Michela Andreozzi: «Con A letto dopo Carosello vi racconto gli anni Settanta»

23 marzo 2010 
<p><strong>Michela Andreozzi: «Con <em>A letto dopo Carosello</em>
vi racconto gli anni Settanta»</strong></p>

Si reputa tutt'altro che bacchettona ma, se potesse, proporrebbe un programma televisivo di educazione sessuale «perché in Italia c'è troppa sovraesposizione». Intanto, l'attrice e autrice televisiva Michela Andreozzi è pronta per un doppio debutto: al cinema con un ruolo in Basilicata coast to coast di Rocco Papaleo (in uscita il 9 aprile) e in teatro con A letto dopo Carosello, scritto assieme con Giorgio Scarselli e Max Viola, per la regia di Paola Tiziana Cruciani.


Si tratta di un one-girl show sugli anni Settanta, dedicato a chi c'era, e andava a letto subito dopo Carosello, e a chi era troppo piccolo per ricordare. Un recital che diventa un personale ringraziamento di Michela Andreozzi alle icone televisive e alle atmosfere dell'epoca grazie alle quali, ancora bambina, l'autrice ebbe un'illuminazione: «Voglio diventare come loro».


Perché uno spettacolo sul Carosello?

«Da tempo volevo mettere insieme tutte le cose che, sin da bambina, mi hanno fatta innamorare dello spettacolo e decidere che, da grande, avrei voluto farne parte. Di solito i propri eroi si emulano davanti allo specchio. Io, invece, ho deciso di mettermi in gioco davanti al pubblico».


Ma come si raccontano gli anni '70 a chi non c'era?

«Ci sono caroselli che tutti conoscono, indipendentemente dall'età. Come si fa a dimenticare Carmencita del caffè paulista, il cavallo bianco Vidal, la linea Lagostina, il Sao caffè o Bidi bodi bu di Permaflex? Carosello è un pretesto per ricordare i tempi in cui si giocava per strada e la Tv si guardava tutti insieme. Io racconto cose che si fanno ancora oggi, ma come si facevano allora».


Qualche esempio?

«Noi degli anni '70 siamo stati gli ultimi a sentir parlare dei maniaci nei parchi, perché oggi si chiamano pedofili. Siamo gli ultimi ad aver visto le "zitelle" prima che si trasformassero in single, siamo cresciuti senza telefonino e ci siamo sbucciate le ginocchia sugli scivoli arrugginiti: eppure non siamo morti, anzi».


Dunque, meglio gli anni '70 di oggi?

«Non voglio dire questo. Se c'è un riferimento all'attualità è il racconto di come l'Italia è riuscita a uscire dall'"austerity" con un pizzico di allegria. Dovremmo prendere esempio per superare la crisi di oggi».


Se potesse far rivivere un programma dell'epoca, quale sceglierebbe?

«Senza dubbio Milleluci. Avevo cinque o sei anni e guardavo Raffaella Carrà estasiata. Ancora non lo sapevo, ma sarebbe stata la sua femminilità il mio modello. Essendo vanitosa, volevo andare in Tv per fare non la figlia di Fantozzi, ma qualcosa che mettesse in luce il mio lato femminile».


E tra i programmi di oggi, di quale non può fare a meno?

«Ho il Dvd di Sex & the city sempre inserito, lo conosco a memoria. Essendo innamorata della Tv, guardo di tutto: vado pazza per Che tempo che fa e per i programmi di informazione e approfondimento. Mi piacciono le fiction di ricostruzione storica della Rai, ma credo che la Tv oggi dovrebbe avere più coraggio».


Se potesse decidere tutto da sé, che programma le piacerebbe scrivere?

«Un programma di educazione sessuale, perché quando sento che ragazzi di 28 anni usano il viagra o che le ventenni conoscono gli indirizzi delle ville per scambisti penso che stiamo davvero perdendo il senso della misura».


Ma un programma "proibizionista" piacerebbe ai giovani?

«Non sono una bacchettona: per me il sesso è una cosa naturale come un albero e farei un programma un po' "cazzaro". Però attenzione, stiamo arrivando al punto in cui un paio di natiche può pubblicizzare di tutto».


Impegnata com'è a far rivivere gli anni '70, troverà il tempo per godersi il suo debutto al cinema?

«Non mi perderei la prima per niente al mondo: ho già pronto un vestito supersexy per il red carpet. Sono contenta del ruolo che mi è stato affidato da Papaleo, perché ben rappresenta la moglie ideale: un po' rompipalle, ma in grado di capire il punto di vista e le scelte del partner».

Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).