è fin dai primi ciak che si obietta che il Vallanzasca di Placido sia pure troppo bello ma il regista spiega che «Negli Anni Settanta è stato un mito, anche con l'aiuto della stampa, che sbatteva il mostro, nel bene e nel male, sempre in prima pagina. Poi è passato di moda. Certo è che chi lo incontra viene sedotto dalla sua capacità, parlantina, simpatia. E' chiaro che sotto questo strato c'è il criminale. Ma è lì che si cela il mistero. Il punto è che se vogliamo il criminale tipo Lombroso con gli occhi sporgenti e lo sguardo cattivo, quello non è Renato Vallanzasca».

Tra gli altri elementi "seduttivi" di questo cattivo della Storia italiana ci sarebbe la sua personale "etica". «Se siamo informati di quello che è successo in questi anni a livello di stragi mafiose e terrorismo nero e rosso, che hanno sconvolto il nostro Paese, Vallanzasca è uno che ha commesso le sue colpe ma è anche uno dei pochi che le sta scontando in galera, mentre sappiamo bene che ci sono persone che stanno addirittura in Parlamento e hanno fatto peggio».

Dal punto di vista di Michele Placido, Renato Vallanzasca è un cattivo che criminale ci è nato e che vive secondo una sua morale criminale, con aspetti forse poco comprensibili ai più, ma con delle chiare peculiarità: «Primo. Si è assunto tutta la responsabilità di tutti i delitti. Non ha mai sparato su persone inermi. Non si è arricchito.
L'ultimo delitto me lo ha confessato poco prima di iniziare il film. Ha ucciso un pentito: l'ha sentito come dovere. L'ha fatto, me lo ha confidato e io l'ho messo nel film. Vallanzasca è uno che non nasconde. Rivela. E questa è etica. Non lo vogliamo assolvere ma vogliamo vedere in faccia anche il Male».
E Kim Rossi Stuart, per chiarire meglio la cosa, cita Placido che cita Bertold Brecht: «Mi sono seduto nel posto di chi aveva torto perché tutti gli altri erano già occupati».
In altre parole, il cinema e la letteratura debbono parlare anche di questo, del criminale.

> CHI ERA (DAVVERO) VALLANZASCA, di Giorgio Dell'Arti

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