Giorgio Panariello: «Io ce l'ho, Corona no»

23 novembre 2010 
<p>Giorgio Panariello: «Io ce l'ho, Corona no»</p>
PHOTO MARCO ROSSI - COURTESY OF VANITY FAIR

Giorgio Panariello non si tiene più. Fra cinema (Natale in Sudafrica dal 17 dicembre e Amici miei... come tutto ebbe inizio da marzo), teatro (Panariello non esiste dal 27 dicembre) e Tv (dal 2012), da adesso in poi lo si vedrà ovunque.

Per parlarne mi ha dato appuntamento, a Roma, per un aperitivo che poi è diventato una cena-confessione di quattro ore. E una settimana dopo - di passaggio a Milano - lo showman toscano è venuto anche in redazione per vedere che aria tirava (e come lo avevamo messo in pagina).

Nel cast del cinepanettone c'è Belén Rodriguez: come s'è trovato?
«È la prova che il Signore, quando ci si mette, sa il fatto suo. Peccato che stia con Corona. Le ho anche detto di lasciarlo: io ho la patente, lui no. Dove andate?».

Lei che ha guidato Sanremo nel 2006 l'avrebbe presa come valletta?
«Certo. Quella rassegna ormai è tutto tranne che il Festival della Canzone. Lei e la Canalis sono perfette».

E la storia della coca?
«A me Belén ha confessato di aver tirato solo una volta, e le credo. Lavorando tutti i giorni al suo fianco, me ne sarei accorto».

Per lo stesso motivo, l'anno scorso, la Rai ha fatto fuori Morgan dal Festival.
«E ha fatto bene. Ognuno fa quello che vuole, ma - al contrario di Belén - Morgan ha detto che la droga fa bene, e ha sbagliato: la droga fa malissimo. So quello che dico: mio fratello è stato per anni un tossicodipendente, e s'è salvato grazie a San Patrignano».

Con Sanremo ha chiuso per sempre?
«Mi sono divertito così tanto...».

Me lo immagino: è stato massacrato.
«È stata, comunque, un'esperienza straordinaria. Correvo il rischio di montarmi la testa, visto che dal 2000 al 2006 m'era andato tutto bene. Adesso so che cosa posso o non posso fare».

È cioè?
«Ho capito che sono come Bertinotti».

Fausto Bertinotti?
«Lui. Come presidente della Camera non funzionava, doveva fare il guastatore. E anch'io, Sanremo, non dovevo condurlo ma interromperlo come comico. Detto questo, sono stato un pazzo che si è messo davvero al servizio delle canzoni. Non ho preso in giro i cantanti come ha fatto Chiambretti, che mi ha massacrato. E ho anche anticipato i tempi: ho tolto i fiori, ho puntato sull'eccellenza italiana, ho provato a adeguarmi allo stile Mtv, non a quello della Tv bulgara».

Da allora, però, non ha fatto più programmi in Tv.
«Con Sanremo si è chiuso un ciclo. In Tv mi hanno strizzato, e ho lasciato che lo facessero, fino al punto di non aver più niente da dare. Avevo bisogno di ricaricarmi perché dopo tanta Tv mi ero un po'  snaturato. Così mi sono messo a fare altro: cinema, radio, teatro. Non mi sono mai fermato. Anche se otto persone su dieci mi chiedono: "Che fine ha fatto? Perché non va in Tv? Quando torna?". Insomma, se non vado in Tv non esisto. Di questo parlo nel mio nuovo spettacolo teatrale».

Appunto: quando torna in Tv?
«Entro il 2012. Ho un'idea fa-vo-lo-sa!».

Di che cosa si tratta?
«Vorrei andare in giro per l'Europa, dagli italiani all'estero, e parlare con loro del nostro Paese. Recentemente sono stato in America e Canada e sono stato accolto benissimo. Anche perché seguono Rai International, un canale che in futuro mi piacerebbe tanto guidare, e svecchiare. Come scenografia ho pensato a un porto di mare, mentre le prime mete sarebbero Parigi, Bruxelles, Monaco, Francoforte, Zurigo: città dove ci sono grandi comunità di immigrati italiani. È tutto pronto e rodato. Prima ho scritto, poi ho testato sul campo facendo radio e serate».

Raiuno, Canale 5 o Sky?
«Sono pronto a farlo anche per Telegranducato, l'importante è avere la libertà di farlo come dico io».

A che punto sono le trattative?
«Finora non c'è niente di definitivo, ma sono tranquilissimo. In Rai il problema è che non si sa con chi parlare, mancano gli interlocutori. E noi artisti siamo come i  bambini: abbiamo bisogno di essere un po' coccolati, di sentirci della famiglia. In Rai per anni è stato così, adesso non più. E non vado in Tv così, tanto per farla. Avrei il conto in banca quattro volte più sostanzioso se avessi accettato di andarci a tutti costi, facendo Affari tuoi o Scherzi a parte. D'altra parte, c'è chi vuole passare alla cassa e chi alla Storia».

Lei vuole passare alla Storia?
«Sì. Voglio durare. Io ero un elettricista navale, e siccome ho avuto il privilegio di coronare i miei sogni, voglio rispettarli. I sogni e anche il pubblico».

Qual è la prima cosa che il pubblico ricorda di lei?
«Il comico non è mai rassicurante: o piace o non piace. O si ama o si odia. Le cose migliori che ho fatto sono Boati di silenzio in teatro e tre edizioni di Torno sabato in Tv. Finora...».

Ha mai pensato di aver già dato, e avuto, il massimo?
«Ho ancora tanto da offrire: voglio continuare a sorprendere e a sorprendermi».

Fra le tante cose che fa, qual è quella che le viene meglio?
«Tv e spettacoli dal vivo. Il cinema mi verrebbe meglio se avessi copioni scritti su di me. Per via degli impegni televisivi in passato ho rifiutato La seconda notte di nozze di Pupi Avati e Ovosodo di Paolo Virzì».

Che parte fa in Amici miei... come tutto ebbe inizio?
«Sono il Necchi, il personaggio di Renzo Montagnani. Mi sono divertito: ho anche insegnato il toscano a Michele Placido. Non è un remake, ma un omaggio ad Amici miei. È un prequel ambientato nel '400, con un gruppo di cazzari tali e quali a quelli di 500 anni dopo».

Quando vuole farsi due risate che fa?
«Mi vedo il dvd di Non ci resta che piangere. O vado a teatro a vedere Arturo Brachetti, che mi diverte e mi stimola sempre. Il mio problema è che conosco la tecnica comica alla perfezione, quindi o uno mi sorprende o non rido. Benigni ci riesce. Ma anche Giovanni Cacioppo (visto a Zelig e Colorado Cafè, ndr). E poi Luciana Littizzetto, Corrado Guzzanti, Paola Cortellesi, Checco Zalone...».

Il nuovo Panariello chi potrebbe essere?
«O Scarpaaaa, c'è ancora quello vecchio. Ho solo 50 anni. Forse Sergio Friscia (visto a Scorie, su Raidue, ndr)».

Ha fatto due film da regista, Bagnomaria e Al momento giusto: ne farà ancora?
«Mai più, non fa per me. Però ho un'idea che mi piacerebbe dirigesse Marcello Cesena (il suo ultimo film è Il cosmo sul comò con Aldo, Giovanni e Giacomo, ndr). Si tratterebbe della mia storia, con due personaggi: uno frivolo, l'altro romantico. Come sono io. Mi piacerebbe avere nel cast Kasia Smutniak, la scoperta più felice della mia vita».

Pronto per fare il papà?
«Sì. Mi manca la mamma. Non è facile per me trovare una donna che ami Giorgio e non solo Panariello. Sono diventato diffidente con le donne».

Comunque fino all'età di Briatore c'è tempo per diventare papà.
«Anche di più: fino a 70 anni c'è tempo».

È vero che pensava che il personaggio di Naomo, la parodia di Briatore appunto, non funzionasse?
«Sì. Mi ha veramente sorpreso il suo successo. Pensavo che con quelle babbucce non sarebbe mai piaciuto».

È di sinistra ed è amico di D'Alema: voterà come sempre?
«La situazione è talmente grave che il Paese dovrebbe essere guidato da industriali come Montezemolo o Marchionne. Loro capiscono il mercato e solo loro, forse, potrebbero trovare le soluzioni giuste per uscire dalla crisi».

L'intervista completa sul numero 47/2010 di Vanity Fair, in edicola il 24 novembre 2010.

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