- I DIECI CHILI PERSI DA ALBA PER IL FILM E ALTRE 9
TRASFORMAZIONI CELEBRI PER IL CINEMA (COMPRESO L'ULTIMO: JOAQUIN
PHOENIX)
- DA VANITY FAIR: CHE NUMERI, MARINELLI
- LE FOTO DEL PROTAGONISTA
- IL PARTY AL NASTRO AZZURRO CLUB
A Venezia è il giorno della
Solitudine dei numeri primi, la trasposizione
cinematografica (firmata da Saverio Costanzo) del fortunato romanzo
(Premio Strega e Campiello Opera prima) di Paolo Giordano.
E' il quarto (e ultimo) lungometraggio italiano in concorso alla
Mostra del Lido. Nelle sale (dal 10 settembre distribuito da
Medusa), Alice e Mattia sono Alba Rohrwacher e Luca Marinelli.
Ecco gli stralci di una (video) conversazione a più voci,
al Café Lancia di Venezia:
SAVERIO COSTANZO, IL REGISTA
«Più che la storia di Alice e Mattia, La solitudine dei
numeri primi è la storia dei corpi, di Alice e Mattia e del
loro stravolgimento nel corso del tempo. Un horror sentimentale
sulla famiglia e sulla sua impossibile emancipazione. Nel romanzo
di Paolo Giordano c'è molto dolore, credo che sia una vera e
propria storia dell'orrore e così ho scelto di sposare il genere
horror per sdrammatizzare e fare arrivare tutte le sensazioni del
romanzo al pubblico».
ALBA ROHRWACHER, ALICE
«E' la prima volta che sono arrivata a un personaggio partendo
da un lavoro drastico sul corpo. Su lui ho lavorato, e tanto.
Mentre Luca (Marinelli, ndr.) ingrassava, io dimagrivo. E
viceversa. Non è stato facile, ci sono voluti quasi tre mesi per
calare dieci chili. Nell'allontanarci nei valori di peso, ci
avvicinavamo dentro. Usare il corpo come tramite, ti costringe a
non sapere davvero cosa gli/ti accadrà domani e questo senso di
instabilità ti consente di sorprenderti ogni volta. E' spaventoso.
E bellissimo».
LUCA MARINELLI, MATTIA
«Ingrassare diciannove chili mi ha fatto paura. Fortuna c'era
Alba: non ci conoscevamo, siamo diventati grandi amici. Mi ha molto
aiutato» (leggi l'intervista di Vanity Fair
e
sfoglia la gallery)
PAOLO GIORDANO, L'AUTORE DEL ROMANZO
«Tutti pensano che uno scrittore debba co-sceneggiare il suo libro
per difenderlo. Non è così. Il mio processo di separazione da lui è
iniziato quando ho scelto di cedere i diritti. Non ho ansia di
possesso in questo senso. Se uno è attaccato a quello che ha
prodotto non dovrebbe permettere che qualcun altro ci lavori.
Rivedendo il film da spettatore, ho ritrovato il senso anch'io. È
stata la prima volta che mi sono commosso di cose che mi dovevano
commuovere prima».