Chris Colfer: La rivincita del lama

30 novembre 2010 
<p>Chris Colfer: La rivincita del lama</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Chris Colfer ha sempre desiderato essere un supereroe. Da bambino viveva nei quartieri periferici di Clovis, in California, e, una volta al liceo, ha deciso di fare di tutto per realizzare il suo sogno. E così, ispirato dal film Elektra (di Rob Bowman, che rimanda al famoso personaggio dei fumetti della Marvel, ndr), Colfer ha cominciato a esercitarsi nell'arte della spada. O almeno ci ha provato. «Ho rotto qualche lampadario e il tavolino da caffè dei miei genitori, che non ho ancora rimpiazzato. Sono un figlio terribile. Su quel tavolino c'è ancora un grosso segno lasciato dalla spada».

Probabilmente Colfer non ha imparato a padroneggiare con maestria le arti di un ninja del grande schermo, ma è diventato un eroe ben più realistico per molti telespettatori, grazie alla sua interpretazione - che ha avuto una nomination per gli Emmy Awards - dell'adolescente gay Kurt Hummel in Glee, la serie di grande successo della Fox (in Italia, su Fox dal 2 dicembre, il giovedì alle 21,10). Cantando la canzone di Lady Gaga Bad Romance e rivelando la propria omosessualità al padre meccanico Burt (l'attore Mike O'Malley), Colfer è diventato l'attrazione principale della serie. «Riesce a calarsi nella parte così bene che recitare con lui è facilissimo», dice «papà» O'Malley.

«Ogni volta che interpreto una scena con Chris, non devo far altro che concentrarmi su di lui e su quel che sta facendo, e le battute mi escono spontaneamente». Come il suo personaggio, Colfer ha avuto di facoltà a inserirsi al liceo. «Il modo migliore per far capire com'ero allora », racconta, «è dire che, a livello sociale, ero una specie di lama. Dove può andare un lama? Non è una mucca. Non è un cavallo. Qualche volta può uscire con la papera, ma non ha veramente un posto suo. Insomma, io ero un lama sociale. Però non me ne andavo in giro sputando di qua e di là». La condizione di emarginato è stata accompagnata da ripetuti episodi di bullismo da parte dei suoi compagni di classe, che spesso lo insultavano e prendevano in giro. E lui, come Kurt, rispondeva con l'arguzia invece che con i pugni: «Una volta, mentre stavo passeggiando, un tizio mi gridò faggot (checca, in inglese, ndt.) e io ribattei: "D'accordo, ma sai come si scrive?"».

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