Giovanni Lindo Ferretti: dal punk a Ratzinger. In un libro, la sua parabola

16 marzo 2010 
<p>Giovanni Lindo Ferretti: dal punk a Ratzinger. In un libro, la
sua parabola</p>
PHOTO COURTESY OF ARCANA EDIZIONI

Un libro dedicato a Giovanni Lindo Ferretti per parlare di musica, ma anche di un fenomeno artistico che ha lasciato più di una traccia nella musica italiana, quella della band emiliana dei CCCP, della quale Ferretti era la voce, bandiera del genere indipendente di casa nostra e protagonista, tra un cambiamento e l'altro, di un decennio di musica italiana tra gli Ottanta e i Novanta. L'impresa è stata quella di Stefano "Fiz" Bottura e Matteo Remitti, esperti a proposito di musica indipendente. Il titolo del libro è Giovanni Lindo Ferretti. Canzoni, preghiere, parole, opere, omissioni, in libreria da qualche giorno e del quale ci ha parlato uno degli autori.

Bottura, cos'è stata l'avventura dei CCCP (poi CSI e PGR), per la musica indipendente e per quella «ufficiale»?

«L'avvento dei CCCP stato come una bomba esplosa con potenza enorme. Attribuire un'eredità artistica a quanto fatto dalla coppia artistica Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni è difficile. Oggi, tra i nomi che si avvicinano a quel modo di fare c'è quello degli Offlaga Disco Pax, anche perché sono emiliani anche loro. Dalla musica "ufficiale", quel genere di percorso è stato forse visto più che altro come un fenomeno di costume».

Il racconto è anche un viaggio tra Berlino e l'Appennino. Perché?

«Berlino e l'Appennino rappresentano un viaggio di andata e ritorno che ha segnato un'intera carriera. Dall'Appennino Ferretti è partito per fuggire verso Berlino alla ricerca di ispirazioni artistiche. La città tedesca era la ricerca di novità sul fronte musicale e artistico in genere, mentre il paesino d'origine sulle montagne si sposa con l'ultimo periodo di pensiero di Ferretti, quello più religioso».

Vi siete fatti un'idea sul perché della virata verso la religione degli ultimi tempi?

«La religione è sempre stata una costante in questo racconto, a partire dall'ambiente casalingo degli inizi fino ai tempi dei CCCP, quelli di Madre, che altro non è se non una preghiera. I richiami più o meno velati all'argomento religioso si sprecano, anche nei riferimenti iconografici raccolti dagli inizi ad oggi. Nel libro ipotizziamo che la fine della collaborazione con Zamboni abbia dato libero sfogo a certi aspetti di Ferretti prima frenati. E' un personaggio che quando parte per le sue idee, non lo si ferma più».

E l'influenza di Ferretti sugli autori del libro?

«La figura e la musica dell'ex CCCP sono tra quelle con le quali siamo cresciuti sia io che Matteo Remitti. Ci siamo formati sul paino musicale e culturale con quella musica e chissà quante volte avremo ricopiato citazioni varie da quelle canzoni e da quei testi. Abbiamo cercato di scrivere nel modo più facile e immediato».

Quali sono i passaggi del volume dei quali è più soddisfatto?

«Il momento nel quale abbiamo ripercorso la rottura del rapporto artistico tra Ferretti e Zamboni, fondamentale e che ha lasciato tutti noi appassionati con la sensazione che stessimo perdendo qualcosa di nostro. Dall'inizio alla fine del libro ci sono poi tantissimi momenti che per noi rappresentano episodi di vissuto personale».

 

Titolo: Giovanni Lindo Ferretti. Canzoni, preghiere, parole, opere, omissioni.
Autori: Stefano «Fiz» Bottura, Matteo Remitti
Ed. Arcana
Prezzo: 16.50 Euro.

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