«Ero qui per recuperare quello che avevo perso». Ecco il filo
rosso di Mi chiamo Scrivo - Benvenuti nella mia
testa, romanzo di esordio della diciannovenne Ju
Amoruso. Questo libro è una penna che non si ferma mai,
che corre all'impazzata sulla carta. Questo libro è una tastiera
che riempie il bianco di un foglio elettronico. Un libro
disubbidiente. Una storia che racconta se stessa. Una scrittrice
che si identifica con l'atto stesso dello scrivere e lo fa
diventare personaggio autonomo. Protagonista.
Mi chiamo Scrivo. E Scrivo ha gambe, braccia, voce, pensieri
propri e idee ben chiare almeno su una cosa: non può fare a meno di
mettere in fila parole per ricamare il mondo. Per ritrovare se
stessa. Scrivo è una guida turistica che ci accompagna nei luoghi
dell'anima che abbiamo dimenticato. Ci immerge in una dimensione
surreale e concreta insieme, in cui l'essenza è la scrittura.
Essere è scrivere. Tutto il resto non conta. Uno scantinato, uno
psicologo, le sue domande e dodici personaggi ruotano attorno a
Scrivo e diventano fantasmi o ricordi, paure e occasioni di
rinascita, cartoline umane che ci somigliano e ci raccontano
qualcosa che abbiamo dimenticato.
E Ju Amoruso lo sa talmente bene che dissemina in ogni pagina
spunti ulteriori, indizi divertenti e acuti che spingono il lettore
a farsi altre domande. Sempre. Perché la creatività è un domandare
continuo senza essere mai certi d'aver trovato la risposta giusta.
Come in questo libro. Domande usate per affascinare. Per
raccontare. Per trovare la cura al male di vivere, scoprendo che
ciascuno ha la sua. E Scrivo sa farlo. Sa metterle in fila al punto
da convincere gli altri a svelare i loro mondi, i segreti, a
diventare loro stessi narratori.