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RENE'
Il regista di Vallanzasca, al centro delle polemiche
per la scelta di fare una pellicola sul criminale Anni Settanta, a
fine conferenza stampa, e a telecamere quasi tutte spente, si leva
il sassolino dalla scarpa: «Gli italiani non lo hanno voluto
produrre. Fox e i francesi hanno voluto
crederci».
Il film scomodo mette in scena la storia del nostro nemico
pubblico numero 1: «Dal dopo guerra a oggi», sottolinea
Michele Placido.
«Ho avuto delle remore a farlo: ho fatto il prete e il poliziotto,
poi mi sono chiesto se ero in grado di raccontare un criminale, la
nostra parte oscura, si chiami Vallanzasca o con un altro nome. E'
Kim (Rossi Stuart) che mi ha
datto il coraggio perchè come attore voleva affrontrarlo e abbiamo
fatto questo viaggio assieme. Da professionisti abbiamo messo in
questa storia tutta la nostra onestà e distanza dal
personaggio».
Certo, è fin dai primi ciak che si obietta che il Vallanzasca di
Placido sia pure troppo bello ma il regista spiega che «Negli Anni
Settanta è stato un mito, anche con l'aiuto della stampa, che
sbatteva il mostro, nel bene e nel male, sempre in prima pagina.
Poi è passato di moda. Certo è che chi lo incontra viene sedotto
dalla sua capacità, parlantina, simpatia. E' chiaro che sotto
questo strato c'è il criminale. Ma è lì che si cela il mistero. Il
punto è che se vogliamo il criminale tipo Lombroso con gli occhi
sporgenti e lo sguardo cattivo, quello non è Renato
Vallanzasca».
Tra gli altri elementi "seduttivi" di questo cattivo della
Storia italiana ci sarebbe la sua personale "etica". «Se siamo
informati di quello che è successo in questi anni a livello di
stragi mafiose e terrorismo nero e rosso, che hanno sconvolto il
nostro Paese, Vallanzasca è uno che ha commesso le sue colpe ma è
anche uno dei pochi che le sta scontando in galera, mentre sappiamo
bene che ci sono persone che stanno addirittura in Parlamento e
hanno fatto peggio».
Dal punto di vista di Michele Placido, Renato
Vallanzasca è un cattivo che criminale ci è nato e che
vive secondo una sua morale criminale, con aspetti forse poco
comprensibili ai più, ma con delle chiare peculiarità: «Primo. Si è
assunto tutta la responsabilità di tutti i delitti. Non ha mai
sparato su persone inermi. Non si è arricchito.
L'ultimo delitto me lo ha confessato poco prima di iniziare il
film. Ha ucciso un pentito: l'ha sentito come dovere. L'ha fatto,
me lo ha confidato e io l'ho messo nel film. Vallanzasca è uno che
non nasconde. Rivela. E questa è etica. Non lo vogliamo assolvere
ma vogliamo vedere in faccia anche il Male».
E Kim Rossi Stuart, per chiarire meglio la cosa, cita Placido che
cita Bertold Brecht: «Mi sono seduto nel posto di
chi aveva torto perché tutti gli altri erano già occupati».
In altre parole, il cinema e la letteratura debbono parlare anche
di questo, del criminale.
> CHI ERA (DAVVERO) VALLANZASCA, di Giorgio
Dell'Arti