Le cose che restano dopo la Meglio gioventù

04 novembre 2010 
<p>Le cose che restano dopo la <em>Meglio gioventù</em></p>

«Come si fa a raccontare un film di sei ore?». Comincia tra le polemiche la conferenza stampa di Le cose che restano di Gianluca Maria Tavarelli al Festival di Roma. Motivo: gli organizzatori hanno indetto la presentazione del film senza mostrarlo prima alla stampa. Gli sceneggiatori Stefano Rulli e Sandro Petraglia si uniscono allo scontento dei giornalisti. Ma provano lo stesso a sintetizzare la storia di questo gigantesco film per la Tv che da molti è considerato il seguito ideale della Meglio Gioventù: «E' la storia di una famiglia borghese di professionisti che è colpita da un lutto che sconvolge tutti gli equilibri», spiega Rulli, che assieme a Petraglia aveva scritto anche la sceneggiatura della Meglio gioventù. Nella mini serie, Ennio Fantastichini e Daniela Giordano sono i genitori di quattro ragazzi: Lorenzo Balducci, Paola Cortellesi, Claudio Santamaria ed Alessandro Sperduti. Ognuno di questi personaggi deve fare i conti con la propria vita destabilizzata dal lutto, e compiere «scelte esistenziali che cambiano profondamente il senso della famiglia», come spiega Rulli, che è anche il leader della protesta dei Centoautori contro i tagli del governo alla cultura. «Non è il sequel della Meglio Gioventù: questa dura solo un anno e si svolge ai giorni nostri. Ma l'intento era lo stesso: raccontare il nostro Paese, questa volta nel suo presente, attraverso la storia di una famiglia». E i temi sono tanti: omosessualità, immigrazione, guerra, ma anche voglia di ricostruire. Il personaggio interpretato da Santamaria, spiega lo stesso attore, «si occupa dei flussi migratori, è un omosessuale che viene rappresentato sullo schermo in maniera diversa da quelli fortemente caratterizzati di molte fiction, dove il persongaggio gay deve essere sempre ben identificabile per dare tranquillità agli spettatori». La mini serie di Tavarelli sarà programmata sulla Rai nei prossimi mesi: «E' un progetto ambizioso», dice ancora Titti Andreatta di Rai Fiction, «è una storia molto italiana scritta talmente bene che la Francia ha voluto partecipare alla produzione».

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