Il Leone d'oro della 67esima Mostra del cinema di Venezia è
andato a Somewhere di Sofia Coppola. La
regista americana, 39 anni, vincitrice sei anni fa dell'Oscar per
la sceneggiatura di Lost in translation, ha portato a casa
il premio che suo padre, Francis Ford Coppola, non
ha mai vinto. Dopo la proclamazione dalla sala stampa sono arrivati
parecchi fischi.
GLI ALTRI PREMI
Balada Triste da Trompeta di Alex De La
Iglesia ha vinto il Leone d'argento per la migliore regia;
a Essential killing di Jerzy Skolimowski
è andato il Gran premio della giuria. Assegnato anche un Leone
speciale a Monti Hellman (in gara con Road to
nowhere) per il complesso dell'opera. Vincitori delle Coppe
Volpi sono stati la greca Ariane Labed,
protagonista di Attenberg di Athina Rachel Tsangari e
Vincent Gallo, protagonista del film di
Skolimowski, al Lido da giorni anche se nessuno l'ha mai visto. Il
Leone d'Oro alla carriera è andato al regista cinese John
Woo, a Venezia per presentare fuori concorso Reing of
Assassin, film di Chao-Bin Su cui ha collaborato come
montatore e supervisore.
JOHN WOO E LA CARRIERA «DEDICATA»
Quando il 3 settembre ha ricevuto il premio, Woo ha prima
ricordato i suoi maestri italiani («De Sica, Bertolucci, Leone,
Visconti, Antonioni ecc.»), poi ha ringraziato le donne della sua
vita: la moglie («lei mi ha sempre detto che davo tutta la mia
parte romantica ai film lasciandola sola ma nonostante tutto mi è
rimasta a fianco») e la madre («la persona che mi ha indicato la
rotta da seguire»).
ITALIA A SECCO
Nessun riconoscimento per i film italiani tra i premi maggiori
(20 sigarette di Aureliano Amadei ha
vinto il gran premio di Controcampo).
QUANTI FILM
In tutto alla 67esima Mostra internazionale d'arte cinematografica
della Biennale di Venezia (questo il nome completo della
manifestazione) sono stati proiettati 175 film. 41, quasi il doppio
dei 22 dell'anno scorso, erano italiani. 24 le pellicole in
concorso: quattro italiane (La pecora nera di
Ascanio Celestini, La solitudine dei numeri
primi di Saverio Costanzo, Noi
Credevamo di Mario Martone, La
Passione di Carlo Mazzacurati), cinque
statunitensi, una canadese, due giapponesi, una russa ecc.
IL FILM A SORPRESA
Il nome dell'ultimo film in gara, Le fosse del cinese
Wang Bing, è stato rivelato soltanto il 6
settembre: il direttore della Mostra, Marco
Müller, l'aveva tenuto nascosto fino all'ultimo per
evitare blocchi improvvisi e proteggere il regista.
LA SITUAZIONE COMICA
Alle quattro sezioni della selezione ufficiale, Venezia 67, Fuori
Concorso, Orizzonti e Controcampo Italiano, quest'anno si è
aggiunta La situazione comica, retrospettiva sul cinema
comico italiano.
LE CIFRE DEL LIDO, TRA BUFFET E TAXI
Per allestire la Mostra Müller ha avuto 12 milioni di
euro (erano 12 milioni e 700mila nel 2009), uno in meno del
Festival del cinema di Roma. Tanti i tagli: la festa
d'inaugurazione non s'è fatta sulla spiaggia dell'Excelsior ma con
un cocktail nell'hotel, molte cene si sono trasformate in buffet,
lo zainetto degli accreditati è diventato un sacchetto di carta
ecc. In laguna i prezzi sono comunque rimasti alti: alcune
trattorie chiedevano 60 euro un antipasto di pesce, una corsa in
taxi non costava mai meno di 30. Tante camere, soprattutto negli
hotel vicini alla Mostra, sono rimaste vuote.
L'APERTURA COL PRESIDENTE (E LA CHIUSURA SENZA
MINISTRI)
Il Festival si era aperto nel tardo pomeriggio del primo settembre
tra gli applausi al presidente della Repubblica, da tre anni ospite
della Biennale e per la prima volta in sala Grande (non ha fatto il
tappeto, è entrato da un ingresso secondario), e la contestazione
(altrettanto applaudita) dei dodici poliziotti del Coisp
(Coordinamento per l'indipendenza delle forze di polizia) che,
coperti da sagome con coltelli infilati nella schiena, protestavano
contro i tagli dei fondi per la sicurezza. A Rocco
Buttiglione hanno urlato «vattene a casa», Gianni Letta è
stato fischiato (il comunicato ufficiale parlava però di «un
eventuale, non udito, segnale di dissenso»). Il sottosegretario
alla presidenza del Consiglio ha consegnato al maestro
Armando Trovajoli un premio per l'eccellenza nella
cultura italiana da parte del ministero della Cultura:
Bondi non c'era, era in camper in Provenza con
Manuela Repetti, sua compagna. Alla cerimonia
conclusiva non ha partecipato nessun ministro.
BLACK SWAN, PER NAPOLITANO «VERY STRONG»
Giorgio Napolitano, camicia bianca e cravatta rossa, e la signora
Clio, abito color prugna a fantasia, hanno
assistito alla proiezione di Black Swan, il film di
Darren Aronfsky che ha aperto la kermesse. Al
presidente la storia della ballerina Nina, cigno bianco che deve
imparare a diventare cigno nero, è piaciuta molto: alla fine del
film il capo dello Stato si è alzato, ha stretto la mano al regista
e gli ha detto: «Mi è molto piaciuto, very strong».
I PIU' APPLAUDITI, DALLA PORTMAN A
VERDONE
Müller quest'anno ha voluto un'edizione più sperimentale, con meno
star in passerella e più attenzione alle pellicole. Tra i più
applauditi sul tappeto rosso Natalie Portman, 29
anni, la Nina di Black Swan, abito Rodarte in chiffon
rosso rubino con corpetto tempestato di pietre e borsa Dior,
Jessica Alba, protagonista di Machete di
Robert Rodriguez (presentato fuori concorso) in abito nero
Valentino e sandali Ferragamo, Carlo Verdone,
Quentin Tarantino in smoking, Vincent
Cassel, il Leone d'oro Sofia Coppola con
un vestito al ginocchio nero Vuitton per la presentazione del film
e un abito verde e nero a doppio palloncino al ginocchio per la
premiazione, Lino Banfi, Barbara
Bouchet ecc.
I PIU' CURIOSI, DA GUADAGNINO ALLA VENTURA
Marina Ripa di Meana in nero con cappello da
strega con piume sulla punta, Simona Ventura con
un abito quasi uguale a quello di Manuela Arcuri
(entrambe in Cavalli nero con profilo argentato, di diverso avevano
soltanto la scollatura), il giurato Luca
Guadagnino con una giacca rosa evidenziatore in apertura e
un grosso papillon bianco per la cerimonia conclusiva ecc.
JAFAR PANAHI NON ARRIVA
Atteso inutilmente il regista iraniano Jafar
Panahi. L'artista non ha ottenuto il visto dal regime, che
gli ha anche proibito di girare film per i prossimi cinque anni.
Per il vincitore del Leone d'Oro del 2000 che comunque ha fatto
arrivare a Venezia il suo ultimo lavoro, The Accordion,
sono state raccolte parecchie firme.
ISABELLA E CALVINO
La madrina del Festival, la siciliana Isabella
Ragonese, in Alberta Ferretti bianco e nero per la serata
inaugurale, con un vestito lungo nero a voilant Furlanetto in
chiusura, ha inaugurato la Mostra ricordando il suo primo tappeto
rosso, da esordiente, nel 2006, e gli anni precedenti, quando
andava a Venezia come spettatrice.
Ragonese ha poi citato Italo Calvino, presidente della giuria nel
1981, anno della sua nascita: «Ci piace pensare», ha detto, «che il
cinema di oggi non abbia perso la leggerezza, la visibilità e gli
altri valori che Calvino ci aveva chiesto di conservare per il
2000».
TACCHI E BALLERINE
A Venezia le signore si sono divise tra tacchi e ballerine.
Marina Cicogna, dopo il party a Palazzo Papadopoli
in onore di Quentin Tarantino, ha tirato fuori
dalla borsetta un sacchettino dorato con ballerine pieghevoli: «Le
ho comprate in Turchia», ha raccontato, «se si vuol sopravvivere a
Venezia appena uscita dalle feste bisogna scendere dai tacchi».
Carolina Crescentini, protagonista di 20
Sigarette, dopo la conferenza stampa è stata fotografa mentre
si toglieva un paio di décolleté di almeno una misura più
grande del dovuto e indossava scarpe piatte maculate.
Michelle Williams, protagonista di Meek's
Cutoff, dopo la festa in onore del film si è sfilata le
Louboutin (stessa griffe delle scarpe indossate dal ministro
Carfagna all'arrivo a Venezia), ha raccolto lo
strascico dell'abito di Jason Wu, il preferito di Michelle Obama, e
ha passeggiato a piedi nudi sulla spiaggia. Vinicio
Marchioni, protagonista di 20 sigarette, è
rientrato all'Excelsior tenendo in mano le scarpe viola con tacco a
grattacielo della compagna Milena, scalza. Alla festa organizzata
da Della Valle per festeggiare Dante
Ferretti e la moglie, Francesca Lo
Schiavo portava sandali Manolo Blahnik color prugna «presi
ai saldi» a Miami. Bianca Brandolini d'Adda e
Shala Monroque sono state le uniche ad aver
rinunciato ai tacchi: sandali infradito per la prima, ballerine per
la seconda. Commento di Delfina Delettrez che ha
sempre portato scarpe altissime: «Beate loro che se lo possono
permettere».
QUENTIN, LA «STRANA RICHIESTA» E IL KILL
SPRITZ
Presidente di Venezia 67 è stato il regista Quentin
Tarantino, 47 anni, tornato a Venezia nel ruolo già
ricoperto nel 2004 a Cannes. Prima di accettare l'incarico aveva
chiesto a Muller: «Mettetemi accanto qualcuno di intelligente, con
cui valga la pena discutere» e il direttore l'ha accontentato
chiamando Gabriele Salvatores e Luca
Guadagnino, lo sceneggiatore messicano Guillermo
Arriaga, l'attrice lituana Ingeborga
Dapkunaite, il regista francese Arnaud
Desplechin ecc. In scarpe da tennis e camicia a quadri
verdi in conferenza stampa, ha percorso il tappeto rosso in smoking
e scarpe lucide e ha salutato con calore il pubblico. Per lui il
barman dell'Hotel Danieli, al primo cocktail offerto in suo onore,
ha inventato il drink Kill Spritz. Nei giorni della Mostra, poi,
Tarantino s'è spesso presentato alle quattro del mattino al locale
Palazzina Grassi per mangiare hamburger e s'è sempre dimostrato
disponibile con fan e fotografi. Tanti gli incontri con gli artisti
italiani: il regista ha ipotizzato collaborazioni con Lino
Banfi e Barbara Bouchet (Banfi vorrebbe
interpretare un killer muto perché non sa l'inglese) ma ha evitato
di rispondere a chi gli ha chiesto se vedrà o no l'attore
italoamericano Tony Tarantino, suo padre naturale
che, dagli spot del Chiambretti Night, gli ha chiesto un incontro:
«Non parlo di questo», ha detto, «non sono cose che si affrontano
in televisione».
IL TARANTINO DEI NASTRI, DEI CUORI E DEGLI AMICI
A Venezia Tarantino ha anche ricevuto, insieme a Tilda
Swinton, migliore attrice europea per Io sono
l'amore di Guadagnino, il Nastro D'Argento
per Inglourious Basterds, miglior film extra europeo
dell'anno. Durante tutta la cerimonia di consegna dei premi ha
tenuto gli occhiali da sole e ha stretto una cartellina rossa con
sul retro la scritta "Quentin" e un cuoricino. Qualcuno aveva
parlato di un suo possibile conflitto d'interesse perché in gara
c'erano l'ex fidanzata, la Coppola, e l'amico
Hellman. Lui ha ignorato le polemiche e prima di
consegnare il Leone d'Oro alla regista ha detto che la decisione
era stata presa all'unanimità perché il film li aveva incantati
dalla prima scena.
ITALIANI AL LIDO, DA CELESTINI A
MAZZACURATI
I quattro italiani in concorso non hanno deluso, ma nemmeno
conquistato, la giuria. Ascanio Celestini, al suo
esordio in regia con La Pecora nera, ha raccontato le
storie degli inquilini del Condominio dei Santi, in realtà degenti
di un istituto psichiatrico. Del film di Celestini s'era parlato
qualche mese fa: la pellicola aveva scalzato Una sconfinata
giovinezza di Pupi Avati che, escluso da concorso, aveva
rifiutato di presentare il suo film fuori gara. La pecora
nera, costato un milione e 800 mila euro, uscirà il 15 ottobre
in 70 copie. Meno convincente La solitudine dei numeri
primi di Saverio Costanzo: accolto con favore
dalla Padania («Italiani in concorso. Puntiamo forte su Saverio
Costanzo»), in proiezione ha un po' deluso tanto che il regista, il
figlio 34enne di Maurizio Costanzo, ha detto: «Ne sono felice, lo
spaesamento è cinema». In concorso anche Noi credevamo di
Mario Martone, il film più lungo della Mostra (204
minuti), tratto dall'omonimo romanzo pubblicato da Anna Banti nel
1967 che attraversa gli anni del Risorgimento. Costato quasi sette
milioni di euro e girato in quattro anni, uscirà a novembre al
cinema, poi la Rai lo trasmetterà in due puntate. Prima della
proiezione di Noi Credevamo, il pubblico si è fermato per
ricordare Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica ucciso il 5
settembre pare dalla camorra. Vassallo avrebbe dovuto essere al
Lido con Martone per la proiezione del film ambientato proprio
nella sua città. Ultimo film italiano in concorso La
Passione di Mazzacurati, in cui si racconta
la storia di Gianni Dubois (Silvio Orlando),
regista che da cinque anni non riesce a farsi venire in mente una
storia. Fandango lo farà uscire a ottobre in 300 copie.
IL «CASO VALLANZASCA»
Film italiano di cui si è parlato a lungo è Vallanzasca - gli
angeli del male di Michele Placido,
presentato fuori concorso. Prodotta dalla Fox (nessun
contributo pubblico tranne il patrocinio della città di Milano), la
pellicola racconta la vita del bandito della Comasina, interpretato
da Kim Rossi Stuart, dall'infanzia al carcere,
dove è detenuto da quando aveva 28 anni, condannato a quattro
ergastoli. I familiari delle vittime di Vallanzasca hanno
contestato la pellicola fin dall'ideazione. Pare che Müller la
volesse in concorso: «Siamo stati noi», ha detto il regista «a
scegliere una posizione più defilata per non disturbare». In
conferenza stampa, Placido ha difeso il suo film, poi ha aggiunto:
«In parlamento ci sono persone che hanno fatto peggio di
Vallanzasca». In tanti hanno protestato: il ministro degli Esteri,
Franco Frattini, per esempio, ha detto al regista
di non potersi permettere «di fare queste conclusioni» e di
«pensare alle vittime di Vallanzasca». La pellicola, comunque,
sembra essere piaciuta: la proiezione ufficiale si è conclusa con
cinque minuti di applausi. Vallanzasca non ha ancora visto il film:
Antonella D'Agostino, sua moglie (sullo schermo l'attrice
Paz Vega), ha fatto sapere che lo vedrà prima
dell'uscita nelle sale, prevista per il 17 dicembre.
L'AMAREZZA DI BOLDI
Si è lamentato molto anche Massimo Boldi,
dispiaciuto perché da La situazione comica, la
retrospettiva che Venezia ha dedicato alla commedia, mancavano i
film di cui è protagonista. Invitato alla Mostra soltanto la
mattina del 2 settembre per accompagnare la proiezione de Il
ragazzo di campagna, l'attore non ha partecipato: «Ho un
piccolo ruolo in quel film e onestamente non credo sia giusto
togliere il meritato e completo riconoscimento a Renato
(Pozzetto, ndr), vero protagonista della pellicola.
Piuttosto, visto che quel film era del 1984, perché non inserire
nel programma anche I due carabinieri, diretto e
interpretato da Carlo Verdone, al fianco di Montesano, che
all'epoca incassò 16 miliardi anche grazie alla mia presenza?
Quello che non capisco è questa mancanza di coerenza: che cosa
diranno quando non ci saremo più, che Boldi era un povero stupido?
Non credo sia giusto, non credo sia vero: è un personaggio, ancora
vivo, che al cinema ha dato tanto e ancora dà tanto».
LA CENA (RAI) ANNULLATA
Non si è capito bene perché all'ultimo momento la sera dell'8
settembre sia stata annullata la cena all'Hilton Molini Stuky
organizzata come di consueto dalla Rai per salutare i suoi film in
concorso. I quasi 200 ospiti sono stati avvisati con questo sms:
«Il direttore generale Masi si scusa con gli ospiti ma per
importanti impegni istituzionali si vede costretto ad annullare
l'invito». Vista la distanza dell'hotel dal Lido, a disposizione
degli ospiti erano stati messi a disposizione dei transfer d'acqua.
Per aver mandato all'aria la cena all'ultimo momento, la Rai dovrà
comunque il conto.