Claudio Bisio,  in Benvenuti al sud è un brianzolo leghista «deportato» nel Cilento.

21 settembre 2010 
<p>Claudio Bisio,&nbsp; in Benvenuti al sud è un brianzolo leghista
«deportato» nel Cilento.</p>
PHOTO MICHAEL NURSE - PHOTOMOVIE

Milano, piazza del Duomo. Claudio sta tessendo un elogio della bellezza della vita e della città. Passa un piccione: splash, gli centra la giacca. «Porca trota!». La scena è ispirata a quello che successe davvero durante le riprese dei famosi spot sull'ottimismo di Tonino Guerra (e lì lo sceneggiatore lanciò una male dizione ben più forte… ). Ma nel caso di Bisio va fatta una precisazione: l'imprecazione nulla ha a che fare con quel Trota con la maiuscola, ovvero Renzo Bossi. E il dubbio è legittimo perché con questa gag si apre Benvenuti al Sud (al cinema il 1° ottobre): una commedia, certo, ma anche la storia di due Italie costrette controvoglia a incontrarsi Il film è il remake - molto fedele - del francese Giù al Nord, uscito due anni fa, dove un direttore delle poste era trasferito per punizione dalla Provenza alla zona di Lille, fra gli «Ch'tis», abitanti del profondo Nord con nomea di zotici. Nonostante i suoi pregiudizi, il direttore dovrà ricredersi. È esattamente lo stesso percorso che compie Claudio Bisio nei panni dell'Alberto di Benvenuti al Sud. Solo che lui lo fa nel senso opposto, dalla Brianza al Cilento. E, trattandosi di Italia e di tempi di Lega e federalismo, gli spunti da commedia sono in parte diversi.


Gag a parte, durante le riprese avete mai percepito un clima di violenza?
«Se ne avessimo parlato solo poche settimane fa, avrei detto che il Cilento è il paradiso in terra: tranquillo, pulito, sicuro, con un mare e paesaggi bellissimi».

Adesso, invece?
«Dopo che la camorra ha ucciso Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica, molto impegnato nella difesa delle risorse ambientali e in particolare del porto turistico di Acciaroli, che si trova quasi confinante con Castellabate dove noi lavoravamo, mi rendo conto che il clima è completamente diverso da quello che avevo percepito».

Un film in napoletano stretto: chissà che cosa diranno «giù al Nord».
«Però Alberto è brianzolo, vagamente leghista. E il punto di vista è il suo».

Lo potremmo definire, rubando il titolo al regista Renzo Martinelli sponsorizzato da Bossi, un anti-Barbarossa?
«Assolutamente sì».

Ha conosciuto l'autore di Giù al Nord, Dany Boon?
«Sì, il film era stato un tale successo che molti Paesi volevano farne il remake. A Dany il nostro progetto è piaciuto, ha seguito la sceneggiatura, e adesso Benvenuti al Sud è stato anche già rivenduto in Francia. Uno scambio equo: le gag che nascono dai pregiudizi geografico-culturali a lui le hanno ispirate Totò e Peppino, che in Totò, Peppino e… la malafemmina sbarcano a Milano come in terra straniera. Boon fa anche un cameo nel nostro film, con qualche battuta in ch'ti, che capiscono solo i napoletani. Io invece ho una piccola parte - un cuoco italiano - nel suo nuovo film, un'altra storia di culture "nemiche", con un frontaliere belga e uno francese».

Come sarà il nuovo Zelig, in Tv a gennaio: uguale a prima?
«Forse no. Paola Cortellesi ha preso il posto di Vanessa Incontrada. E da una che si è trasformata nella Gelmini, nella Carfagna e nella Santanchè qualcosa ti devi pur aspettare. Paola è una comica, non una soubrette, e io credo che cambiare sia anche giusto».

Non è che ha incoraggiato lei la Incontrada ad andarsene?
«Ne abbiamo parlato a lungo. Mi ha fregato: anch'io ci stavo pensando, ma si è decisa prima lei. Il fatto è che, per quanto bene ti trovi, dopo tanto tempo - io di Zelig ne ho fatti tredici, sette dei quali con Vanessa - ci vuole un brivido di novità. Adesso ce l'ho, anche perché so che Paola canta molto meglio di me».

A proposito di cantare: lei è amico di Rocco Tanica e con Le storie tese quattro anni fa ha portato in tournée Coèsi se vi pare: ha visto Elio a X Factor?
«È bravissimo, se ne sta tutto serio e silenzioso silenzioso e fa morir dal ridere. Comunque, tramite la Cortellesi che è sua amica, anche Tanica sarà a Zelig».

L'intevista completa su Vanity Fair n.38/2010 in edicola da mercoledì 22 settembre

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