Luca Argentero: «Grazie perché»

30 luglio 2009 
<p>Luca Argentero: «Grazie perché»</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Vuole la tradizione che le imminenti spose siano esauste, indaffarate e perdano peso per l'emozione. E gli sposi orgogliosi, straniti dai dilemmi sul centrotavola e in trepida attesa, sì del gran giorno, ma anche della serata dell'addio al celibato, quella che Ligabue sintetizzava come «una botta di vita, una troia affittata». Luca Argentero si sposa il 25 luglio e, quando gli chiedo come saluterà il suo stato di uomo libero, sgrana gli occhi, come se gli avessi domandato se, per caso, non sgozzerà un capretto, così, tanto per propiziarsi gli dei. Insisto: uscire tra maschi, bere, infilare banconote nelle mutandine di una ballerina, cose del genere. «Mi fanno senso le lap dancer», risponde. È evidente che i riti tribali non gli interessano. Ancora più evidente è che non trova niente da salutare, né da rimpiangere, nel suo essere un uomo senza l'anello al dito. «Vivo da cinque anni con Myriam (Catania, attrice e doppiatrice, che al telefono ha appena chiamato "bambolina" e "bambolotto", in rapida sequenza, ndr) e il matrimonio non cambierà nulla nelle nostre vite. Anzi, sì, ci darà un'energia nuova». Alla vostra unione? «No, no, anche alle nostre vite, prese singolarmente». Va così, ultimamente mi capita di intervistare solo bravi ragazzi.
Che Luca Argentero rientrasse nella categoria c'era da aspettarselo. Dopo essere
stato il concorrente più anomalo del Grande Fratello n. 3 (buona famiglia di
costruttori torinesi, laurea in Economia e Commercio) «alla prima torta in faccia
in qualche programma tv» ha detto grazie a tutti e arrivederci e ha aspettato
che passasse qualche treno migliore di un'ospitata. Ne sono passati otto, ed erano
film. Il prossimo sugli schermi (da settembre) si chiama Il grande sogno ed è il
Sessantotto visto da Michele Placido.

Com'è lavorare con un regista che è anche attore?
«Bellissimo. Lui non ti spiega le scene, si mette lì e le interpreta. E ha una cura maniacale dei dettagli: per prepararmi alla parte mi ha fatto studiare sui testi sacri del comunismo. Un giorno dice: "Dai, adesso urlate uno slogan!". Noi ci guardiamo: boh, che slogan urlavano a quei tempi? E lui: "Urlate Ho Chi Minh, Cristo Santo"».


Così adesso è un esperto di quegli anni.
«Mi sono anche scaricato le hit parade del 1968-69-70. Una copia per me e una per Michele, ce le ascoltavamo con l'Ipod nelle pause sul set. Serve tutto».


Ha l'aria di essere stata un'esperienza divertente.
«Molto. Gli unici momenti di tensione capitavano quando si arrivava in qualche posto e Michele decideva, all'ultimo minuto, di girare non in quella via, preparata dagli allestitori per togliere ogni traccia di "modernità", ma in quella di fianco. Vedevi il panico serpeggiare sulle facce di tutti. E cinquanta persone che schizzavano per rifare in mezz'ora il lavoro di giorni».


Nel film, assieme ad Argentero, recitano anche Riccardo Scamarcio e Jasmine
Trinca. Luca ha la parte di Libero, uno che fa politica, mena e fuma.

«Avevo smesso da otto mesi. Poi Michele il primo giorno di set urla: "Voglio duecento sigarette accesse. Pure tu, Luca, ho deciso che Libero fuma". E così ho ricominciato. Ma me le faccio io, con cartine e tabacco. Così la mattina non mi viene la tosse».


Mentre ne accende una, mi indottrina sul significato del sì davanti a Dio.

«I cardini del matrimonio religioso sono tre: fedeltà, indissolubilità e procreazione».

 

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