Premio Strega, un meccanismo che andrebbe rivisto

02 luglio 2010 
<p>Premio Strega, un meccanismo che andrebbe rivisto</p>
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A un certo punto, qualche giorno prima della votazione, è cominciata a circolare la voce: « Vince Mondadori». Proprio così: non «vince Pennacchi», autore del romanzo (molto bello, sia chiaro), Canale Mussolini, ma «vince Mondadori», il suo editore. Se ancora c'era qualche dubbio sui meccanismi del premio Strega, l'edizione 2010, la numero 64, ha cancellato le incertezze. Con buona pace di Flaiano, Pavese, Moravia, Bassani, Eco, Tomasi di Lampedusa, Elsa Morante, Natalia Ginzburg, Primo Levi e tanti altri grandissimi della nostra letteratura, che in oltre sessant'anni di storia hanno ricevuto questo riconoscimento.

Certo, a scorrere l'elenco dei vincitori dal 1947, una certa alternanza (o cerchiobottismo, se preferite) era evidente sin dall'inizio. Ma, nelle ultime quattro edizioni, il gruppo Mondadori, di cui fa parte Einaudi, si è sempre portato a casa «la bottiglia»: e se nel 2007 e nel 2008 erano stati netti  - e quindi indiscutibili - i successi di Niccolò Ammaniti e di Paolo Giordano (quest'ultimo addirittura schiacciante), lo stesso non si può dire delle ultime annate, che hanno visto prevalere al fotofinish Tiziano Scarpa su Antonio Scurati (2009) e, appunto, giovedì 1° luglio, Pennacchi sulla bravissima Silvia Avallone, che dall'inizio dell'anno continua a rimanere in classifica con il suo Acciaio (Rizzoli) e che comunque si è imposta come una delle voci giovani più interessanti nel nostro panorama.

Un premio dove i giurati, sempre gli stessi da troppo tempo, per mostrare la propria fedeltà, consegnano le schede votate agli editori perché a loro volta le facciano pervenire alla sede dello Strega, o dove conta chi è più ossequioso nei confronti del vecchio critico che ha parlato bene del romanzo rispetto a chi si «dimentica di ringraziare», o dove sono fondamentali le frenetiche attività di lobby di editor e uffici stampa verso chi avrà potere di scegliere (e che spesso promette consenso a più concorrenti, come se alla fine, visto che le schede non sono anonime ma numerate, non si scoprisse la verità). Ecco, un premio così forse deve rivedere qualche meccanismo, per diventare credibile (o tornare a esserlo).
Questo non vuole essere un giudizio di merito sul premio a Canale Mussolini, ma certo qualche perplessità è rimasta se lo stesso Pennacchi, prima di essere proclamato vincitore, si era sentito in dovere di dire: «Vorrei essere premiato per il libro e non per chi lo ha pubblicato».

Piccola nota a margine: noi, a Vanity Fair, nei mesi scorsi abbiamo dedicato un servizio ciascuno ai romanzi di Pennacchi, della Avallone e al terzo classificato dello Strega, Hanno tutti ragione, di Paolo Sorrentino. E lo abbiamo fatto con la convinzione che i nostri lettori, se avessero deciso di leggerli, non sarebbero rimasti delusi. Alla fine, ci sembra davvero l'unica cosa che conti.

- PREMIO STREGA: VINCE PENNACCHI

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RISULTATI
Francocordiale 76 mesi fa

Non saranno più i tempi di Cassola, Morante, Calvino...ma che i premi tipo Strega vedano concorrere opere di DUBBIA LETTERATURA (temi da soap-operas, linguaggi da "parlato di strada" spacciato per neo-realismo, romanticismo da Cornetto Algida...il tutto venato di pretese sociologiche)...beh, ciò dovrebbe davvero stimolare una riflessione seria sulvalore effettivo di queste manifestazioni!

Cembolina 77 mesi fa

che dire? negli ultimi due anni ho partecipato a due corsi di scrittura creativa. la persona in cattedra qualche romanzo con qualche casa editrice di nicchia è riuscita a pubblicarlo. e, insomma, un po' è nel giro. e ci ha chiaramente detto che in italia tutti i premi letterari sono un bluff. e ogni anno, nel giro, tutti sanno a quale casa editrice tocca quale premio dell'edizione in corso. che tanto si sa che fanno un po' per uno. ecco, mi pare che il post qui sopra rispecchi perfettamente quanto appreso al corso. che tristezza, però,

Virginia 77 mesi fa

Ha proprio ragione, Bresciani. Questo Strega (come anche l'ultimo) è stato una barzelletta. Il premio dovrebbe essere ripensato totalmente. Non ha senso che a vincere siano libri che, pur di qualità, rimangono a prendere la polvere nelle librerie, mentre altri, che affollano le spiagge e passano di mano in mano, vengano snobbati perché della «parte» sbagliata. Saluti.

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