The Social Network a Roma, Eisenberg: «Zuckerberg è un eroe (ma non sono iscritto a Facebook)»

01 novembre 2010 
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non sono iscritto a Facebook)»</p>

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Bruce Springsteen, Facebook, Toni Servillo e Nicole Kidman. Sono questi i protagonisti della giornata clou del Festival del Film di Roma che va in scena oggi. Con il Boss nella capitale per la proiezione di The Promise: the Making of Darkness on the Edge of Town, il documentario che rievoca la realizzazione dell'album On The Edge of Town, Jesse Eisenberg che ha presentato l'acclamato The Social Network sulla nascita di Facebook, Servillo protagonista del terzo e più atteso film in concorso, Una vita tranquilla di Claudio Cupellini  e Rabbit Hole, l'esordio da produttrice di Nicole Kidman, che è anche la protagonista della pellicola.

THE SOCIAL NETWORK - A dominare la giornata del festival di Roma, è senza dubbio The Social Network, il film di David Fincher sulla nascita di Facebook. Tratto dal libro The Accidental Billionaires di Ben Mezrich, la pellicola ricostruisce la genesi del fenomeno sociale più rivoluzionario del secolo, attraverso lo scontro di alcuni giovani studenti che rivendicano la paternità del progetto. Su tutti, spicca la figura di Mark Zuckerberg, interpretato dall'acclamato Jesse Eisenberg, di cui si narra la parabola che trasforma questo giovane hacker con problemi di interazione sociale al presidente di una società valutata oltre 25 miliardi di dollari, che gestisce un sito da 500 milioni di utenti. A presentare il film, è arrivato a Roma il protagonista Jesse Eisenberg, che ha regalato alla platea di giornalisti la conferenza stampa più divertente del festival.

"Zuckerberg per me è un eroe. Un pioniere", dice Eisenberg. "Non l'ho mai incontrato ma mi piacerebbe molto conoscerlo. Quando The Social Network è uscito negli Stati Uniti, Zuckerberg ha affittato un cinema e portato tutti il film. Alla fine della proiezione, si è avvicinato a mio cugino, che è un dipendente di Facebook, e gli ha chiesto di scrivermi un sms per farmi i complimenti". Sulla spregiudicatezza del personaggio, che tradisce gli amici che lo avevano accompagnato nella nascita di Facebook, l'attore pensa che "non bisogna demonizzarlo: era semplicemente più interessato a espandere il suo progetto visionario che agli amici". E poi, candidamente, ammette di non essere iscritto a Facebook: "Sono stato iscritto solo per poche settimane durante la lavorazione del film ma poi mi sono cancellato", spiega l'attore 27enne, "Il motivo di questa scelta risale ai tempi del mio primo film, sette anni fa quando vidi su Google comparire le cose più orribili sul mio conto. Francamente non sento la necessità di offrire ulteriori contributi a questa cosa". L'interpretazione di Eisenberg è stata lodata dalla stampa americana con clamore, al punto di parlare di possibile candidatura al premio Oscar. "Avete letto il blog di mia madre, vero?", scherza l'attore.

 

RABBIT HOLE - Richiamo alla caduta di Alice nel Paese delle meraviglie (la tana del Bianconiglio), il titolo evoca l'esperienza surreale del lutto che provoca in chi lo vive un senso di straniamento. Con questa storia di sofferenza e commozione, presentata in concorso al Festival di Roma e probabile candidata all'Oscar, Nicole Kidman debutta in veste di produttrice con la sua Blossom Films. E fa centro: la proiezione per la stampa di Rabbit Hole, questa mattina, è stata accolta da un lungo applauso. A presentare il film, dopo il forfait della Kidman, si è presentato l'attore coprotagonista Aaron Eckhart.

"Nicole si era appassionata in modo incredibile a questa storia, che in origine era una pièce teatrale di David Lindsay-Abaire, vincitore del premio Pulitzer", ha spiegato Eckhart. "Io stavo lavorando con Johnny Depp quando lei mi ha chiamato, dicendomi che voleva coprodurre il film: per me era una grandissima occasione lavorare con lei". In Rabbit Hole i due attori interpretano Becca e Howie, una coppia che cerca di sopravvivere alla perdita, in un incidente, del loro unico figlio.

GUARDA AARON ECKHART AL PHOTOCALL:

UNA VITA TRANQUILLA - "Nel film di Cupellini sono un animale braccato che si nasconde nella tana costituita da tre lingue diverse, italiano, napoletano e tedesco". Toni Servillo racconta il suo personaggio. In Una vita tranquilla di Claudio Cupellini, terzo film italiano in concorso al Festival del Film di Roma, che sarà presentato questa sera, l'attore interpreta un ex camorrista che ha fatto finta di morire rifugiandosi in Germania. Lì, si è costruito "una vita tranquilla" fatta di un lavoro onesto (ha aperto un ristorante), una moglie e  un figlio. Ma la sua esistenza viene sconvolta dall'arrivo del figlio che aveva abbandonato in Campania, che piomba nella sua casa in compagnia di un amico: entrambi affiliati di un clan camorristico, sono in Germania per compiere un omicidio.  "Rosario è un uomo che si nasconde, che fugge dal passato per redimersi e si costruisce una nuova vita - spiega in conferenza stampa -.  Il passato però torna con violenza sotto le sembianze del figlio. Uno schema classico della tragedia, nella relazione padre-figlio. In questa sua fuga, le lingue sono fondamentali: usa il tedesco per esprime l'amore e l'affetto per la sua nuova famiglia, l'italiano per comunicare con i suoi dipendenti e il napoletano quando parla col figlio. In questo film" aggiunge, "recito praticamente senza trucco, sono me stesso, ma  in realtà il trucco c'è: il mio personaggio cambia attraverso le lingue".

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