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FIGLIA»
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Da quando era rientrata al Lido la voce era sempre più insistente.
Quando si è presentata sul red carpet è sembrata la conferma. E
così è stato: Sofia Coppola ha vinto il
Leone d'oro a Venezia con il suo
Somewhere. Delusione per il cinema italiano,
che resta a secco, nonostante i quattro film in concorso.
«Il cinema ci cambia», aveva inaugurato così la cerimonia finale
di Venezia 67 la madrina Isabella Ragonese.
Chiedendo a tutti: «Chi di voi dopo aver visto Psycho non
ha mai provato un brivido in una doccia con la tendina? Anche
i film di questa Mostra ci hanno cambiato, senza saperlo».
Entra in scena poi il presidente della Giuria Quentin
Tarantino (indossando occhiali da sole): «E' stata
un'esperienza meravigliosa, ringrazio soprattutto la Giuria con cui
ho passato momenti straordinari e mi sono divertito a discutere. Le
nostre scelte, c'entrano solo con il cinema, non con la politica e
con tutte le altre cose».
E si parte con i premi. La Coppa Volpi per la
miglior interpretazione maschile va a Vincent
Gallo, uno dei «fantasmi di questa edizione» (non si è mai
visto in conferenze stampa o feste, ma si dice che giri per Venezia
in incognito). Ritira il premio per lui, Jerzy
Skolimowski, regista del film di cui è protagonista,
Essential Killing. Che scherza: «Sono
sicuro Vincent che sei nascosto da qualche parte, dove sei? Fai il
ragazzo coraggioso, esci fuori». Coppa Volpi per
la miglior interpretazione femminile alla greca Ariane
Labed per il film
Attenberg di Athina Rachel
Tsangari.
Il premio Osella per la migliore forografia va a
Mikhail Krichman per il film
Silent Souls di Aleksei
Fedorchenko. L'Osella per la migliore sceneggiatura ad
Alex de la Iglesia per
Balada triste de trompeta. Che vince
anche il Leone d'Argento per la miglior regia. «E'
il momento più bello della mia vita», dice dal palco il
regista, scherzando si inginocchia davanti a Tarantino e urla:
«Thank you!».
Il Premio speciale della Giuria vede tornare sul
palco il polacco Jerzy Skolimowski, regista del
film premiato Essential Killing.
Leone speciale per l'insieme dell'opera a
Monte Hellman, vecchio amico di Quentin, in
concorso con
Road to Nowhere. Leone del
Futuro - Premio opera prima Luigi De Laurentis
al turco Seren Yuce per Cogunluk
(Majority). Dante Ferretti (premiato al Lido con un
riconoscimento e un documentario) gli ha consegnato un assegno
da 100 mila dollari offerto da Filmauro. Premio
Mastroianni per gli attori emergenti a Mila
Kunis (assente, ha mandato un messaggio video) per
Black Swan di Darren Aronowsky.
Nessun italiano neanche negli altri premi collaterali
assegnati.
Poi la scena è tutta per Sofia Coppola. Tarantino
le consegna il Leone d'oro, apparentemente senza imbarazzo visto
che Sofia è una sua ex (la storia risale al 2004: saranno queste
«le altre cose» che - aveva detto - non avevano
influenzato la decisione della Giuria?). «E' stata una decisione
unanime, questo film ci ha incantato fin dalla prima scena», dice
il presidente.
«Sono orgogliosa, non ci credo, è un grande onore»,
ha replicato, appesa a un sottile filo di commozione, la
«fredda» Sofia, «ringrazio Marco Muller che mi ha invitato, tutti
gli attori, la Giuria e soprattutto i miei genitori, in
particolare mio padre (il grande Francis Ford
Coppola, ndr), che mi ha insegnato a fare cinema». Appena
scesa dal palco, le va incontro il marito, il cantante dei Phoenix,
Thomas Mars, che le dà un bacio veloce a uso della
platea.
Conflitto d'interesse per Tarantino-Coppola? «Non è stato
difficile dare a lei il Leone», ha detto poi Quentin. «Mi ricordo
che proprio Monte Hellman mi disse nel 1992 al Sundance, dove
presentavo Le Iene, che un amico in giuria è la cosa
peggiore che ti possa capitare, perché per quanto ti voglia
sostenere, sarà troppo imbarazzato e non oserà farlo. Io ho
soltanto reagito ai film, non ho indirizzato le decisioni». Sofia,
sulla cosa, gioca. «Imbarazzante, eh?», gli dice. E lo abbraccia a
lungo. Poi continua, sull'onda della felicità: «La mia famiglia ha
origine italiana, e io mi ci sento. Ho appena parlato con i miei
genitori e mio padre era contentissimo».
Il Leone d'oro alla carriera intanto era stato
già
assegnato al regista cinese John Woo. Per
la sezione Orizzonti, infine, ha vinto tra i
lungometraggi Verano de Goliat di Nicolas Pereda. Il
Premio speciale della giuria va a The forgotten space
di Noel Burch e Allan Sekula (Olanda). Cortometraggi: Coming
attractions di Peter Tscherkassky (Austria). Mediometraggi:
Tse (Out) di Roee Rosen (Israele). Menzione speciale a
Jean Gentil di Israel Cardenas and Amelia Laura Guzman
(Repubblica Dominicana). Venice Short Film Nominee for the European
Film Awards a The external world di David O'Reilly.
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