Sergio Rubini: «Sono scrittore grazie a Fellini»

26 marzo 2010 
<p>Sergio Rubini: «Sono scrittore grazie a Fellini»</p>
PHOTO INFOPHOTO

Di lui si ricorda soprattutto un episodio: durante un provino per Federico Fellini - che cercava un attore a cui affidare la parte di se stesso in Intervista - il maestro gli disse: «Complimenti. Al contrario della maggior parte degli attori, lei assomiglia alle sue fotografie». Inutile dire che la parte fu sua e che, da allora, lunga è stata la carriera artistica di Sergio Rubini, attore e regista pugliese, ex marito di Margherita Buy. In pochi sanno che Rubini ha recentemente esordito anche come scrittore, pubblicando un libro a metà tra romanzo e sceneggiatura.

Il cattivo soggetto (Manni editori), scritto a sei mani da Rubini, lo scrittore Domenico Starnone e la sceneggiatrice Carla Cavalluzzi, è un pretesto per riflettere sui rapporti tra cinema e letteratura e sulla loro innegabile attrazione per il male.

Rubini, partiamo dall'evidente gioco di parole del titolo. Ce ne spiega il significato?
«Il libro contiene quello che in gergo cinematografico si chiama un trattamento, cioè una cosa che sta a metà strada tra il soggetto di un film e la sceneggiatura. Infatti, era il progetto per un film che poi non si è più fatto. Il "cattivo soggetto" è tale perché non è mai riuscito a diventare un film».

Fuori dal gergo cinematografico, però, il cattivo soggetto è una persona cattiva...
«Nel nostro caso il cattivo soggetto è il protagonista del libro, Mimì Festa, un gangster che trova riparo in una canonica, in un piccolo borgo del Sud Italia. Lì incontra un prete del Nord in crisi. Il cuore del racconto è nel loro rapporto».

Come nasce l'idea?
«A Mellitto, una contrada del mio paese d'origine, in Puglia, c'è una chiesetta e una scuola per i figli dei pastori. Si dice in giro che lì si sia fermato il boss Bernardo Provenzano durante la sua latitanza».

Sta dicendo che il protagonista è l'alter ego di Provenzano?
«Mimì Festa è un gangster sui generis: un uomo inquieto, folkloristicamente arrogante ma anche fragile. Per giunta con una famiglia squinternata e un figlio che non rispetta la sua autorità. Provenzano è stato solo lo spunto per la storia».

Perché vale la pena leggerlo?
«Perché è una lettura godibile, ma anche per mettere il naso in una fase importante della preparazione di un film».

Che immagine del Meridione vien fuori dalla lettura?
«È un Meridione della memoria, perché nessuno di noi autori vive più al Sud. È un Sud pieno di contraddizioni, attuale, multietnico, contemporaneo e variegato, in cui ci sono le cicale che cantano, le vecchiette e gli extracomunitari che raccolgono i pomodori».

Come spiega l'attrazione del cinema e dell'arte in genere nei confronti del male, dell'oscuro, del cattivo?
«L'arte è ricerca della perfezione: nel buono si è già vicini alla perfezione e c'è poco da lavorare, mentre il cattivo è più ricco di sfaccettature. E poi, c'è una parte oscura in ognuno di noi: tirarla fuori è difficile, vederla su uno schermo, invece, tranquillizza».

Il cattivo soggetto è un libro che nasce da un film mancato. Una provocazione rispetto alla tendenza opposta, quella di trasformare i libri in film?
«Sul set di Intervista, Federico Fellini mi diede una grande lezione. Mi spiegò che il cinema si può rivolgere solo alla letteratura imperfetta, cercando di perfezionarla sullo schermo. Un grande capolavoro non può essere perfezionato, pertanto i grandi libri non possono diventare film. Sarà per questo che lui non portò mai a termine la trasposizione cinematografica di America di Kafka».

Tornando al suo, di cinema, sta lavorando a un nuovo film?
«In questi giorni sono nelle sale con Tutto l'amore del mondo di Riccardo Grandi. Come regista sono in fase di scrittura, ma non ho ancora trovato il mio "cattivo soggetto"».

 

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