Ciro Ippolito: «Il cinema è morto negli anni '30»

07 aprile 2010 
<p>Ciro Ippolito: «Il cinema è morto negli anni '30»</p>

Per alcuni è sinonimo di trash, per (molti) altri è un personaggio cult. Certo è che il regista, produttore e sceneggiatore Ciro Ippolito, napoletano doc già dal nome, col cinema è nato e cresciuto.

Figlio di un impresario teatrale, ha esordito sul set a soli sei anni, lavorando poi con Mario Merola in numerose cinesceneggiate e debuttando dietro la macchina da presa nel '79 con lo pseudo sequel Alien 2, realizzato con lo pseudonimo di Sam Cromwell. Nell'84 fu la volta di Arrapaho, in cui diresse la band degli Squallor. Della sua lunga carriera, ricca di incontri, aneddoti e retroscena, si parla nel libro Un napoletano a Hollywood (tullio pironti editore, 12 euro). Ciro Ippolito, che stasera sarà ospite del Chiambretti Night, a VanityPeople però precisa: «Non si tratta di un'autobiografia. Ho solo raccontato delle storie alla mia maniera».

Alcune sono davvero inverosimili… Sono tutte vere?

«Tutte. Tuttavia, c'è una scena di L'uomo che uccise Liberty Valance, in cui il direttore del giornale brucia gli appunti e dice "Se la leggenda diventa realtà, vince la leggenda". Insomma, i fatti sono autentici, ma non è una deposizione giurata».

Quando parla dei «nuovi arrivati» del cinema, dicendo che non hanno coraggio e hanno rovinato il sistema, a chi si riferisce?

«Alle major, che, soprattutto in Italia, hanno stravolto l'equilibrio del mercato cinematografico. Un tempo facevamo più di trecento film all'anno, che andavano in giro per il mondo, oggi sì e no cento. Negli anni '50 e '70 c'erano produttori illuminati, magari improvvisati e che per fare i film lasciavano le dentiere al Monte dei Pegni, ma che il cinema lo conoscevano bene: oggi, invece, le major company hanno unificato tutte le strutture - produzione, distribuzione e gestione delle sale - e sono guidate da ex bocconiani o raccomandati».

In un momento in cui molti suoi colleghi sono sul piede di guerra, lei sostiene che i finanziamenti pubblici hanno peggiorato le cose…

«Io li ho presi i finanziamenti, eh! Non sono contro in assoluto, ma contesto l'uso che se n'è fatto, che ha distrutto e non agevolato il sistema, che ha creato una sorta di "bolla speculativa cinematografica", favorendo mogli, amanti, figli, nipoti di politici…».

Se dovesse fare oggi un altro pseudo sequel, che pellicola sceglierebbe?

«Sicuramente Avatar, ma devo ancora trovare qualcosa che sostituisca la trippa di Alien 2! Comunque non c'è niente di più vecchio dei film nuovi, quelli che puntano tutto sulla tecnologia: tra cinquant'anni Avatar farà ridere i polli, mentre Ombre rosse rimarrà sempre Ombre rosse, John Ford sarà sempre John Ford».

È un nostalgico?

 «No, ma secondo me già con l'avvento del sonoro, negli anni '30, è finito il sogno. Il cinema più bello resta quello muto: già con Chaplin la sua funzione artistica si era pienamente compiuta».

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