Dal Kill Spritz (in onore di Quentin) alle star scalze, il Festival in cinque minuti

11 settembre 2010 
<p>Dal Kill Spritz (in onore di Quentin) alle star scalze, il
Festival in cinque minuti</p>
PHOTO GETTY IMAGES

Il Leone d'oro della 67esima Mostra del cinema di Venezia è andato a Somewhere di Sofia Coppola. La regista americana, 39 anni, vincitrice sei anni fa dell'Oscar per la sceneggiatura di Lost in translation, ha portato a casa il premio che suo padre, Francis Ford Coppola, non ha mai vinto. Dopo la proclamazione dalla sala stampa sono arrivati parecchi fischi.

GLI ALTRI PREMI
Balada Triste da Trompeta
di Alex De La Iglesia ha vinto il Leone d'argento per la migliore regia; a Essential killing di Jerzy Skolimowski è andato il Gran premio della giuria. Assegnato anche un Leone speciale a Monti Hellman (in gara con Road to nowhere) per il complesso dell'opera. Vincitori delle Coppe Volpi sono stati la greca Ariane Labed, protagonista di Attenberg di Athina Rachel Tsangari e Vincent Gallo, protagonista del film di Skolimowski, al Lido da giorni anche se nessuno l'ha mai visto. Il Leone d'Oro alla carriera è andato al regista cinese John Woo, a Venezia per presentare fuori concorso Reing of Assassin, film di Chao-Bin Su cui ha collaborato come montatore e supervisore.

JOHN WOO E LA CARRIERA «DEDICATA»
Quando il 3 settembre ha ricevuto il premio, Woo ha prima ricordato i suoi maestri italiani («De Sica, Bertolucci, Leone, Visconti, Antonioni ecc.»), poi ha ringraziato le donne della sua vita: la moglie («lei mi ha sempre detto che davo tutta la mia parte romantica ai film lasciandola sola ma nonostante tutto mi è rimasta a fianco») e la madre («la persona che mi ha indicato la rotta da seguire»).

ITALIA A SECCO

Nessun riconoscimento per i film italiani tra i premi maggiori (20 sigarette di Aureliano Amadei ha vinto il gran premio di Controcampo).

QUANTI FILM
In tutto alla 67esima Mostra internazionale d'arte cinematografica della Biennale di Venezia (questo il nome completo della manifestazione) sono stati proiettati 175 film. 41, quasi il doppio dei 22 dell'anno scorso, erano italiani. 24 le pellicole in concorso: quattro italiane (La pecora nera di Ascanio Celestini, La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo, Noi Credevamo di Mario Martone, La Passione di Carlo Mazzacurati), cinque statunitensi, una canadese, due giapponesi, una russa ecc.

IL FILM A SORPRESA

Il nome dell'ultimo film in gara, Le fosse del cinese Wang Bing, è stato rivelato soltanto il 6 settembre: il direttore della Mostra, Marco Müller, l'aveva tenuto nascosto fino all'ultimo per evitare blocchi improvvisi e proteggere il regista.

LA SITUAZIONE COMICA
Alle quattro sezioni della selezione ufficiale, Venezia 67, Fuori Concorso, Orizzonti e Controcampo Italiano, quest'anno si è aggiunta La situazione comica, retrospettiva sul cinema comico italiano.

LE CIFRE DEL LIDO, TRA BUFFET E TAXI
Per allestire la Mostra Müller ha avuto 12 milioni di euro (erano 12 milioni e 700mila nel 2009), uno in meno del Festival del cinema di Roma. Tanti i tagli: la festa d'inaugurazione non s'è fatta sulla spiaggia dell'Excelsior ma con un cocktail nell'hotel, molte cene si sono trasformate in buffet, lo zainetto degli accreditati è diventato un sacchetto di carta ecc. In laguna i prezzi sono comunque rimasti alti: alcune trattorie chiedevano 60 euro un antipasto di pesce, una corsa in taxi non costava mai meno di 30. Tante camere, soprattutto negli hotel vicini alla Mostra, sono rimaste vuote.

L'APERTURA COL PRESIDENTE (E LA CHIUSURA SENZA MINISTRI)
Il Festival si era aperto nel tardo pomeriggio del primo settembre tra gli applausi al presidente della Repubblica, da tre anni ospite della Biennale e per la prima volta in sala Grande (non ha fatto il tappeto, è entrato da un ingresso secondario), e la contestazione (altrettanto applaudita) dei dodici poliziotti del Coisp (Coordinamento per l'indipendenza delle forze di polizia) che, coperti da sagome con coltelli infilati nella schiena, protestavano contro i tagli dei fondi per la sicurezza. A Rocco Buttiglione hanno urlato «vattene a casa», Gianni Letta è stato fischiato (il comunicato ufficiale parlava però di «un eventuale, non udito, segnale di dissenso»). Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha consegnato al maestro Armando Trovajoli un premio per l'eccellenza nella cultura italiana da parte del ministero della Cultura: Bondi non c'era, era in camper in Provenza con Manuela Repetti, sua compagna. Alla cerimonia conclusiva non ha partecipato nessun ministro.

BLACK SWAN, PER NAPOLITANO «VERY STRONG»
Giorgio Napolitano, camicia bianca e cravatta rossa, e la signora Clio, abito color prugna a fantasia, hanno assistito alla proiezione di Black Swan, il film di Darren Aronfsky che ha aperto la kermesse. Al presidente la storia della ballerina Nina, cigno bianco che deve imparare a diventare cigno nero, è piaciuta molto: alla fine del film il capo dello Stato si è alzato, ha stretto la mano al regista e gli ha detto: «Mi è molto piaciuto, very strong».

I PIU' APPLAUDITI, DALLA PORTMAN A VERDONE
Müller quest'anno ha voluto un'edizione più sperimentale, con meno star in passerella e più attenzione alle pellicole. Tra i più applauditi sul tappeto rosso Natalie Portman, 29 anni, la Nina di Black Swan, abito Rodarte in chiffon rosso rubino con corpetto tempestato di pietre e borsa Dior, Jessica Alba, protagonista di Machete di Robert Rodriguez (presentato fuori concorso) in abito nero Valentino e sandali Ferragamo, Carlo Verdone, Quentin Tarantino in smoking, Vincent Cassel, il Leone d'oro Sofia Coppola con un vestito al ginocchio nero Vuitton per la presentazione del film e un abito verde e nero a doppio palloncino al ginocchio per la premiazione, Lino Banfi, Barbara Bouchet ecc.

I PIU' CURIOSI, DA GUADAGNINO ALLA VENTURA
Marina Ripa di Meana in nero con cappello da strega con piume sulla punta, Simona Ventura con un abito quasi uguale a quello di Manuela Arcuri (entrambe in Cavalli nero con profilo argentato, di diverso avevano soltanto la scollatura), il giurato Luca Guadagnino con una giacca rosa evidenziatore in apertura e un grosso papillon bianco per la cerimonia conclusiva ecc.

JAFAR PANAHI NON ARRIVA
Atteso inutilmente il regista iraniano Jafar Panahi. L'artista non ha ottenuto il visto dal regime, che gli ha anche proibito di girare film per i prossimi cinque anni. Per il vincitore del Leone d'Oro del 2000 che comunque ha fatto arrivare a Venezia il suo ultimo lavoro, The Accordion, sono state raccolte parecchie firme.

ISABELLA E CALVINO
La madrina del Festival, la siciliana Isabella Ragonese, in Alberta Ferretti bianco e nero per la serata inaugurale, con un vestito lungo nero a voilant Furlanetto in chiusura, ha inaugurato la Mostra ricordando il suo primo tappeto rosso, da esordiente, nel 2006, e gli anni precedenti, quando andava a Venezia come spettatrice.
Ragonese ha poi citato Italo Calvino, presidente della giuria nel 1981, anno della sua nascita: «Ci piace pensare», ha detto, «che il cinema di oggi non abbia perso la leggerezza, la visibilità e gli altri valori che Calvino ci aveva chiesto di conservare per il 2000».

TACCHI E BALLERINE
A Venezia le signore si sono divise tra tacchi e ballerine. Marina Cicogna, dopo il party a Palazzo Papadopoli in onore di Quentin Tarantino, ha tirato fuori dalla borsetta un sacchettino dorato con ballerine pieghevoli: «Le ho comprate in Turchia», ha raccontato, «se si vuol sopravvivere a Venezia appena uscita dalle feste bisogna scendere dai tacchi». Carolina Crescentini, protagonista di 20 Sigarette, dopo la conferenza stampa è stata fotografa mentre si toglieva un paio di décolleté di almeno una misura più grande del dovuto e indossava scarpe piatte maculate. Michelle Williams, protagonista di Meek's Cutoff, dopo la festa in onore del film si è sfilata le Louboutin (stessa griffe delle scarpe indossate dal ministro Carfagna all'arrivo a Venezia), ha raccolto lo strascico dell'abito di Jason Wu, il preferito di Michelle Obama, e ha passeggiato a piedi nudi sulla spiaggia. Vinicio Marchioni, protagonista di 20 sigarette, è rientrato all'Excelsior tenendo in mano le scarpe viola con tacco a grattacielo della compagna Milena, scalza. Alla festa organizzata da Della Valle per festeggiare Dante Ferretti e la moglie, Francesca Lo Schiavo portava sandali Manolo Blahnik color prugna «presi ai saldi» a Miami. Bianca Brandolini d'Adda e Shala Monroque sono state le uniche ad aver rinunciato ai tacchi: sandali infradito per la prima, ballerine per la seconda. Commento di Delfina Delettrez che ha sempre portato scarpe altissime: «Beate loro che se lo possono permettere».

QUENTIN, LA «STRANA RICHIESTA» E IL KILL SPRITZ
Presidente di Venezia 67 è stato il regista Quentin Tarantino, 47 anni, tornato a Venezia nel ruolo già ricoperto nel 2004 a Cannes. Prima di accettare l'incarico aveva chiesto a Muller: «Mettetemi accanto qualcuno di intelligente, con cui valga la pena discutere» e il direttore l'ha accontentato chiamando Gabriele Salvatores e Luca Guadagnino, lo sceneggiatore messicano Guillermo Arriaga, l'attrice lituana Ingeborga Dapkunaite, il regista francese Arnaud Desplechin ecc. In scarpe da tennis e camicia a quadri verdi in conferenza stampa, ha percorso il tappeto rosso in smoking e scarpe lucide e ha salutato con calore il pubblico. Per lui il barman dell'Hotel Danieli, al primo cocktail offerto in suo onore, ha inventato il drink Kill Spritz. Nei giorni della Mostra, poi, Tarantino s'è spesso presentato alle quattro del mattino al locale Palazzina Grassi per mangiare hamburger e s'è sempre dimostrato disponibile con fan e fotografi. Tanti gli incontri con gli artisti italiani: il regista ha ipotizzato collaborazioni con Lino Banfi e Barbara Bouchet (Banfi vorrebbe interpretare un killer muto perché non sa l'inglese) ma ha evitato di rispondere a chi gli ha chiesto se vedrà o no l'attore italoamericano Tony Tarantino, suo padre naturale che, dagli spot del Chiambretti Night, gli ha chiesto un incontro: «Non parlo di questo», ha detto, «non sono cose che si affrontano in televisione».

IL TARANTINO DEI NASTRI, DEI CUORI E DEGLI AMICI

A Venezia Tarantino ha anche ricevuto, insieme a Tilda Swinton, migliore attrice europea per Io sono l'amore di Guadagnino, il Nastro D'Argento per Inglourious Basterds, miglior film extra europeo dell'anno. Durante tutta la cerimonia di consegna dei premi ha tenuto gli occhiali da sole e ha stretto una cartellina rossa con sul retro la scritta "Quentin" e un cuoricino. Qualcuno aveva parlato di un suo possibile conflitto d'interesse perché in gara c'erano l'ex fidanzata, la Coppola, e l'amico Hellman. Lui ha ignorato le polemiche e prima di consegnare il Leone d'Oro alla regista ha detto che la decisione era stata presa all'unanimità perché il film li aveva incantati dalla prima scena.

ITALIANI AL LIDO, DA CELESTINI A MAZZACURATI
I quattro italiani in concorso non hanno deluso, ma nemmeno conquistato, la giuria. Ascanio Celestini, al suo esordio in regia con La Pecora nera, ha raccontato le storie degli inquilini del Condominio dei Santi, in realtà degenti di un istituto psichiatrico. Del film di Celestini s'era parlato qualche mese fa: la pellicola aveva scalzato Una sconfinata giovinezza di Pupi Avati che, escluso da concorso, aveva rifiutato di presentare il suo film fuori gara. La pecora nera, costato un milione e 800 mila euro, uscirà il 15 ottobre in 70 copie. Meno convincente La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo: accolto con favore dalla Padania («Italiani in concorso. Puntiamo forte su Saverio Costanzo»), in proiezione ha un po' deluso tanto che il regista, il figlio 34enne di Maurizio Costanzo, ha detto: «Ne sono felice, lo spaesamento è cinema». In concorso anche Noi credevamo di Mario Martone, il film più lungo della Mostra (204 minuti), tratto dall'omonimo romanzo pubblicato da Anna Banti nel 1967 che attraversa gli anni del Risorgimento. Costato quasi sette milioni di euro e girato in quattro anni, uscirà a novembre al cinema, poi la Rai lo trasmetterà in due puntate. Prima della proiezione di Noi Credevamo, il pubblico si è fermato per ricordare Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica ucciso il 5 settembre pare dalla camorra. Vassallo avrebbe dovuto essere al Lido con Martone per la proiezione del film ambientato proprio nella sua città. Ultimo film italiano in concorso La Passione di Mazzacurati, in cui si racconta la storia di Gianni Dubois (Silvio Orlando), regista che da cinque anni non riesce a farsi venire in mente una storia. Fandango lo farà uscire a ottobre in 300 copie.

IL «CASO VALLANZASCA»
Film italiano di cui si è parlato a lungo è Vallanzasca - gli angeli del male di Michele Placido, presentato fuori concorso. Prodotta dalla Fox (nessun contributo pubblico tranne il patrocinio della città di Milano), la pellicola racconta la vita del bandito della Comasina, interpretato da Kim Rossi Stuart, dall'infanzia al carcere, dove è detenuto da quando aveva 28 anni, condannato a quattro ergastoli. I familiari delle vittime di Vallanzasca hanno contestato la pellicola fin dall'ideazione. Pare che Müller la volesse in concorso: «Siamo stati noi», ha detto il regista «a scegliere una posizione più defilata per non disturbare». In conferenza stampa, Placido ha difeso il suo film, poi ha aggiunto: «In parlamento ci sono persone che hanno fatto peggio di Vallanzasca». In tanti hanno protestato: il ministro degli Esteri, Franco Frattini, per esempio, ha detto al regista di non potersi permettere «di fare queste conclusioni» e di «pensare alle vittime di Vallanzasca». La pellicola, comunque, sembra essere piaciuta: la proiezione ufficiale si è conclusa con cinque minuti di applausi. Vallanzasca non ha ancora visto il film: Antonella D'Agostino, sua moglie (sullo schermo l'attrice Paz Vega), ha fatto sapere che lo vedrà prima dell'uscita nelle sale, prevista per il 17 dicembre.

L'AMAREZZA DI BOLDI
Si è lamentato molto anche Massimo Boldi, dispiaciuto perché da La situazione comica, la retrospettiva che Venezia ha dedicato alla commedia, mancavano i film di cui è protagonista. Invitato alla Mostra soltanto la mattina del 2 settembre per accompagnare la proiezione de Il ragazzo di campagna, l'attore non ha partecipato: «Ho un piccolo ruolo in quel film e onestamente non credo sia giusto togliere il meritato e completo riconoscimento a Renato (Pozzetto, ndr), vero protagonista della pellicola. Piuttosto, visto che quel film era del 1984, perché non inserire nel programma anche I due carabinieri, diretto e interpretato da Carlo Verdone, al fianco di Montesano, che all'epoca incassò 16 miliardi anche grazie alla mia presenza? Quello che non capisco è questa mancanza di coerenza: che cosa diranno quando non ci saremo più, che Boldi era un povero stupido? Non credo sia giusto, non credo sia vero: è un personaggio, ancora vivo, che al cinema ha dato tanto e ancora dà tanto».

LA CENA (RAI) ANNULLATA
Non si è capito bene perché all'ultimo momento la sera dell'8 settembre sia stata annullata la cena all'Hilton Molini Stuky organizzata come di consueto dalla Rai per salutare i suoi film in concorso. I quasi 200 ospiti sono stati avvisati con questo sms: «Il direttore generale Masi si scusa con gli ospiti ma per importanti impegni istituzionali si vede costretto ad annullare l'invito». Vista la distanza dell'hotel dal Lido, a disposizione degli ospiti erano stati messi a disposizione dei transfer d'acqua. Per aver mandato all'aria la cena all'ultimo momento, la Rai dovrà comunque il conto.

 

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