Laura Pausini, fenomenologia di una regina in 207 pagine

22 febbraio 2010 
<p>Laura Pausini, fenomenologia di una regina in 207 pagine</p>

Scrittore, critico musicale, autore tv, Michele Monina, ha prodotto varie biografie su rocker e personaggi popolari da Vasco Rossi a Costantino Vitagliano. L'ultima fatica è dedicata a una regina della canzone italiana: Laura Pausini, una storia che vale.

Quali ingredienti secondo lei non possono mancare nella biografia di un artista?
«Posso parlare per me. Io ho la tendenza a dare ampio spazio a digressioni che attingono anche al mio bagaglio personale. L'essere contemporaneamente critico musicale e biografo, in effetti, offre una gamma di colori più ampia, e sarebbe stupido, credo, non approfittarne. Il non occuparmi quasi mai di artisti che amo svisceratamente, poi, mi concede il lusso di raccontare anche gli aspetti meno edificanti che, di solito, non sono presenti nei testi scritti dai fan».

Laura Pausini è seriamente la regina della musica italiana o trattasi di leggenda popolare?

«Dipende cosa si intende per "musica italiana". Se il posto della regina è quello che fu di Nilla Pizzi, sì, senza ombra di dubbio: Laura Pausini è la cantante pop più famosa in patria e all'estero. I dischi venduti e il fatto che riempia con facilità stadi e palasport lo dimostra.
Se, invece, vogliamo guardare a lei con gli occhi del critico musicale, allora la situazione si fa più complicata».

Per chi è scritta questa biografia?

«Il mio libro si rivolge a chi è incuriosito da Laura Pausini, non necessariamente a chi la ama. Io, del resto, lo dichiaro subito: non mi porterei un suo disco su un'isola deserta, ma lei mi è sempre sembrata un personaggio da approfondire».

Prima Vasco Rossi, ora Laura Pausini. Con quale dei due il critico musicale ha prevalso rispetto allo scrittore?
«Diciamo che nel caso di Laura Pausini sono stato prevalentemente un biografo, mentre con Vasco, ho approfondito anche l'aspetto critico. Su Vasco ho scritto quattro libri, ho avuto più tempo e modo di applicarmi. La carriera stessa di Vasco, che è anche cantautore, mi dava ben più materiale a disposizione.
E poi, sarò onesto, un lavoro critico su canzoni squisitamente pop, al momento, mi interessa relativamente».

Dopo Laura Pausini, le prossime sono Malika Ayane e Lady Gaga... Voglia di raccontare storie al femminile?
«Nel corso della mia carriera mi è capitato in realtà di avere più spesso a che fare con artiste donne. Ho lavorato con Cristina Donà , L'Aura, la stessa Malika, ma mi sono occupato, come biografo, esclusivamente di uomini.
Non so neanche io perché.
Al momento sto cercando di riordinare i tanti scritti relativi a Malika, che l'anno scorso ho seguito a Sanremo per le pagine marchigiane del Messaggero e con la quale ho diviso il palco in occasione di un Festival, Controcanto.
Sto anche scrivendo un saggio su Lady Gaga, cercando di delineare una fenomenologia di quella che sembra essere la vera nuova regina del pop».

Meglio scrivere un romanzo o una buona biografia?
«Credo che non ci sia alcuna differenza, se quando scrivi lo fai con mestiere e con passione.
Io nasco narratore, ma ben presto ho cominciato a occuparmi di quella parte dell'editoria che viene chiamata "varia", più per necessità che per scelta.
Lì c'era un mercato quasi intonso, e io stavo cercando di fare della scrittura il mio mestiere. Ho cercato di portare in questo campo le variabili della narrativa, tanto per rendere tutto più interessante per i lettori ma anche per me».

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