Wes Anderson: «Quando Gene Hackman mi regalò le bretelle»

15 aprile 2010 
<p><strong>Wes Anderson: «Quando Gene Hackman mi regalò le
bretelle»</strong></p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Sembra uscito da uno dei suoi film, Wes Anderson, che domani torna nelle sale con la pellicola di animazione Fantastic Mr Fox. Aria da eterno ragazzo (ma di anni ne ha quasi 41), look vintage (completo di velluto, gilet beige, cravatta rosa), sorridente e stralunato, il regista texano, ieri studente di filosofia, oggi uno dei cineasti più originali e sofisticati, si è presentato così alla platea dell'Auditorium Parco della Musica di Roma, in occasione dell'anteprima del film.

L'autore di commedie raffinate come I Tenenbaum e Il treno per il Darjeeling ha svelato alcune curiosità sulla sua filmografia. Dal sogno di lavorare a Cinecittà (e lo ha fatto ne Le avventure acquatiche di Steve Zissou, parodia-omaggio a Jacques Cousteau, in parte girato a Roma) al rapporto con Gene Hackman, lo spregiudicato patriarca de I Tenenbaum: «Ci ho messo un anno a convincerlo a interpretare quella parte», ha confessato. «Con lui si lavora in tensione: non ama girare all'aperto, soffre il freddo, i passanti lo distraggono. E poi non sopportava che io portassi i pantaloni calati: il giorno del mio compleanno mi ha regalato un paio di bretelle».

Affezionato ad attori come Bill Murray, Anjelica Houston e  Owen Wilson, ad Anderson «piace l'idea che ogni film sia un po' come una riunione di famiglia». Così è stato anche per Fantastic Mr Fox: le voci originali dei personaggi sono di George Clooney, Meryl Streep, Bill Murray, Owen Wilson e Willem Dafoe. In epoca di colossal in 3D, sbarca nelle sale con un'opera girata in stop-motion, secondo la vecchia tecnica dell'animazione fotogramma per fotogramma. «Il libro di Roald Dahl, da cui è tratto il film, era il mio preferito quando ero ragazzino», racconta. «Inizialmente doveva essere una storia per bambini, poi non so che cosa sia successo: è diventato un film per adulti. Forse è adatto per entrambi, forse per nessuno dei due».  E lo dice con il sorriso soddisfatto di chi, comunque vada, il film che voleva fare, lo ha fatto.

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