Carolina Crescentini: «Ero nuda, facevo sesso ma non ero io»

23 novembre 2010 
<p>Carolina Crescentini: «Ero nuda, facevo sesso ma non ero io»</p>
PHOTO ROBERTA KRASNIG - COURTESY OF VANITY FAIR

Ci crede davvero quando dice quelle cose sulla seduzione maschile, o nelle interviste - di solito - risponde la prima cosa che le viene in mente?
«Come, scusi?».

Ho letto che la prima cosa che guarda in un uomo sono le clavicole...
«È vero. Voi uomini, quando indossate la camicia, mostrate quello spazio fra petto e spalle che a me piace tanto. Quelle due ossa che sporgono sono un appiglio bello, e sexy».

L'intervista con Carolina Crescentini comincia così, seduti al tavolo del «suo» bar di Trastevere dove - come se fosse un ufficio - dà appuntamento per buona parte dei suoi incontri di lavoro. L'attrice romana, 30 anni, è la protagonista di Henry, il nuovo film di Alessandro Piva - quello di LaCapaGira - unico italiano in concorso al Torino Film Festival diretto da Gianni Amelio (26 novembre - 4 dicembre). Tratto dall'omonimo romanzo di Giovanni Mastrangelo, è un noir a base di droga (gli spacciatori africani chiamano «Henry» l'eroina), omicidi e guerre fra gang in una Roma periferica mai vista prima.

A proposito, che ne pensa delle ragazzine pronte a tutto pur di entrare nel mondo dello spettacolo?
«Per Il segreto del web, il nuovo film di Marco Pontecorvo che interpreterò, ho parlato con parecchie ragazzine che si spogliano davanti alle webcam. Per soldi,  farebbero qualsiasi cosa. Non c'è alcun filtro critico, né pensiero. Rispondono semplicemente: "Qual è il problema?". Per loro il sesso è una merce, non qualcosa di intimo».

A maggio è apparsa sulla copertina di Playboy: quella era arte o mercificazione?
«Vanità. Playboy è un'icona: c'è finita anche Marilyn. E poi posare nudi, sulla carta, è diverso. Si diventa altro».

Nei suoi film spesso ha girato scene di sesso: sul set com'è?
«In quel caso entro nei panni del personaggio. Non è Carolina, ma il soldatino Carolina».

È vero che da ragazzina si vergognava del suo nome?
«Sì. Mi facevo chiamare Carlotta. Mia madre lo scelse perché le piaceva molto Carolina di Monaco. Ma adesso lo adoro». In Henry il soldatino Carolina e Michele Riondino fanno l'amore in maniera molto credibile. «Quella scena l'abbiamo girata in una stanza, da soli, perché i due fidanzati giocano a riprendersi con la telecamera. All'inizio doveva essere montata solo dentro il televisore, a tutto campo, poi il regista ha deciso di metterla a schermo pieno e, lo ammetto, mi ha dato fastidio vederla così grande. È un po' forte».

Si dice che Jack Nicholson e Jessica Lange nel Postino suona sempre due volte abbiano fatto davvero sesso sul set: può succedere, secondo lei?
«Non lo so».

E voi, in due, senza tecnici in giro, con la telecamerina...
«Non scherziamo. Ero e sono fidanzata. E non voglio stare con gli attori, io. Non fa per me. Si innesca una strana competizione». Nel film è un'insegnante di aerobica che si fa di eroina: lei che esperienze ha in materia? «Mai presa eroina in vita mia. La mia generazione è cresciuta con il terrore della siringa. Per il resto, un po' ho provato. Credo che da giovani sia anche giusto: bisogna saper riconoscere certe cose».

È vero che si arrabbia facilmente?
«Diciamo che abbozzo sempre. Poi, quando è troppo, sbotto, e non mi regolo. Spesso nel casino del traffico rischio le botte, ma è più forte di me: detesto l'arroganza».

Da anni tiene un diario intitolato Brevi appunti di una mente iperattiva: iperattiva perché?
«Perché è così. Sono insonne, giorno e notte scrivo e appunto di tutto: idee, sogni, ossessioni. La mente iperattiva per un periodo della mia vita è stata anche un problema. Prima di studiare recitazione ero troppo razionale, troppo di testa. Volevo essere donna, ma ero solo una ragazzina. Fare l'attrice mi ha ridato l'istinto».

E scrive favole per bambini: anche quelle d'istinto?
«Sì. Mi vengono di getto, forse perché sono infantile. Comunque, come il diario, non so se le pubblicherò mai. Forse le leggerò a un figlio, se lo avrò. O solo alla mia cagnona Thelma».

Sta pensando di diventare mamma?
«Non ora. Non mi sento pronta, anche se nella vita non si può mai dire».

L'intervista completa sul numero 47/2010 di Vanity Fair, in edicola il 24 novembre 2010

Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).