Polaroid d'autore: i Vip fatti a pezzi

09 settembre 2010 

Lo vedi che ferma le star del cinema, e nel Lancia Café, con una Polaroid le «cartografa». Il braccio esile, la mano sulle labbra, il sigaro in bocca, l'attaccatura dei capelli: tutto finisce in un mosaico, «un ritratto emozionale» come lo chiama lui. Lui che è Maurizio Galimberti, 54 anni, fotografo di professione, «official instant artist» (almeno) dal 1998.

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«Il mio lavoro sta tra il futurismo della Città che sale di Umberto Boccioni e il cinetismo del Nudo che scende le scale di Marcel Duchamp», spiega. Ha avuto la prima macchina fotografica, una Canon FTB a vent'anni, regalo di compleanno dei genitori. «Quando scatto, penso a Dino Buzzati, che da giovane raccontava alla moglie l'emozione che avrebbero provato un giorno lontano, a vedere riflessa nel fiume sotto casa l'immagine della loro vita insieme. Le mie foto permettono questo viaggio nel tempo: ognuno dopo anni può rivedere com'era ogni piccolissima parte del proprio viso e o del proprio corpo che io ho scattato. E vedere come il tempo, appunto, l'ha cambiata».

Il ritratto più bello che ricorda?
«Johnny Depp. Finì in copertina del Sunday Times di Londra nel 2003. Ma prima ancora lo volle lui in persona, nella versione 50 per 70. Si fece a piedi dall'Hotel Des Bains, in cui alloggiava, al Palazzo del cinema, nascosto dietro il ritratto. Peccato che lo riconobbero poco dopo. Dall'assedio dei fan ci salvò la polizia».

I ritratti più divertenti che ha fatto quest'anno a Venezia?
«Toni Servillo che ha giocato con il sigaro. E Jo Champa: voleva che le cambiassi il viso, nel primo tentativo veniva fuori troppo l'attrice e poco la mamma».

Che cos'è la fotografia, per lei?
«Come dice Giovanni Allevi, è una fata ignorante che ti sta dentro: va suonata tutti i giorni. Io, con la fotografia, creo musica».

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GUARDA LA VIDEO-INTERVISTA A MAURIZIO GALIMBERTI:

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