Martina Mondadori: «Io vedo l'arte un po' come un sogno»

06 aprile 2010 
<p>Martina Mondadori: «Io vedo l'arte un po' come un sogno»</p>

Martina Mondadori, 29 anni il 15 maggio, quarta generazione della dinastia fondata dal mitico Arnoldo Mondadori nel 1907,  è fondatrice e presidente di una società di marketing culturale, gallerista d'arte con la Cardi Black Box in società con Nicolò Cardi e Barbara Berlusconi, la sua ultima avventura è la rivista d'arte Tar, magazine edito da Tar Siz Publishing Inc., della quale è direttore editoriale.

 

Ma l'arte si vende, in tempi di crisi? La sua galleria, come va?
«Io vedo l'arte un po' come un sogno, come qualcosa che ti porta in un'altra dimensione, o che comunque ti racconta qualcosa del mondo contemporaneo, in modo originale e spesso spiazzante. È ovvio che ci sia chi la vede principalmente come investimento, o speculazione: parlando strettamente del mercato, sì, l'arte ha continuato a vendere anche in tempi di crisi. E i clienti sono italiani».

 

Questo da un lato: dall'altro, la grande arte italiana diffusa ovunque, l'immenso patrimonio, è trascurato o ignorato, e nei licei la storia dell'arte si taglia.
«È un grande dispiacere, per l'una e l'altra cosa, che sono entrambe vere. Si fanno grandi mostre, ma non si valorizza tutto il resto, che dovrebbe essere invece la priorità, anche perché capace di generare un indotto molto importante, dal punto di vista economico. In quanto alla scuola, non posso pensare che i miei figli non sentano l'arte come parte del loro bagaglio di cultura, come l'abc della loro formazione...».

 

L'intervista completa su Vanity Fair n.14/2010 in edicola da mercoledì 7 aprile

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