Scorsese: «La Dolce Vita ha cambiato il mondo»

30 ottobre 2010 
<p>Scorsese: «La Dolce Vita ha cambiato il mondo»</p>

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Dice Martin Scorsese: " La Dolce vita ha cambiato il mondo". Al festival di Roma, oggi si festeggia il capolavoro felliniano, che compie 50 anni. E Scorsese, nel ruolo di gran cerimoniere, ha presentato la prima mondiale della versione restaurata dell'opera, sostenuta da Gucci. Il bianco e nero del film è stato restaurato dal negativo originale dalla Cineteca di Bologna e prima della conferenza stampa, sono state proiettate alcune scene che vennero tagliate dal montaggio definitivo, come l'inquadratura di Anita Ekberg che entra nella fontana di Trevi sotto gli occhi stupiti di Mastroianni.

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"La Dolce vita per me è uno spartiacque del cinema mondiale", racconta Scorsese."Fellini ha rivoluzionato la scena del cinema commerciale, che prima era fatto solo di film epici come Ben Hur, oltre che il linguaggio, costruendo un film di tre ore senza una vera trama".  Un film che, come molti altri della storia del cinema, Scorsese si augura di far conoscere ai giovani, "perché dobbiamo conservare questo patrimonio. Oggi i giovani cineasti, impregnati di tecnologia, sono interessati a un altro tipo di film. Ma vorrei rivolgermi a loro per dire di lavorare su quegli stili che hanno influenzato me".

Quanto all'aspetto della pellicola che preferisce, il regista non ha dubbi: "Il personaggio di Mastroianni, la sua traiettoria verso il basso così affascinante. E il sguardo nel finale, che è uno sguardo di accettazione. C'è qualcosa nel volto di Marcello, una natura tragica che perdona". Anche per questo, Scorsese dichiara di non credere affatto all'eventuale "inattualità" del film. Anzi: "Penso che le cose non siano poi così cambiate, da quando Fellini ha realizzato il suo capolavoro. Ci facciamo gli stessi interrogativi morali, che lui pone con tanta intensità".

Sull'influenza felliniana nei suoi film, Scorsese usa la metafora della pittura: "Fellini mi ha dato la libertà di spargere la pittura su tutte le immagini e di far vivere insieme cose diverse". Il regista ha anche parlato del cinema italiano: "Seguo con interesse i vostri prodotti e devo dire che ho apprezzato molto alcuni film recenti come Gomorra e Io sono l'amore, che mi hanno anche influenzato. Sono segnali incoraggianti per il cinema di questo Paese". Stasera Martin Scorsese sarà ospite della cena esclusiva organizzata da Frida Giannini in onore della Dolce vita, a cui parteciperanno anche Dante Ferretti, James Franco, Guillaume Canet, Charlotte Casiraghi ed Eva Mendes.


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IL FIGLIO DI KEN - In concorso al festival, oggi è stato presentato Oranges and Sunshine, opera prima di Jim Loach, il figlio di Ken. Ispirato a uno degli scandali più recenti della storia inglese, il film è la storia di Margaret Humphreys, interpretata da Emily Watson, l'assistente sociale di Nottingham che portò alla luce la tragedia dei 130 mila bambini indigenti spediti all'estero, nei paesi del Commonwealth e principalmente in Australia, dal 1920 agli anni Sessanta. Con la promessa di una vita migliore "piena di arance e sole", così come recita il titolo, questi bambini furono invece vittime d abusi e violenze, rinchiusi in terribili istituti. Margaret lotta per il ricongiungimento delle famiglie e attira l'attenzione mondiale sullo scandalo, per il quale i governi australiano e britannico hanno presentato le loro scuse ufficiali nel novembre del 2009 e nel gennaio 2010.

''Ho incontrato Margaret per la prima volta nel 2002", racconta Jim Loach. "Avevo letto il suo libro e alcuni estratti erano stati pubblicati sui giornali britannici, non molto però. Margaret aveva un piccolo ufficio sopra un bar a Nottingham, così ci andai per vederla. A quel tempo stavo pensando a un documentario, ma non ero sicuro su quale fosse il giusto approccio. Ci siamo seduti lì e abbiamo chiacchierato e, all'inizio, credo onestamente fosse piuttosto guardinga nei miei riguardi, poi però ci siamo sciolti''. Riguardo alla condizione di figlio d'arte, dice: ''Per molti versi, è certamente la classica arma a doppio taglio, ma devi mettere da parte quello che secondo te sarà la percezione delle cose perché non puoi farci niente a riguardo''. ''Mio padre è la prima persona con cui parlo", aggiunge, "e tutto il tempo parliamo di qualsiasi aspetto della realizzazione filmica. Quest'aspetto è grandioso. Ma è solo mio padre''.

"Io ho dei bambini piccoli e quando ho letto la sceneggiatura, ho dovuto interrompere per un po' la lettura da quanto ero sconvolta", racconta Emily Watson. "Mentre giravamo il film è venuta a mancare mia madre", aggiunge. "Quel senso di perdita e di dolore è entrato nel mio personaggio".

L'INTERVISTA A EMILY WATSON AL LANCIA CAFE':

 

 

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