Murino: «Io? Tutt'altro che Dona Flor»

15 gennaio 2010 
PHOTO PATRIZIA GIANCOTTI -

Bellezza e carattere mediterranei  ma fortuna internazionale:  32 anni, Caterina Murino è un esempio di attrice nata in Italia, accolta da Hollywood ma cresciuta in Francia. Nel suo curriculum la finale di Miss Italia, gli studi di Passaparola (era letterina), alcune fiction e poi il salto oltralpe nel 2003. Da allora la sua carriera prende quota: lavora con Jean Reno e Patrice Leconte e nel 2006 arriva il ruolo che le regala la fama, quello di Bond Girl nel film Casino Royale, accanto a Daniel Craig. Nel 2008 è protagonista nel Seme della discordia di Pappi Corsicato, e nello stesso anno posa per la cover di Playboy italiano. Continua a girare molti film, tra cui Garden of Eden con Mena Suvari. Ora Caterina è tornata in Italia per uno dei suoi grandi amori, il teatro, e lo ha fatto attraverso il Brasile: è infatti protagonista di Dona Flor e i suoi due mariti, spettacolo tratto dal libro capolavoro di Jorge Amado che porterà in tournée per tutto il 2010. Flor è una donna che si completa nel dualismo amoroso: una realtà che anche Caterina conosce bene, ma non come potremmo immaginare…

Lo spettacolo è stato già accolto con favore…
«Abbiamo iniziato a casa, in Sardegna, dove  il pubblico era molto felice e anche a Napoli siamo stati accolti da applausi scroscianti. È molto emozionante sentire la risposta immediata della gente ed è una sensazione che solo il teatro può dare».

Lei è prevalentemente attrice di cinema: perché ha scelto questo personaggio, che la terrà impegnata in tournée fino al 2011?
«Ho scelto di tornare al teatro con un ruolo molto complesso, una storia affascinante diretta da una regista, Emanuela Giordano, che è mossa da un autentico amore verso il pubblico. E poi, Dona Flor è una donna straordinaria e ricca per passione e amore "a 5 sensi"».

Il testo di Amado è infatti un libro molto sensuale, in cui l'erotismo è strettamente connesso alla natura, agli odori, ai suoni e ai sapori di Bahia. Anche per lei l'erotismo è legato ai sensi della sua terra, la Sardegna, a cui so che emotivamente è molto vicina?
«La Sardegna per me è bellezza sia interiore che esteriore, tradizione incrostata nella roccia e nel granito, è la luce unica di Cagliari. È un'isola che ha una sensualità nascosta, come una donna riservata e "segreta", che si  svela a pochi. Il Brasile invece è una terra dalla sensualità molto più evidente».

Come si è preparata allo spettacolo? Aveva già letto il libro? Conosceva il film con Sonia Braga?
«Sì, li conosco entrambi. Adattare un testo così ricco di sapori e colori non era facile ma Emanuela Giordano lo ha fatto in modo intelligente: ha reso il popolino di Bahia con i personaggi delle tre amiche di Flor "pettegole del villaggio" e ha raccontato l'ambiente brasiliano grazie alla musica dell'orchestra».

Dona Flor è una creatura pudica che si apre all'erotismo. Quanto c'è di questo personaggio in lei?
«Io dico molto poco, la regista dice tanto: forse è vicina a me ma non voglio riconoscerlo. Abbiamo senz'altro in comune il rispetto per il matrimonio: Flor, quando ritorna il suo primo marito, gli dice "Non posso toccarti, sono sposata con un altro". Per me, le nozze sono un patto importante, da non prendere alla leggera: ci penserò a lungo prima di sposarmi e cercherò di fare in modo che sia per sempre».

Inutile chiederle cosa ne pensa del ménage à trois…
«Non è compatibile con la vita di coppia. C'è chi lo "usa" come diversivo: non li giudico. Flor comunque si dà solo ai suoi due mariti, quindi legalmente è nel giusto. Ricordiamo che il libro è stato scritto nel 1966».

Lei ha posato per la copertina di Playboy ma ha dichiarato che non ama spogliarsi. C'è anche in lei il dualismo «mascalzone-onest'uomo» dei due mariti di Flor, Vadinho e Teodoro?
«Sì e con la cover di Playboy ho cercato di portare questo dualismo all'eccesso: ho posato per un servizio sexy senza mai spogliarmi completamente ».

Dona Flor è una cuoca impareggiabile. Lei come se la cava in cucina?
«Non sono un genio ma sono riuscita a ricreare gli stessi sapori della cucina di mia madre, cagliaritana, molto brava sia nel gusto che nel decoro. Sono di gusti caserecci: pasta con pomodoro e basilico, zuppa di patate con pancetta e cipolle, lenticchie. Non credo nei piatti afrodisiaci».

In questa fase della sua vita, desidera un fidanzato come Vadinho o un Teodoro?
«Ho la fortuna di avere entrambi: il mio nuovo fidanzato, il rugbista Pierre Rabadan, ha la follia sessuale ed erotica e l'amore per il gioco di Vadinho ma è anche una persona equilibrata con la voglia di costruire una famiglia e un futuro come Teodoro».

Sempre a proposito di uomini, cosa ricorda di James Bond-Daniel Craig?
«È uno degli uomini più sexy del mondo, ancora più sexy di quanto sia sullo schermo. Ho ricordi straordinari di quell'esperienza: ho lavorato con attori del teatro inglese,  tra i più grandi al mondo, ho viaggiato moltissimo e la mia carriera ha subito una straordinaria accelerazione. James Bond è stato uno splendido regalo che la vita mi ha fatto e che porterò sempre con me».

So che è testimonial di AMREF: ritiene sia un'utopia che il mondo occidentale non rimanga semplice spettatore di fronte a tragedie come quella africana e ora haitiana, ma anzi aiuti i paesi del 3° e 4° mondo a crescere?
«Sono stati fatti grandi progressi a mio avviso ma se ognuno di noi desse il suo aiuto, tra qualche anno il Terzo e Quarto mondo potrebbero essere diversi. Non dobbiamo mai dimenticare la fortuna che abbiamo avuto a nascere in paesi come l'Italia e la Francia: in una prossima esistenza potremmo nascere in un Paese ostile alla vita».

Crede nella reincarnazione?

«Non in senso strettamente buddhista, perché sono cattolica praticante e credo nel paradiso e nell'inferno, ma penso anche le diverse religioni siano solo uno stesso nome che cambia: non a caso Cristo era poliglotta. Penso che la mia vita, così ricca e fortunata senza che io abbia fatto niente di particolare per meritarla, forse l'ho conquistata dopo aver sofferto in qualche esistenza precedente. E ora sento di dover restituire la fortuna».

Ha detto che desidera un figlio dal suo compagno ma non prima del 2011, quando sarà libera dalla tournée di Dona Flor. Speriamo che sia femmina?

«Non importa il sesso, mi basta che sia sano».

Nel suo film Il seme della discordia veniva toccato il tema dell'infertilità.  Lei affronterebbe un percorso di fecondazione assistita o di adozione?
«Di adozione sì, di fecondazione assistita non lo so: di certo non di fecondazione eterologa».

Può parlarmi dei suoi prossimi progetti in ambito professionale?
«Nei prossimi mesi usciranno due thriller che ho girato, Le cinq doigts de la main e Die, un progetto italo-canadese alla Seven. Uscirà anche Equinoxe, un film su due innamorati che si perdono sul Mont Saint- Michel: un'esperienza davvero dura».

E a teatro, quale ruolo femminile le piacerebbe incarnare?
«Lady Macbeth e la Salomè di Oscar Wilde».

Sul palco divide la scena con due volti della tv, Pietro Sermonti (compagno di Alessia Marcuzzi) e Paolo Calabresi. Mi racconti di loro e di come gestisce questo "triangolo".
«Pietro e Paolo sono molto amici e molto diversi: insieme ci divertiamo moltissimo. Trovo che Sermonti sia davvero Vadinho, con la sua aria da folletto. Anche Calabresi, grande attore di teatro, uomo posato e padre di 4 figli, è perfetto come Teodoro.  Paolo ha anche uno spirito comico notevole; a fine spettacolo, se il pubblico è un po' addormentato, lo chiamiamo a uscire. Viene giù il teatro».

Lei vive da tempo in Francia, come Monica Bellucci e altre attrici italiane. Non è quindi un cliché che l'Italia non offra grandi sbocchi alle sue attrici...
«Non posso dire che l'Italia non offra opportunità: io non ho avuto la stessa fortuna di altre brave colleghe. Forse l'Italia dovrebbe fare dei film dal respiro più internazionale ma io desidero comunque continuare a girare nel mio Paese ».

In Dona Flor è vestita da Dolce & Gabbana: nella vita ci sono stilisti meno  noti che predilige?
«No, mi vestono loro da 4 anni, sono due amici. Hanno voluto aiutarci anche per la produzione teatrale, con gli abiti che stavano disegnando. La prossima collezione, lo vedrete, è tutta Dona Flor».

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