Edoardo Sanguineti, l'uomo «lupesco»

18 maggio 2010 
<p>Edoardo Sanguineti, l'uomo «lupesco»</p>
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L'ultima volta che ho parlato con Edoardo Sanguineti (scomparso oggi a 79 anni, ndr) è stato davanti a una pizza (la sua, io non mangiavo) due anni orsono, a Milano. In vista di un'iniziativa pubblica, si discuteva di poetiche, di visioni del futuro e di pericolose revisioni del passato. Ironico, tranciante, al di là del sardonico, questo poeta che si levava la dentiera con stile, mi sconcertò dicendo: «Oggi e domani il tragico non è più possibile. Siete degli illusi». Non mi stava sgridando, ma era quasi come se.

La poesia di Edoardo Sanguineti riteneva la risata, di per sé, il segnale allarmante di un'operosa alienazione collettiva, che la sua militanza artistica e ideologica smascherava da sempre attraverso il fare poesia. Il suo comico era il tragico. L'antilirico più comico d'Italia era di fatto il poeta più tragico. Poesia materica, certamente corporea, ai limiti di una fisicità assoluta e irredimibile, l'opera in versi di Sanguineti riveste un'importanza centrale per quanto «da fare e studiare» lancia come compito in questo nuovo secolo e per quanto ha tentato di scardinare in quello scorso, all'interno di quella strumentazione fantastica e pericolosa che fu l'Avanguardia. Critico imprescindibile e corsivista tagliente e cerebrale (la base del Partito Comunista si spaventava quando vedeva il suo nome in prima pagina su L'Unità : nessuno capiva nulla di quanto scriveva Sanguineti), l'autore novissimo di fatto è stato un grande intellettuale novecentesco, al pari di Fortini e di tutti gli altri suoi acerrimi avversari. Ed è stato un poeta da cui è impossibile prendere le distanze in questo tempo che non solo non ama i suoi poeti, ma proprio li odia.

I suoi libri costituiscono un himalaya per un lettore o un critico contemporaneo. La sapienza prosodica, il sapere compresso in quello che resta il suo capolavoro, cioè Laborintus, sono secondi soltanto a quelli che hanno per padre l'ultimo dei padri poeti ancora in vita in Italia, ovvero Andrea Zanzotto (che spesso ha rimarcato le differenze da Sanguineti). Non si entra e non si esce dalla somatosi implicata dalla sua poesia, se non con un'abissale e irricomponibile cultura. Soltando risalendo a fonti remote o vicinissime, soltando compiendo il lavoro del poeta, ci è permesso avvicinarsi a versi come questi: «Il livello mentale virtuale si abbassa questi paesi sono prosciugati | da prolungate speculazioni promuovo l'agitata soluzione isagogica | della tua congestione nella Terra Pacis con una orazione | in specifico ordine (tabulae motuum) in ragionevole bellezza», dove la Terra Pacis rimanda sì alla mappa lunare di Langrenus, e quindi all'allunaggio, ma alla luce di quanto segue (e cioè il Tabulae Motuum, trattato del medesimo Langrenus) va a creare un cortocircuito non soltanto linguistico, ma anche tra storie e umanità distanti e compresenti, tra scienze e discipline umanistiche: tra visioni del mondo che il poeta vede tutte.

Edoardo Sanguineti è stato il miglior poeta del Gruppo 63. Con ciò si intende dire che Sanguineti, in pieno Novecento, tenta di essere un Leopardi felice e sarcastico - su questo tentativo va misurato e il tempo che vivremo si incaricherà di farlo. E' stato un teorico che non ha mai smesso di credere che l'uomo umanistico avesse una chance in qualunque presente, anche laddove ciò che appare catastrofico poteva vantare qualche ragione. Sanguineti gliela levava deliziosamente. Circa il Novecento poetico, nella sua importante antologia einaudiana, scriveva leopardianamente Sanguineti: «Siamo già al momento del proclamato ritorno al disordine, che è, per ora almeno, la conclusione di tanta vicenda. Si tratta della testimonianza dell'opposizione. In ogni caso, è il rilancio delle prospettive apocalittiche, non inadeguate ai tempi. Ma che la poesia si proponga oggi, come via di negazione, non è un accidente della cronaca. Per noi, tutto all'opposto, è la morale esclusiva e incalzante di tutta la favola di questo nostro Parnaso». Questa negatività ludica e serissima, che si richiama quale impatto fondamentale di un secolo di poesia italiana, ha perduto oggi uno dei suoi massimi interpreti.

Leggi anche: Angelo Guglielmi: «Sanguineti era il mio punto di riferimento»

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RISULTATI
Valentina 79 mesi fa

Mi ha impressionato leggere che questo tempo odia i suoi poeti, ma forse fa parte del lato pessimista di Genna. Per esempio Giuseppe pensava da piccolo di essere trasparente, invece io mi ricordo di lui, alle elementari nella sezione L con la maestra Tom. Se io, che ero nella N, mi ricordo di Genna da piccolo, chissà nel tempo quale moltitudine ricorderà Sanguineti da... Grande che fu.

Conte Seppia 79 mesi fa

Mi pare che Genna si schieri con i nemici acerrimi, da fortiniano qual è. Comunque è un bellissimo "coccodrillo", rende giustizia a Sanguineti. Dimostra che questo tempo ama i suoi poeti. Forse non come i tempi omerici amarono Omero. erò li ama. Addio Edoardo!

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