Umbero Eco: «Ce la caveremo tutti (ma la sinistra no)»

05 ottobre 2010 
<p>Umbero Eco: «Ce la caveremo tutti (ma la sinistra no)»</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Saggista prolifico, ha scritto numerosi saggi di semiotica, estetica medievale, linguistica e filosofo a, oltre a romanzi di successo». Presto bisognerà aggiornare aggiungendo due elementi: autore di un ulteriore romanzo in uscita a fine ottobre, Il cimitero di Praga (di cui anticipa solo che «è contro il razzismo e farà molto discutere») e ideatore e curatore di un progetto di enciclopedia multimediale senza precedenti.

Come è nato il progetto Encyclomedia?
«Si sono incontrate due cose, tempo fa. Da un lato c'era un mezzo, il cdrom, all'epoca innovativo, che l'attuale direttore editoriale di Encyclomedia Publishers, Danco Singer, voleva riempire di contenuti. Dall'altro c'era una mia ossessione professorale, quel che gli studenti non sanno, cioè le distanze temporali. Lo verificavo provando a chiedere loro quanto tempo separasse Gesù Cristo da Robespierre, o Sant'Agostino da San Tommaso. Non ne avevano un'idea vicina alla realtà. Questo perché in un libro è difficile mettere la storia su un piano, occorre sfogliare, avanti e indietro. Il cd-rom poteva diventare animato, mostrare i collegamenti: il filosofo Kant può aver incontrato Napoleone? Vediamo…».

E non era, tecnologicamente parlando, un passo indietro?
«Sì, ma lo era come lo è un passo indietro nel ballo, lo si fa per continuare la danza. E infatti abbiamo avuto l'opportunità di aggiungere volumi, coprire periodi. Eravamo partiti con il Seicento perché all'epoca stavo scrivendo L'isola del giorno prima che è ambientata in quel secolo. Poi l'opera si è ampliata, mancavano il Medioevo e il Novecento, che sembrava troppo vicino per essere affrontato e invece ora l'abbiamo fatto. Il cartaceo è stato un momento di passaggio per arrivare all'opera che fra qualche mese sarà consultabile online».


Lei sostiene che la cultura è memoria. La memoria rimuove. Lo fa anche la cultura?
«Certamente. Pensi alla questione della donna, rimossa per secoli. Pensi a Ipazia. Poi ci sono rimozioni minori: poco importa sapere che Giulio Cesare si portava a letto i suoi ufficiali».

Lei non la sente quest'aria di fastidio verso quella che chiama la comunità scientifico-culturale, verso chi decide che cosa scrivere nelle voci dell'enciclopedia, verso quella che viene bollata con l'etichetta spregiativa di élite?
«Sì, ma l'appello all'anarchia c'è sempre stato. Leggendo male Derrida, per anni nelle scuole americane si è applicato il decostruzionismo insegnando agli studenti: un testo potete leggerlo come volete. Poi è passata. Succede sempre così. Sono cicli. Se una generazione perde il controllo della sessualità, quella successiva è puritana. Guardo il mio nipotino, guardo i suoi fratelli maggiori con il piercing e penso che lui probabilmente avrà un taglio di capelli da marines e porterà la cravatta. Sono curve della storia, ci sono sempre state. Fino al punto di non ritorno».

Adesso dove siamo?
«Sul fondo della curva».

Possibilità di ripresa?
«Non nell'immediato».

Ce la caveremo tutti?
«Tranne la sinistra italiana: quella viaggia verso l'autodistruzione».

E si guarda spesso indietro?
«Domanda bizzarra: ci passo la vita, è il mio lavoro».

La sua memoria ha rimosso molto?
«Qualcosa di certo: le umiliazioni. Non potrei vivere bene ricordandole. Sarà per questo che a volte vedo qualcuno e penso che dovrei ammazzarlo, ma non ricordo perché».

È riuscito a fare qualcosa di meritevole, qualcosa che resterà?
«Non saprei. Magari nel mio prossimo libro ci sono dieci righe che ispireranno un bambino vietnamita, le leggerà e diventerà il salvatore dell'umanità».

L'intervista completa su Vanity Fair n. 40/2010 in edicola da mercoledì 6 ottobre

Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).