Ryan Reynolds: «Vuoi dormire con me (sottoterra)?»

28 settembre 2010 
<p>Ryan Reynolds: «Vuoi dormire con me (sottoterra)?»</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Guardare per 90 minuti un uomo sepolto vivo in una cassa da morto è difficile, ed è quasi impossibile non immedesimarsi. È quello che accade in Buried - Sepolto. Il titolo è già abbastanza esplicito, ma non spiega come sia possibile per un'ora e mezzo non staccare gli occhi dallo schermo, provando le stesse emozioni del protagonista: paura folle, dolore fisico, dolore psicologico, ansia, nostalgia, rassegnazione, speranza. Il protagonista è Ryan Reynolds, canadese di 33 anni, conosciuto anche per essere il marito di Scarlett Johansson. Con questo film Reynolds si è avventurato su un terreno praticamente inesplorato al cinema, raccogliendo la sfida proposta dal giovane regista spagnolo Rodrigo Cortés e restando per 17 giorni chiuso in una bara, in uno studio cinematografico di Barcellona.

Lei in quella bara ha dovuto abituarsi al buio, sopportare la sabbia, fare i conti con l'ossigeno che si consuma. E, in più, se l'è vista con un serpente che riesce a intrufolarsi fra le assi della cassa.
«Ho sofferto di claustrofobia, certo. Non credo che esista qualcuno che non ne soffrirebbe in quelle condizioni, con una scorta di ossigeno limitata e uno stupido telefonino fra le mani. Il serpente però non è stato un problema. Non mi spaventava sentirmelo strisciare addosso e vederlo uscire fuori dai pantaloni. Ovviamente nessun doppio senso in quello che ho appena detto».

Come ha reagito sua moglie all'idea di saperla in una cassa?
«Credo che nessuno, se vuole bene a un'altra persona, possa sentirsi a suo agio sapendolo là dentro. Ma ho cercato di non metterle ansia. Ho voluto tenermi dentro le sensazioni che scaturivano da quell'esperienza. D'altra parte non credo ci siano molte parole per descrivere quello che provavo e che facevo ogni giorno».

Mentre girava le è capitato di pensare alla morte, magari al suo funerale?
«Sì, e mi farò cremare. Non ci sarà sepoltura. L'ho deciso al terzo giorno di riprese. Ho chiamato un notaio da Barcellona. Per nessuna ragione, né vivo né morto, ripeterò quell'esperienza. Alla morte, comunque, mi era già capitato di pensare. Più si invecchia e più ci si pensa».

Ha solo 33 anni.
«Ma crescendo acquisti maggiore responsabilità nei confronti di te stesso e di chi ti sta vicino, gente che in qualche modo dipende da te».

Sua moglie, con cui ha appena festeggiato il secondo anniversario, sembra indipendente, però, almeno economicamente.
«Non amo parlare di noi, perché il rischio è che tutto venga trasformato in una soap opera».  

Su
Vanity Fair n.39/2010 in edicola da mercoledì 29 settembre

Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).