Dal Giappone a Venezia il «Nobel» per l'architettura

31 marzo 2010 
<p>Dal Giappone a Venezia il «Nobel» per l'architettura</p>

Linee pulite, colori glaciali e simmetrie strategiche: non smentiscono il cliché del minimalismo giapponese, tinto di una vena di benefica follia, i lavori dello studio Sanaa, appena premiato con il Pritzker Architecture Prize (considerato il Premio Nobel dell'architettura) per il lavoro di Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa. Tra le opere firmate dal duo Sejima-Nishizawa ci sono il New Museum of Contemporary Art di New York, il Christian Dior Building di Tokyo e il Pavillion 2009 della Serpentine Gallery di Londra.

Il presidente della giuria del premio, Lord Palombo, ha descritto così l'opera della coppia: «Un'architettura che è simultaneamente delicata e potente, precisa e fluida, ingegnosa ma non in modo ostentato, né ostentatamente cerebrale», aggiungendo che è la quarta volta che il premio va a un rappresentante della creatività del costruire Made in Japan: nel 1987 lo aveva vinto Kenzo Tange, nel 1993 Fumihiko Maki e nel 1995 Tadao Ando. Quest'ultimo, in particolare, si è occupato della riconversione di Punta della Dogana, a Venezia, in nuovo polo espositivo della collezione del magnate francese François Pinault (suocero di Salma Hayek), nonché il principale oggetto di curiosità all'ultima Biennale dell'Arte. E sempre a Venezia Kazuyo Sejima, 44 anni e prima donna a ricoprire questa carica, sarà presidente dell'edizione 2010 della Mostra Internazionale di Architettura (dal 29 agosto).

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