Addio Mario Monicelli, suicida a 95 anni in ospedale

29 novembre 2010 
<p>Addio Mario Monicelli, suicida a 95 anni in ospedale</p>
PHOTO AP/LAPRESSE

IL RICORDO: SUBLIME, ANTIPATICO GENIO di Paola Jacobbi

Due settimane dopo la morte di Dino De Laurentiis, il cinema italiano perde un altro dei suoi grandi padri. Il regista Mario Monicelli si è ucciso lanciandosi da un balcone del reparto di Urologia dell'ospedale San Giovanni di Roma, dove era ricoverato da domenica.

Monicelli si è tolto la vita lunedì. Aveva 95 anni ed era in fase terminale per un tumore alla prostata. Anche suo padre Tomaso, famoso scrittore e giornalista, si era ucciso nel 1946.

«Non posso andare avanti: devo dirvi che è morto Mario Monicelli. Lo avremmo tanto voluto qui, ma era malato e adesso non c'è più». Così Fabio Fazio ha dato la notizia in diretta, durante l'ultima puntata del programma di Raitre Vieni via con me.

Nato il 15 maggio del 1915 a Viareggio, dopo la laurea in Storia e filosofia a Pisa, aveva esordito nel cinema nel 1932 con il cortometraggio, firmato con Alberto Mondadori, Cuore rivelatore

Regista di 66 film, assieme a Dino Risi, Luigi Comencini e Steno, è stato uno dei grandi inventori della commedia all'italiana. Che lo ha visto autore di capolavori come Guardie e ladri (con Totò, vincitore di due Palme d'oro a Cannes nel 1951); I soliti ignoti (1958, candidato all'Oscar, con, tra gli altri, Gassman, Totò, Mastroianni e Claudia Cardinale), La Grande guerra (1959, prodotto da Dino De Laurentiis, morto l'11 novembre scorso), vincitore a Venezia del Leone d'oro, e L'armata Brancaleone (1966).

Dopo aver lavorato con i più grandi attori italiani, da Sordi alla Loren, da Mastroianni a Gassman, da Tognazzi alla Magnani, da Villaggio a Manfredi, nel 1975 scopre anche Monica Vitti attrice comica in La ragazza con la pistola (1968). Lo stesso anno raccoglie l'ultima volontà di Pietro Germi che gli affida la realizzazione di Amici miei. Nel 1977 recupera la dimensione tragica con Un borghese piccolo piccolo. Seguono, tra gli altri, Speriamo che sia femmina (1985) e Parenti serpenti (1993). Nel 2006 riesce a concretizzare l'agognato ritorno sul set con Le rose del deserto.

Del suicidio del padre, che tanto lo aveva segnato, aveva detto: «Ho capito il suo gesto. Era stato tagliato fuori ingiustamente dal suo lavoro, anche a guerra finita, e sentiva di non avere più niente da fare qua. La vita non è sempre degna di essere vissuta, se smette di essere vera e dignitosa non ne vale la pena».

La famiglia  del regista, attraverso il nipote Niccolò ha fatto sapere che non ci saranno funerali: «Il corpo sarà portato a Monti, il rione in cui viveva, per un ultimo saluto ai monticiani. E poi sarà portato alla casa del cinema, dove riceverà il saluto di tutti quelli che vorranno rivolgergli un ultimo omaggio».

 

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RISULTATI
buccetta 72 mesi fa

Lo vedevo spesso. Sempre solo, sempre serio in viso.Stava abbastanza bene malgraqdo l'età, ed ero contenta per Rosa che,bambina alle elementari era terrorizzata all''idea che quel padre che avrebbe dovuto esserle nonno e invece era suo padre, potesse morire. E invece l'ha vista crescere..E poi ha deciso di andarsene...Chissà com'è stato l'incontro con quel Dio in cui non credeva....

ombretta 73 mesi fa

UN ALTRO GRANDE UOMO SE N'E' ANDATO...LASCIANDOCI UN VUOTO DENTRO...NON SOLO XCHE' NON CI SARA' PIU'....MA XCHE' DI GRANDI UOMINI CE NE SONO VERAMENTE POCHI. MEDITATE GENTE MEDITATE

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